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La luce ritrovata di Michelangelo

Grazie a un elaborato sistema di illuminazione la tomba di Giulio II a Roma recupera l'originale spessore creato dal maestro del Rinascimento

Dalla scalinata esterna di San Pietro in Vincoli, basilica arrampicata sul rione Monti a tre curve dal Colosseo, si ammira uno dei tramonti più struggenti e meno ovvi di Roma. Anche il transetto della chiesa custodiva il suo capolavoro di luce cangiante, scolpito da Michelangelo a metà Cinquecento: la tomba di Giulio II, accesa da una coppia di finestre che vestivano il Mosè protagonista e le statue intorno di spessore, offrivano loro struttura in chiaroscuro, soffiavano barlumi di vita scanditi dal percorso quotidiano del sole.

Il tempo, però, ha imposto le sue cicatrici: polverose patine dei secoli a parte, l’intervento umano ha lasciato un’ingombrante impronta. Una finestra è stata sbarrata per assecondare le evoluzioni architettoniche della basilica, l’altra ingrandita, tradendo, anzi ribaltando la visione del maestro del Rinascimento. Spegnendo la profondità di un’opera visitata gratuitamente ogni anno da milioni di persone.       

Una sintesi di pazienza, perizia e tecnologia ha restituito le condizioni originali: prima sono stati misurati intensità e colori trasmessi dai raggi solari nelle varie ore del giorno nella zona, poi installate lampade a led e creato un software per riprodurre le tonalità della luce in modo fedele, minuto dopo minuto, dall’alba al crepuscolo.

Restauro-Mose-2Un particolare della statua

«Questa è la tappa conclusiva della valorizzazione di un capolavoro di fama mondiale, iniziata 17 anni fa quando Lottomatica decise di supportarlo attraverso il Gioco del Lotto. Penso sia un esempio di come pubblico e privato possano cooperare concretamente per sostenere progetti di rilevanza sociale»

Un’intuizione frutto della collaborazione tra Mario Nanni, specialista dal curriculum sterminato che ha curato l’impianto, e il restauratore Antonio Forcellino, che ha pulito il monumento recuperando le sfumature autentiche del marmo di Carrara. Un progetto complesso, un incontro d’esperienza e avanguardia firmato dalla Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma con il contributo del Gioco del Lotto. L’ultimo tassello di un percorso avviato all’inizio del Duemila, con un primo restauro della tomba di Giulio II. Che nei prossimi mesi verrà valorizzata tramite campagne di comunicazione e attività per farla conoscere ancora meglio, per raccontare un Michelangelo meno noto, scultore con lo scalpello della luce.     

«Questa è la tappa conclusiva della valorizzazione di un capolavoro di fama mondiale, iniziata 17 anni fa quando Lottomatica decise di supportarlo attraverso il Gioco del Lotto» spiega Fabio Cairoli, presidente e amministratore delegato di Lottomatica Holding. «Un scelta» aggiunge «dettata anche dalla relazione storica tra il Lotto e il patrimonio culturale del nostro Paese. Penso sia un esempio di come pubblico e privato possano cooperare concretamente per sostenere progetti di rilevanza sociale». Non solo nell’universo dell’arte: «A ulteriore conferma del nostro approccio» anticipa Cairoli «a breve promuoveremo un’iniziativa che si concentrerà su un altro tema a cui crediamo molto: il supporto ai nostri giovani laureati». Ancora luce, stavolta per illuminare percorsi di futuro.

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