C’è una lampada sul tavolo. Non illumina. Suona, però. E quello che suona non è una playlist scelta a caso, è un brano composto appositamente per il piatto che state per assaggiare. No, non è un sogno bizzarro di quelli che poi, appena svegli, si dimenticano. È l’idea alla base di Soundfood, un progetto tutto italiano che si muove incrociando neuroscienze, intelligenza artificiale e gastronomia.
Il fondatore è Franco Pierucci, umbro di origine, torinese d’adozione. Non un gastronomo puro, ma il direttore commerciale di una società finanziaria. E anche musicista. Da anni bazzicava nei ristoranti con una sensazione ricorrente: la colonna sonora dei pasti era quasi sempre deludente, casuale, disarmonica rispetto al cibo servito. L’ispirazione gli viene da Ryūichi Sakamoto, celebre compositore giapponese scomparso nel 2023, che aveva realizzato delle playlist su misura per un ristorante di cui frequentava la cucina ma detestava l’ambiente sonoro. Da lì, dal 2021, Pierucci inizia a costruire qualcosa di più ambizioso.
Cosa c’è dietro al suono
Il progetto nasce da un’idea originale, sì. Ma alla base ha anche una ricerca solida, costruita in collaborazione con due atenei. L’Università di Trento contribuisce insieme a Massimiliano Zampini, professore di Scienze Cognitive e collega di Charles Spence di Oxford, uno degli advisor di Soundfood, che studia il cosiddetto sonic seasoning da decenni. L’Università di Padova invece, attraverso il professor Antonio Rodà e il suo centro di sonologia computazionale, tra i più importanti d’Europa, lavora allo sviluppo degli strumenti di intelligenza artificiale per la composizione musicale. Un percorso di ricerca dedicato è attivo a Padova ormai dal terzo anno.
«Con loro abbiamo creato tutta una mappatura neuroscientifica del suono e di come questi impattano la sensazione di gusto», spiega Pierucci. Anche l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo è coinvolta, tramite i professori Riccardo Migliavada e Luisa Torri, responsabili del Laboratorio di Analisi Sensoriali.
Il punto centrale è proprio questo: una playlist generica non ha alcuna capacità di interagire con il gusto di un piatto specifico, perché non è stata pensata per quello. Ogni portata, secondo la logica di Soundfood, deve avere il suo spartito.
La lampada sonora
Questa ricerca particolarmente complessa si è tradotta infine nella Soundlamp, un dispositivo brevettato, portatile, dalla forma di una lampada da tavolo, progettato con l’architetto David Montagna Baldelli e disegnato da Stefano Chiocchini, docente dell’Istituto Italiano di Design di Perugia e vincitore del Premio Compasso d’Oro 2022. Un oggetto straordinario in grado di creare una bolla sonora circoscritta al tavolo: a cinque metri di distanza non si sente quasi nulla, il che lo rende discreto e non invasivo per gli altri commensali.
«Era importante dare ai ristoranti uno strumento semplice, gestibile e immediatamente efficace», sostiene Pierucci. La Soundlamp non è ancora sul mercato, ma il lancio è previsto entro qualche mese. Il modello di business dovrebbe prevedere un abbonamento mensile, intorno ai 200 euro, che comprende la composizione musicale su misura e la sua diffusione. Il cliente ideale, almeno nella fase iniziale, è l’alta cucina. Il progetto ha già coinvolto Maurizio Serva del ristorante La Trota, in provincia di Rieti, per mappare i suoi piatti e costruire un percorso coerente tra portate, musica e vino.
Il futuro dell’esperienza enogastronomica musicale
La musica, in questo caso, non è solamente un elemento d’atmosfera: è dimostrato scientificamente che aumenta il consumo di cibo. Un dato che trasforma Soundfood da mera curiosità gastronomica a potenziale strumento di gestione economica per i ristoratori.
Ristoranti come Sublimotion a Ibiza o Ultraviolet di Paul Pairet a Shanghai hanno già fatto della multisensorialità il loro marchio. Soundfood vuole portare quella logica anche fuori dall’alta cucina, con una soluzione scalabile e accessibile. L’intelligenza artificiale compone, un music designer affina, il ristorante serve il piatto. E il cliente lo gusta, anche attraverso la musica.
