Nel cuore di Roma, a due passi dalla chiesa barocca di Santa Maria della Maddalena, la Macelleria Angelo Feroci è un monumento vivente, un tempio sacro per i «carnivori». Piastrelle in marmo di Carrara alternate a rombi neri, pareti rivestite di marmo grigio fino a due metri d’altezza, ganci a forma di corna che spuntano verso il soffitto. Il banco policromo racconta un’epoca in cui servire la carne era un rito, non una «colpa».
Angelo Feroci la fondò ai primi del Novecento, guadagnandosi diplomi all’Esposizione Universale di Londra nel 1924 e alla Fiera Internazionale di Roma «per carne macellata di finissima qualità». Tempi in cui gli artigiani potevano ancora diventare delle piccole star. «Era lo zio di mio nonno», racconta a CiboToday Massimo Feroci, cinquant’anni, quarta generazione al timone insieme ai fratelli. «Ebbe solo figlie femmine, e il mestiere passò ai nipoti».
Il civico 15 di Via della Maddalena non si è spostato di un millimetro dal secolo scorso. Non si è allargato, non è stato ristrutturato. Il mondo intorno, però, quello sì che è cambiato. E parecchio.
Quando manzo significava solo manzo
Per decenni qui si è venduto soltanto manzo e vitella. «Perché questo facevano le macellerie», precisa Massimo, «pollo e abbacchi si trovavano nelle pollerie». Solo negli anni Novanta il repertorio si è allargato, anche se il bovino è rimasto sempre il protagonista indiscusso. Sono cambiate le razze: «Oggi lavoriamo manzo danese e vitella olandese. All’epoca di nonno e papà c’era la Chianina, che poi hanno cominciato a incrociare proprio con quelle razze».
Trent’anni fa Feroci è stata tra le prime macellerie romane a proporre lavorazioni pronte da cuocere: involtini, burger, carni già trasformate.: «Insieme a un sacco di piatti che preparava mamma. D’altronde siamo sei figli, e a casa cucinava già tanto». Per l’epoca, era veramente una qualcosa di inedito, e si è rivelata una scelta visionaria.
Il cibo vegano nel tempio della carne
Persino in questo sacro tempio della carne, la tradizione ha dovuto fare i conti con le attuali tendenze «healthy». Tra tagliata al pepe rosa e involtini di verza sono spuntati infatti i burger vegetali: vegetariani e vegani, fatti in casa con verza, broccoli e patate. E anche una versione particolare, «una specie di burger di riso al salto allo zafferano». Una macelleria pluripremiata per la qualità della carne che propone alternative senza carne. Un paradosso che Massimo spiega senza drammi: «Per stare al passo coi tempi».
La clientela è cambiata, e con essa il modo di fare la spesa. «Sono meno quelli che vengono in centro», e così Feroci risponde con il delivery direttamente a casa. Pensate che uno dei clienti più fedeli è il leggendario cantautore romano Antonello Venditti.
Sul bancone di marmo policromo si continua a tagliare Chianina, i ganci a corna continuano a reggere le mezze, ma accanto ai tagli tradizionali si accumulano confezioni di burger vegani. Non è una questione di tradimento, ma di sopravvivenza. E forse è l’unico modo per restare bottega storica in un mondo che non lo è più: cambiare pur di non chiudere, conservare i marmi d’epoca e aggiungere il QR code per l’ordinazione online.
