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Conte e l’allergia alla Champions League: vinta una partita su tre nell’Europa che conta

Conte e l’allergia alla Champions League: vinta una partita su tre nell’Europa che conta

La fallimentare eliminazione del Napoli nella prima fase alimenta i dubbi sulla capacità di Conte ad adattarsi alla Champions League. Mai oltre i quarti di finale (una volta) e un bilancio più che negativo.

Trentesimo su 36 squadre, restando dietro a realtà sulla carta nemmeno comparabili con quella dei campioni d’Italia: Bodo Glimt, Qarabag, Pafos. Olympiakos, Bruges e Union Saint-Gilloise. La media di un punto a partita pur avendo ricevuto dall’urna un percorso non impossibile, se è vero che tre delle otto avversarie sono finite insieme ai partenopei nel gruppetto delle eliminate da tutto.

Il percorso del Napoli nella Champions League è stato un viaggio fallimentare senza troppi alibi. Nemmeno il moltiplicarsi degli infortuni lo può spiegare, anche perché le avvisaglie della mediocrità si erano percepite con nettezza già in autunno a rosa quasi completa: l’umiliante sconfitta di Eindhoven e il pareggio con l’Eintracht Francoforte hanno condizionato il risultato finale, anche se nei rimpianti napoletani rimane soprattutto la mancata vittoria a Copenaghen contro un avversario in svantaggio e con un uomo in meno per un’ora.

Anche se ad Antonio Conte il termine non piace, è stato un disastro. La peggiore performance dei partenopei nella storia e la seconda volta negli ultimi quindici anni che i campioni d’Italia hanno salutato la compagnia alla fine della prima fase; l’altra circostanza era stata la Juventus del 2013 con alla guida proprio Conte. Per lui questa stagione europea, con una rosa rinforzata da De Laurentiis senza badare a spese, rappresentava una sorta di tentativo di riscatto per togliersi di dosso l’etichetta di specialista solo nei tornei nazionali. Missione fallita.

Conte, in Champions League un bilancio da brividi: vinto il 32% delle partite

C’è un dato statistico che fotografa l’allergia di Conte alla Champions League e non è la constatazione che il massimo risultato ottenuto, una sola volta, è stata la qualificazione ai quarti di finale: anno 2012/2013, doppia sconfitta netta contro un Bayern Monaco di molto superiore alla sua Juventus. Il tecnico leccese è tornato nella coppa più importante in altre sei occasioni con Juventus, Chelsea, Intere, Tottenham e Napoli.

Ebbene, solo due volte ha superato lo scoglio del primo taglio per poi arenarsi subito. In tutte le altre situazioni è uscita non senza ripercussioni come nel 2020, ultimo nel gironcino, escluso anche dal ripescaggio in Europa League, pur avendo avuto come avversari i non irresistibili Shakhtar Donetsk e Borussia Moenchengladbach oltre al Real Madrid.

La statistica che certifica l’allergia alla Champions League è quella del bilancio complessivo nelle 52 partite allenate da Conte: solo 17 vittorie (il 32%), stesso numero delle sconfitte e con 18 pareggi. Un successo ogni tre tentativi e una media punti (1,32) incompatibile con qualsiasi ambizione di progressione nell’èlite del calcio europeo. Eppure si è presentato con squadre di primo livello, espressioni dei campionati top del Vecchio Continente.

Il paradosso è che spesso Conte è naufragato contro avversarie sulla carta nettamente inferiori. Nel 2013 fu il Galatasaray, aiutato da condizioni proibitive del terreno di gioco innevato e… trattato a dovere, a mettere fuori i bianconeri nell’ultima giornata del girone eliminatorio. Nel 2019 all’Inter sarebbe bastato fare il proprio dovere a San Siro contro un Barcellona imbottito di ragazzini della Masia (sconfitta) e un anno più tardi mancò il gol qualificazione, sempre in casa, facendosi fermare dallo Shakhtar Donetsk.

Sull’altro piatto della bilancia ci sono l’esperienza con la nazionale italiana nell’Europeo 2016, rosa con enormi limiti e percorso emozionante, la finale d’Europa League con l’Inter nel 2020 in una stagione spaccata in due dal Covid e la famosa semifinale contro il Benfica persa pur avendo già vinto da settimane lo scudetto che sarebbe stato dei record. E con la prospettiva di una finale da giocare allo Stadium. Troppo poco. Davvero. Ammesso che ci riprovi tra un anno, per Conte la Champions League dovrà essere la priorità assoluta.

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