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Una casa museo per Pierre Cardin

Una casa museo per Pierre Cardin
AFP PHOTO / ANDREA PATTARO

A Venezia, nel Palazzo Ca’ Bragadin, apre uno spazio espositivo dedicato al geniale lavoro dello stilista italo francese. Una meta non solo per gli appassionati di moda, ma per chiunque ami la creatività radicale.

Al signor Cardin, Pierre Cardin, piaceva incontrare quelle che lui chiamava le «ragazze della stampa italiana». A ogni sfilata di Christian Dior, era il primo ospite ad arrivare in avenue Montaigne, elegante, sorridente, in attesa che il portone del numero 30 si aprisse raccontava di quando lui, giovanissimo, aveva lavorato con monsieur Dior, di quella volta che avevano studiato insieme la famosa giacca Bar, di come era nata la plissettatura a mano, e via con una serie di aneddoti da storia dell’eleganza.

A questo genio della moda, creativo ironico e multidisciplinare, con un occhio all’inventiva e due al business, viene dedicato finalmente un  museo, a Venezia, nel Palazzo Ca’ Bragadin di calle della Regina, nel sestriere di Santa Croce, sua cara dimora per i periodi di pausa italiana, anzi veneta. Era nato a San Biagio di Callalta, in provincia di Venezia, il 2 giugno del 1922.

In tutto 350 pezzi, realizzati tra il 1950 e il 2020, distribuiti su mille metri quadrati per ripercorrere la bulimica dinamicità creativa di uno stilista che ha vestito i Beatles, lanciato Jean Paul Gaultier, mandato vertiginose minigonne in passerella, sfilato sulla Grande Muraglia, stretto la mano a Nelson Mandela, Michail Gorbaciov, Karol Wojtyła e, soprattutto, per primo, ha superato i confini dei vestiti per ripensare e griffare hotel, ristoranti, mobili, con quella sua cifra stilistica avanguardista e ironica.

L’artefice di questa inaugurazione è Rodrigo Balisicati-Cardin, pronipote dello stilista e dal 2000 amministratore del gruppo e dell’eredità dello zio. «Abbiamo scelto questa data, il 3 settembre, per l’inaugurazione del museo Cardin, perché esattamente 75 anni fa mio zio disegnò ben 30 costumi per il leggendario “Ballo del Secolo”, dato da Charles de Beistegui a Palazzo Labia. A quel ballo c’erano tutti, da Salvator Dalì a Orson Welles, dall’Aga Khan a Cecil Beaton» racconta Rodrigo Balisicati-Cardin. «La commessa era stata fatta a Christian Dior che per mancanza di tempo chiese a Pierre Cardin, che aveva appena aperto il suo atelier, di occuparsene. Fu un successo anche economico perché quella cifra importante di denaro permise a mio zio di avviare la sua attività senza ricorrere alle banche».

Nel museo, esposte nel piano inferiore, non potevano mancare le famose Sculture utilitarie, ovvero  mobili, lampade e oggetti, opere di design la cui modernità radicale ha continuato a ispirare architetti, designer e artisti, ben oltre gli anni Sessanta. Un’influenza che rimane ancora molto viva e che il presidente della maison Pierre Cardin desidera rafforzare proprio attraverso questo progetto espositivo permanente e dinamico, con pezzi in rotazione  ogni sei mesi e con cataloghi dedicati, usufruendo degli oltre mille abiti che fanno parte del patrimonio della maison, e custoditi in un deposito fuori Parigi.

Uomo di rottura, progressista e visionario, Pierre Cardin amava descrivere così il suo lavoro: «La sartoria, per me, è l’occasione per continuare la mia carriera di architetto. Un vestito è come una casa, bisogna sentirsi a casa. Ogni modello che concepisco è una costruzione architettonica e scultorea; l’unica differenza è che le forme si muovono».

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