Home » Lifestyle » Sinner e Antonelli, i due modi diversi di essere i numeri 1 dello sport mondiale

Sinner e Antonelli, i due modi diversi di essere i numeri 1 dello sport mondiale

Sinner e Antonelli, i due modi diversi di essere i numeri 1 dello sport mondiale
Jannik Sinner e Kimi Antonelli al gran premio di Abu Dhabi (Photo by Michael Potts/LAT Images)

Jannik il riservato, Kimi l’entusiasta: emozioni e successi dei ragazzi italiani che hanno raggiunto il top nel tennis e nella Formula 1. E che già da piccoli avevano le idee chiare

C’è una domanda che si fa sempre a un ragazzino che inizia a ottenere successi nello sport: qual’è il tuo sogno? I calciatori in erba dicono giocare la Champions, i tennisti partecipare al torneo di Wimbledon, i piloti correre a Monza con la Ferrari. I sogni. Ognuno di noi ne ha uno nel cassetto, ma se alla prima domanda intorno ai dieci anni rispondi che vuoi diventare il numero 1 al mondo, ecco allora vuol dire che hai già qualcosa in più degli altri. Un sogno che è già ambizione, personalità, carattere e voglia di farcela. Robe da numero 1 come Jannik Sinner e Kimi Antonelli, la faccia più bella dello sport italiano, osannati e amati nel nostro paese (a parte le critiche sulle residenze che non meritano neanche di essere raccontate) quanto stimati fuori.

Il ragazzo di Sesto Valpusteria

Jannik Sinner è nato tra le montagne della Val Badia, a pochi chilometri da Cortina, e gli hanno messo gli sci ai piedi quando stava in piedi a malapena. E’ uno che è sempre stato bravo in tutti gli sport: un numero 10 di grande prospettive, uno sciatore che ha vinto un campionato italiano di categoria, fino a diventare il miglior tennista italiano della storia. Ha sempre saputo dove voleva arrivare e quando glielo chiedevano da ragazzino dopo l’ennesimo torneo vinto rispondeva senza emozione: “Diventare il numero uno al mondo”. Che a quell’età vale più o meno come chi pensa di poter andare sulla luna. Eppure da quella frase si capiva già il carattere fortissimo, la determinazione assoluta a raggiungere il traguardo. Poi il tempo ci ha raccontato il resto della storia facendo diventare Sinner un’icona assoluta, il Tomba (o il Valentino Rossi scegliete voi) dei nostri tempi. Un fenomeno mediatico che oltre a dare grande lustro al tennis italiano ha portato ad una crescita del movimento alzando il livello del nostro tennis a livelli mai visti. Due vittorie consecutive a Wimbledon basterebbero per capire di cosa stiamo parlando, ma poi c’è tutto il resto perchè ormai dei campioni di questo livello interessa anche la vita privata, i gusti personali, le abitudini e i piaceri. Sinner non ha una simpatia esplosiva, ma da certe sue interviste emerge quella sottile ironia tipica di chi fa un po’ fatica a vincere la timidezza. Niente eccessi, profilo basso e grande rispetto per gli avversari. E poi quella voglia di condividere la vita con i ragazzi della sua età, con uno come Kimi Antonelli per esempio.

Il fenomeno di Casalecchio

Sinner è più grande di Kimi di cinque anni, ma l’esplosione del ragazzo di Casalecchio lo ha colpito al punto che i due dopo essersi conosciuti hanno cementata un’amicizia vera, scambiandosi complimenti sinceri ad ogni successo dell’amico. Antonelli ha tutta la leggerezza dei vent’anni, emana voglia di vivere dal suo sorriso e dai riccioli di ragazzino. Ma è incredibilmente maturo quando guida la sua Mercedes a trecento all’ora, tanto da aver già vinto otto gran premi in questa stagione accumulando un vantaggio enorme nella classifica mondiale piloti. Nel lavoro ha la stessa professionalità di Sinner, all’inizio ha commesso qualche errore, ma come Jannik ha lavorato sugli aspetti da migliorare e li ha superati. La famiglia è il grande segreto di entrambi anche se in questo caso le differenze sono enormi perchè Marco, il papà di KImi, è uno che ha sempre vissuto nel mondo dei motori, mentre Hanspeter, il padre di Jannik, si è sempre occupato di tutt’altro. Ma c’è molto della tradizione della famiglia italiana in tutti e due e mentre Jannik che ha ormai 25 anni si diverte a prendere in giro la mamma che non regge la tensione delle sue partite, Kimi a fine gara corre ad abbracciare tutti. Festeggiando con gli amici del liceo ai quali è legatissimo. E quando Kimi ha iniziato a gareggiare con i kart alla fatidica domanda anche lui rispondeva con sicurezza: “Vincere il mondiale di Formula 1”.

© Riproduzione Riservata