Con il riavvio dell’anno scolastico, il refettorio si riappropria del suo ruolo chiave nella vita degli italiani. Un servizio che supera la dimensione del mero pasto per farsi doppiamente strategico: da un lato è il primo cantiere in cui si modellano abitudini alimentari sane e durature; dall’altro è il pilastro logistico che permette ai genitori di conciliare carriera e cura dei figli senza rinunciare alla qualità del loro piatto quotidiano.
È quanto emerge dalla ricerca «Food Trend 2026 – Osservatorio sulle famiglie italiane: ristorazione scolastica», realizzata da Teha Group, The European House-Ambrosetti per l’Osservatorio Cirfood District. L’indagine, condotta nel giugno 2026, ha coinvolto un campione di 853 famiglie italiane con almeno un figlio o una figlia di età compresa tra 1 e 11 anni che usufruisce del servizio di ristorazione scolastica.
Per il 94% delle famiglie, la mensa scolastica è molto più di un semplice momento di ristoro. Essa rappresenta, infatti, un servizio che accompagna la quotidianità delle famiglie e costituisce un vero e proprio pilastro per un corretto bilanciamento fra la vita professionale e la vita privata, secondo il 50% dei genitori, contribuendo a rendere più sostenibile l’organizzazione tra tempi di lavoro, scuola e cura dei figli. Allo stesso tempo, il pasto consumato insieme assume un valore relazionale e educativo: il 58% delle famiglie riconosce infatti nella mensa un’importante occasione di condivisione e socialità. Un luogo in cui bambini e bambine non solo mangiano, ma imparano a stare insieme, sperimentano nuove abitudini e vivono il cibo come parte integrante del proprio percorso di crescita.
Un ruolo determinante per le famiglie
È proprio nell’intreccio tra queste diverse funzioni che emerge il valore della ristorazione scolastica come vera e propria infrastruttura sociale. In una società in cui l’organizzazione del lavoro e della vita familiare diventa sempre più complessa, questo servizio rappresenta un presidio essenziale: garantisce ogni giorno pasti sicuri, equilibrati e adeguati alle esigenze dei bambini e delle bambine, sostiene le famiglie nella gestione della quotidianità, favorisce la socialità e contribuisce a diffondere una maggiore consapevolezza alimentare. Un servizio capace, quindi, di generare valore educativo, organizzativo ed economico per le famiglie e per l’intera comunità.
«Questi dati mostrano con chiarezza come la ristorazione scolastica sia parte integrante del percorso di crescita di bambine e bambine e dell’organizzazione quotidiana delle famiglie», dichiara Daniela Fabbi, Direttore Comunicazione e Marketing Cirfood. «Il pasto a scuola non risponde soltanto a un bisogno concreto, ma offre uno spazio educativo, di socialità e di scoperta, contribuendo inoltre a creare condizioni più favorevoli alla conciliazione tra vita privata e lavoro. È in questo equilibrio tra servizio, cura e responsabilità educativa che esprime pienamente il proprio valore per le persone e per le comunità. Per questo, auspichiamo che continuino ad aumentare le scuole con servizio mensa nel nostro Paese, perché purtroppo oggi solo 1 alunno su 2 ha accesso alla refezione scolastica».
Le mense scolastiche come luogo di educazione e scoperta
Il ruolo educativo della ristorazione scolastica è riconosciuto dalla quasi totalità delle famiglie: per il 91% delle stesse, il servizio contribuisce in modo significativo alla diffusione di una corretta cultura del cibo e all’educazione delle nuove generazioni a un’alimentazione sana. La mensa diventa così un vero e proprio luogo di apprendimento quotidiano, nel quale bambini e bambine possono familiarizzare con un’alimentazione varia ed equilibrata, sviluppare maggiore consapevolezza nelle proprie scelte e acquisire abitudini destinate ad accompagnarli nel tempo. Un percorso che affianca il ruolo educativo delle famiglie e trasforma il momento del pasto in un’occasione concreta di crescita.
La mensa contribuisce anche ad ampliare le esperienze alimentari dei bambini e delle bambine. 6 famiglie su 10, infatti, dichiarano che, grazie al pasto consumato a scuola, i propri figli e figlie mangiano cibi che a casa tendono a rifiutare oppure hanno iniziato a conoscere nuovi alimenti, successivamente introdotti anche nell’alimentazione domestica.
Al contempo, la ristorazione scolastica si conferma un presidio di accessibilità e inclusività: il 21% dei genitori, infatti, richiede per i propri figli diete speciali per motivi sanitari (allergie o intolleranze), etici o religiosi. Andamento in crescita che genera importanti complessità organizzative.
Il servizio prezioso delle mense scolastiche
La ricerca analizza anche la percezione economica del servizio. A fronte di un costo giornaliero medio, dichiarato da chi ha figli da 1 a 11 anni che pranzano a scuola, di soli 5,20 euro per pasto (il quale comprende generalmente primo, secondo, contorno, pane, acqua e frutta e, in molti casi, anche la merenda), il 62% delle famiglie ritiene il prezzo in linea con il livello del servizio ricevuto, mentre il 14% lo giudica persino contenuto.
Complessivamente, quindi, 3 famiglie su 4 percepiscono la mensa come un investimento capace di offrire alle famiglie un servizio completo e continuativo a fronte di un prezzo ritenuto, adeguato o addirittura troppo basso.
La valutazione appare quindi legata non soltanto al pasto in sé, ma all’insieme delle funzioni garantite quotidianamente dal servizio e al valore concreto che questo genera nell’organizzazione familiare, tant’è che 1 famiglia su 3 cambierebbe la scuola qualora si interrompesse il servizio di mensa scolastica nell’Istituto frequentato dai propri figli.
