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Tumori testa-collo: attenti a questi sintomi. La regola delle 3 settimane

Tumori testa-collo: attenti a questi sintomi. La regola delle 3 settimane
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Sono circa 9 mila ogni anno le diagnosi di tumore testa-collo in Italia. Il problema è che i primi segnali possono assomigliare a disturbi molto comuni. E proprio mentre comincia la stagione di raffreddori e mal di gola, gli oncologi ricordano quali sintomi non sottovalutare e quando rivolgersi al medico.

Un mal di gola, la voce roca, una narice chiusa, una piccola lesione nella bocca. Sono disturbi così comuni da non attirare quasi mai l’attenzione. Con l’autunno, poi, diventano parte del paesaggio quotidiano: raffreddori, virus respiratori, infiammazioni. Nella maggior parte dei casi non c’è nulla di preoccupante. Ma c’è una variabile che può cambiare il significato di un sintomo: quanto a lungo dura. È questo il principio della regola delle tre settimane, al centro della Make Sense Campaign, la campagna europea dedicata alla prevenzione dei tumori della testa e del collo. L’indicazione è semplice: se un sintomo compatibile con queste neoplasie persiste per almeno tre settimane, è opportuno parlarne con il medico e, quando necessario, rivolgersi a uno specialista. Non significa che dopo 21 giorni un mal di gola diventi sospetto di tumore. Significa che un disturbo persistente non dovrebbe essere archiviato automaticamente come un problema stagionale. Tra i segnali indicati dagli specialisti ci sono raucedine persistente, mal di gola, difficoltà o dolore nella deglutizione, ulcere della bocca che non guariscono, macchie rosse o bianche nel cavo orale, un nodulo al collo, ostruzione persistente di una sola narice e sanguinamenti nasali. Sono manifestazioni aspecifiche, che possono avere moltissime altre spiegazioni. Proprio per questo è la loro persistenza, più che la loro semplice comparsa, a meritare attenzione.

Tumori testa-collo: fumo, alcol e HPV cambiano il profilo del rischio

Con l’espressione tumori testa-collo si indica un gruppo di neoplasie che può interessare cavità orale, lingua, faringe, laringe, cavità nasali, seni paranasali e ghiandole salivari. Non sono quindi una singola malattia e non hanno tutti gli stessi fattori di rischio. Fumo e alcol rimangono tra i principali fattori associati a molte di queste neoplasie. Il rischio aumenta soprattutto quando le due esposizioni sono presenti insieme. Ma negli ultimi decenni è diventato sempre più importante anche il ruolo del papillomavirus umano, HPV, associato in particolare a una parte dei tumori dell’orofaringe, comprese alcune neoplasie delle tonsille e della base della lingua. La prevenzione passa dunque anche dalla riduzione dei fattori di rischio modificabili, a partire dal fumo di tabacco, dalla moderazione del consumo di alcol e dalla prevenzione dell’infezione da HPV attraverso la vaccinazione. Ma per questi tumori non esiste un unico programma di screening della popolazione paragonabile a quelli disponibili per mammella o colon-retto. Per questo riconoscere un sintomo persistente può diventare particolarmente importante. La diagnosi precoce può infatti cambiare il percorso della malattia. Quando un tumore della testa e del collo viene individuato in fase iniziale, le possibilità di trattamento e di conservazione delle funzioni coinvolte possono essere maggiori. Ed è proprio perché si tratta di organi che servono a parlare, respirare, mangiare e deglutire che la tempestività non riguarda soltanto la sopravvivenza, ma anche la qualità della vita.

La campagna della diagnosi precoce: oltre 180 centri in Italia

Dal 21 al 26 settembre la Make Sense Campaign porta in Italia giornate dedicate alla sensibilizzazione e alla diagnosi precoce, con oltre 180 centri aderenti. L’iniziativa è promossa dall’European Head and Neck Society e, in Italia, dall’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica (AIOCC). Le modalità di accesso variano da centro a centro e l’elenco delle strutture partecipanti è disponibile sui siti degli organizzatori.L’obiettivo non è trasformare ogni mal di gola in un sospetto oncologico. È esattamente il contrario: evitare sia l’allarmismo sia la sottovalutazione. Un sintomo che compare e scompare rapidamente appartiene spesso alla normale storia delle infezioni stagionali. Un sintomo che persiste senza una spiegazione, invece, merita di essere valutato. La regola delle tre settimane è, in fondo, una regola di buon senso applicata alla salute: non dice che cosa abbiamo, ma suggerisce quando smettere di aspettare che passi da solo e recarci dal nostro medico a chiedere consiglio.

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