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Quel killer silenzioso nella nostra pancia: il batterio che causa il 90% dei tumori dello stomaco

Quel killer silenzioso nella nostra pancia: il batterio che causa il 90% dei tumori dello stomaco
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L’Helicobacter pylori, batterio che infetta milioni di persone, è responsabile della maggior parte dei casi di tumore gastrico. Gli esperti spiegano il ruolo delle infezioni croniche, della genetica e degli stili di vita nell’aumento dei tumori gastrointestinali anche tra i più giovani.

Per molti è soltanto un bruciore dopo cena. Una digestione difficile, una sensazione di pesantezza, qualche episodio di reflusso che passa con un antiacido acquistato in farmacia. Eppure dietro sintomi apparentemente banali può nascondersi uno dei più importanti fattori di rischio oncologico conosciuti dalla medicina moderna. Si chiama Helicobacter pylori, infetta circa il 40% della popolazione italiana ed è considerato responsabile di circa il 90% dei casi di tumore gastrico nel mondo. Il batterio colonizza lo stomaco e può rimanere silenzioso per anni. In molti soggetti non provoca alcun sintomo evidente, ma in altri innesca un processo infiammatorio cronico che può evolvere in gastrite, ulcera peptica e carcinoma gastrico. Fumo, alcol, obesità, dieta povera di frutta e verdura e consumo frequente di alimenti conservati aumentano ulteriormente il rischio. Il problema è che il tumore dello stomaco continua a essere diagnosticato troppo tardi. Ogni anno in Italia vengono registrati circa 14.500 nuovi casi di carcinoma gastrico, ma soltanto un paziente su cinque riceve una diagnosi nelle fasi iniziali della malattia, quando le possibilità di guarigione sono nettamente superiori. Nella maggior parte dei casi il tumore viene scoperto quando è già localmente avanzato o metastatico. Secondo gli specialisti, una parte della responsabilità è legata alla crescente diffusione dell’automedicazione. Gli antiacidi e gli inibitori di pompa protonica figurano tra i farmaci più utilizzati dagli italiani e vengono spesso assunti per lunghi periodi senza una reale valutazione diagnostica. Il rischio è quello di attenuare il sintomo senza individuarne la causa. Da qui l’appello della comunità scientifica: non ignorare i disturbi gastrici persistenti, evitare l’uso prolungato di farmaci da banco senza consulto medico ed eseguire, quando indicato, test semplici e non invasivi per individuare l’Helicobacter pylori prima che provochi conseguenze irreversibili.

Tumore dello stomaco nei giovani: il ruolo dell’Helicobacter, della genetica e delle nuove terapie

Negli ultimi anni l’attenzione degli oncologi si è concentrata su un fenomeno inatteso: l’aumento dei tumori gastrici negli under 50. Sebbene la malattia continui a essere più frequente nelle età avanzate, i casi diagnosticati sotto i 50 anni stanno attirando crescente interesse da parte della ricerca internazionale. Secondo il professor Riccardo Rosati, primario di Chirurgia Gastroenterologica IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di Chirurgia all’Università Vita-Salute San Raffaele, due fattori emergono con particolare forza. «I fattori principali sono l’infezione da Helicobacter pylori e la mutazione del gene CDH1, che sono entrambi fattori di rischio per lo sviluppo del tumore gastrico, soprattutto nella  variante diffusa, che rappresenta la forma biologicamente più aggressiva».Particolarmente insidiosa è proprio la mutazione del gene CDH1, responsabile di una forma ereditaria nota come Hereditary Diffuse Gastric Cancer (HDGC).

«Spesso queste situazioni vengono identificate partendo da un paziente che sviluppa il tumore prima dei 40 anni. A quel punto si studiano i familiari e si scoprono vere e proprie linee familiari portatrici della mutazione genetica. In alcuni casi arriviamo persino alla gastrectomia profilattica per prevenire la comparsa della malattia». La prevenzione, però, non passa soltanto attraverso la genetica. Rosati richiama l’attenzione sulle profonde differenze esistenti tra Oriente e Occidente. «Corea del Sud, Cina e Giappone presentano un’incidenza molto elevata di cancro gastrico e per questo hanno introdotto programmi di screening con gastroscopia ogni due anni a partire dai 40 anni. Questo consente di diagnosticare molti più tumori in fase precoce e di ottenere risultati completamente diversi in termini di sopravvivenza». Nei Paesi occidentali la situazione è molto diversa. «In Europa e negli Stati Uniti vediamo la maggior parte dei tumori nella forma localmente avanzata o metastatica proprio perché, essendovi una minore incidenza di questa neoplasia, non esistono programmi di screening strutturati come quelli orientali».

Se la diagnosi precoce rimane l’arma più efficace, la ricerca sta però modificando profondamente anche il trattamento della malattia. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera rivoluzione grazie alle caratterizzazioni molecolari del tumore. Oggi non disponiamo più soltanto di chirurgia e chemioterapia, ma anche di immunoterapia e agenti diretti contro specifici bersagli biologici». Secondo Rosati, circa il 30-40% dei pazienti presenta alterazioni molecolari che possono essere colpite con trattamenti personalizzati. Anche alcuni malati con metastasi limitate, fino a pochi anni fa destinati esclusivamente a cure palliative, possono oggi beneficiare di strategie integrate che combinano chemio-immunoterapia e chirurgia.

Sempre più tumori gastrointestinali negli under 50: l’allarme degli specialisti e la sfida della prevenzione

Se il tumore dello stomaco rappresenta una delle facce più preoccupanti del problema, il fenomeno riguarda in realtà l’intero apparato digerente. I dati provenienti dal Dana-Farber Cancer Institute e da altri importanti centri internazionali mostrano infatti un aumento dei tumori gastrointestinali a esordio precoce nelle persone nate dopo il 1990. Per Antonino Spinelli, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia del Colon e del Retto presso Humanitas Research Hospital e Professore Ordinario di Chirurgia presso Humanitas University, la spiegazione non può essere ricondotta a un’unica causa. «La risposta, come spesso accade in medicina, non va ricercata in un singolo fattore, ma nella complessa interazione di più elementi. Da un lato osserviamo stili di vita sempre più occidentalizzati, caratterizzati da diete povere di fibre e ricche di alimenti ultra-processati, zuccheri e carni rosse, sedentarietà, obesità e alterazioni del microbioma intestinale. Dall’altro, stiamo comprendendo che questi tumori a esordio precoce possono avere caratteristiche biologiche specifiche e, in alcuni casi, risultare più aggressivi». Secondo lo specialista, la sfida del futuro sarà costruire una prevenzione personalizzata. «Stiamo identificando sottogruppi di malattia guidati da meccanismi molecolari specifici. L’obiettivo è affiancare alla prevenzione primaria, basata sugli stili di vita, una prevenzione secondaria sempre più mirata». Particolarmente importante è il tema dello screening del tumore del colon-retto. «Negli Stati Uniti l’età di inizio dello screening è già stata abbassata a 45 anni, ma questo non basta. Solo un adulto su cinque tra i 45 e i 49 anni aderisce ai programmi di prevenzione. Dobbiamo superare l’idea che questi tumori riguardino soltanto gli anziani». Spinelli richiama inoltre l’attenzione sui sintomi da non sottovalutare. «Sangue nelle feci, cambiamenti persistenti dell’alvo, dolore addominale, perdita di peso involontaria, sensazione di evacuazione incompleta e anemia da carenza di ferro sono segnali che meritano sempre un approfondimento». Un altro problema è rappresentato dall’automedicazione. «Prendere lassativi, antidiarroici o antidolorifici senza aver chiarito la causa del sintomo è come spegnere la spia dell’olio dell’automobile perché dà fastidio. Il sintomo è un messaggio e va interpretato». Accanto alla prevenzione, anche le cure stanno vivendo una trasformazione radicale. La chirurgia mini-invasiva e robotica consente oggi interventi sempre più precisi e meno traumatici. «La chirurgia robotica non è soltanto una questione di incisioni più piccole. Permette di operare con una precisione millimetrica in spazi anatomici estremamente complessi». A queste innovazioni si aggiungono imaging intraoperatorio e intelligenza artificiale in chirurgia. «Stiamo sviluppando una sorta di copilota digitale che aiuta a identificare le strutture anatomiche critiche e i margini tumorali, aumentando ulteriormente precisione e sicurezza». Il futuro, conclude Spinelli, sarà sempre più orientato verso una medicina di precisione.

La vera arma resta arrivare prima del tumore

Tra infezioni croniche, predisposizioni genetiche, stili di vita sempre più sfavorevoli e diagnosi che arrivano ancora troppo tardi, il cancro gastrico e gli altri tumori gastrointestinali stanno lanciando un messaggio che la medicina non può più permettersi di ignorare. La buona notizia è che oggi disponiamo di strumenti sempre più efficaci: test per Helicobacter pylori, sorveglianza dei soggetti a rischio, immunoterapia, terapie personalizzate e chirurgia robotica. Ma nessuna innovazione sarà davvero sufficiente se continueremo a considerare un bruciore persistente, un cambiamento dell’intestino o una perdita di peso inspiegabile come piccoli disturbi da sopportare o da silenziare con un farmaco da banco. Perché il vero nemico non è soltanto il tumore: è il tempo che gli concediamo per crescere indisturbato. E forse la lezione più importante che arriva dagli oncologi è proprio questa: il tumore dello stomaco non comincia quando compare una massa visibile alla TAC, ma molto prima, quando il corpo inizia a inviare segnali che scegliamo di non ascoltare. Ignorarli può costare anni di vita. Riconoscerli in tempo può fare tutta la differenza tra una malattia curabile e una scoperta troppo tardiva.

Una nuova speranza contro il tumore resistente alle cure

Accanto alla prevenzione e alla diagnosi precoce, la ricerca sta cercando nuove strategie per affrontar la resistenza alle terapie nel tumore del colon-retto metastatico. Un importante studio coordinato dall’IRCCS di Candiolo e pubblicato sulla rivista scientifica EMBO Molecular Medicine ha individuato una possibile vulnerabilità delle cellule tumorali che smettono di rispondere ai farmaci anti-EGFR, da anni pilastro del trattamento di molti pazienti. «Il tumore è una sorta di entità intelligente: sotto la pressione dei farmaci impara a evolversi e a sfuggire alle cure, diventando resistente nel tempo nella maggior parte dei casi», spiega Sabrina Arena, responsabile del laboratorio di Translational Cancer Genetics dell’Istituto di Candiolo. I ricercatori hanno scoperto che queste cellule, pur apparendo più aggressive, accumulano elevati livelli di danni al DNA e sopravvivono grazie all’azione di una proteina chiamata WEE1, che funziona come un vero e proprio sistema di emergenza cellulare. Bloccando questa proteina, spiegano gli studiosi, il tumore perde la capacità di riparare i propri errori genetici e viene spinto verso una sorta di “collasso biologico”. «Inibendo WEE1, la cellula tumorale è costretta a dividersi senza controllo portando con sé tutti i suoi errori genetici fino ad andare incontro a morte cellulare», sottolinea Arena. Nei modelli sperimentali, la combinazione tra inibitori di WEE1 e chemioterapia ha mostrato risultati particolarmente promettenti, soprattutto nei pazienti che hanno già esaurito le opzioni terapeutiche disponibili. Sebbene siano necessari studi clinici per confermare questi risultati, la scoperta apre una nuova prospettiva nella lotta contro questo tumore.

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