L’intervento è riuscito, ma la diagnosi è quella di un tumore maligno. Papa Leone XIV è stato sottoposto al Policlinico Gemelli di Roma a un intervento di chirurgia toracica condotto dall’equipe del primario, professor Stefano Margaritora, che ha portato all’asportazione del lobo inferiore del polmone destro. L’esame istologico eseguito durante l’operazione ha confermato la presenza di un adenocarcinoma polmonare, come già sospettato dagli accertamenti preoperatori. Il bollettino diffuso dalla Santa Sede il 13 ottobre ha riferito che l’intervento si è concluso senza complicanze e che il Pontefice si è svegliato regolarmente, tornando nella propria stanza dopo un breve periodo di osservazione. L’équipe ha parlato di intervento «radicale». Il termine indica la volontà di non lasciare nulla di ciò che era stato individuato. Fonti vaticane riferiscono che il tessuto malato è stato rimosso del tutto.
Adenocarcinoma polmonare: che cos’è e perché può svilupparsi anche nei non fumatori
L’adenocarcinoma del polmone è un tumore maligno che origina dalle cellule epiteliali con caratteristiche ghiandolari. Appartiene al gruppo dei tumori polmonari non a piccole cellule, la categoria nella quale rientrano anche il carcinoma squamoso e il carcinoma a grandi cellule. È una delle forme più frequenti di cancro polmonare e tende a svilupparsi nelle aree periferiche del polmone. Il fumo di sigaretta rimane il principale fattore di rischio per il tumore del polmone, ma non è l’unico. L’adenocarcinoma può comparire anche in persone che non hanno mai fumato. Tra gli altri fattori associati al rischio di tumore polmonare figurano l’esposizione al radon, al fumo passivo e ad alcune sostanze cancerogene presenti negli ambienti di lavoro. La presenza di uno di questi fattori, tuttavia, non permette di spiegare automaticamente perché la malattia si sia sviluppata in una determinata persona. Come altri tumori, anche l’adenocarcinoma nasce da alterazioni che modificano il comportamento delle cellule. Queste possono acquisire la capacità di moltiplicarsi in modo incontrollato e, nei casi più avanzati, invadere i tessuti circostanti o raggiungere organi distanti attraverso il sangue e il sistema linfatico.
Dalla chirurgia all’immunoterapia: come si cura l’adenocarcinoma del polmone
Quando il tumore è localizzato e può essere asportato completamente, la chirurgia rappresenta una delle principali possibilità di trattamento con intento curativo. La scelta dell’intervento dipende dalla sede e dalle dimensioni della lesione, dalla sua estensione e dalle condizioni generali e respiratorie del paziente. In alcuni casi è possibile rimuovere una porzione limitata del polmone; in altri, come nell’intervento eseguito su Leone XIV, si procede all’asportazione di un intero lobo. L’asportazione chirurgica non conclude necessariamente il percorso terapeutico. Dopo l’intervento, l’esame anatomopatologico definitivo permette di valutare più nel dettaglio il tumore, i margini di resezione e l’eventuale interessamento dei linfonodi. Questi risultati contribuiscono a stabilire lo stadio della malattia e il rischio di recidiva. Sulla base di tali informazioni, l’équipe oncologica può decidere se la chirurgia sia sufficiente oppure se sia opportuno associare altre terapie. In alcuni pazienti viene proposta una chemioterapia adiuvante, cioè somministrata dopo l’intervento per ridurre il rischio che eventuali cellule tumorali residue, non visibili agli esami, possano determinare una ricaduta. La scelta non è automatica: dipende soprattutto dallo stadio e dalle caratteristiche del tumore.
Sopravvivenza e prognosi: perché lo stadio del tumore fa la differenza
Negli ultimi anni, la cura del carcinoma polmonare è cambiata anche grazie alla medicina di precisione. L’analisi molecolare del tessuto tumorale può individuare alterazioni genetiche che rendono alcune neoplasie sensibili a farmaci mirati. Questi trattamenti agiscono su specifici meccanismi biologici coinvolti nella crescita del tumore e possono essere indicati in particolari sottogruppi di pazienti.
La domanda che accompagna ogni diagnosi oncologica è inevitabile: quali sono le possibilità di guarigione? Nel caso di un adenocarcinoma polmonare, la risposta dipende innanzitutto dallo stadio della malattia al momento della diagnosi. Un tumore confinato al polmone, asportabile completamente e senza segni di diffusione, ha prospettive generalmente migliori rispetto a una neoplasia che abbia raggiunto i linfonodi o altri organi.
Le statistiche internazionali confermano quanto sia determinante la diagnosi precoce. Secondo i dati del programma statunitense SEER, pubblicati dal National Cancer Institute e relativi alle persone diagnosticate tra il 2016 e il 2022, la sopravvivenza relativa a cinque anni per l’adenocarcinoma polmonare è del 73,6% quando il tumore è localizzato, del 48,9% quando si è diffuso a livello regionale e del 14,2% in presenza di malattia a distanza. Considerando tutti gli stadi insieme, la percentuale è del 34,8%. Per Leone XIV, nelle ore successive all’operazione, il dato più solido è quello comunicato dai medici: la procedura si è conclusa positivamente, senza complicanze, e l’esame istologico ha confermato l’adenocarcinoma. La diagnosi impone attenzione, ma non autorizza conclusioni affrettate sulla prognosi. La medicina oncologica dispone oggi di strumenti diagnostici e terapeutici sempre più precisi; il loro impiego, però, dipende da ciò che gli esami diranno sul singolo caso.
