Home » Nel girone dei tamponi salivari

Nel girone dei tamponi salivari

Nel girone dei tamponi salivari

Non è ancora chiaro se potranno essere utilizzati per ottenere il green pass e accedere ai luoghi al chiuso. I più interessati
a che il loro impiego venga approvato sono gli insegnanti e gli operatori scolastici non vaccinati. E, vista la loro semplicità
e velocità d’utilizzo, sono ideali per testare gli studenti. È certo, invece, che intorno a questi presidi diagnostici prospera il business…


I tamponi salivari si faranno a casa. No, soltanto a scuola. Anzi: saranno utili per il green pass, a patto che vengano eseguiti in farmacia. Saranno gratuiti. Forse.

A mettere in fila le informazioni a proposito de i tamponi che in un turbinio si sono rincorse nelle ultime settimane c’è da impazzire. Ambitissimi dagli insegnanti non vaccinati, al centro di un esponenziale aumento di prezzo fra le poche aziende rivenditrici, animano le chat WhatsApp di preoccupati genitori, giovani sportivi e ovviamente no-vax.

«Ci hanno illuso», spiega Renza T., collaboratrice scolastica toscana, «che avremmo potuto farli al posto di quelli nasali, che sono dolorosissimi. In realtà sono convinta che sia tutta una strategia per obbligare le persone a vaccinarsi. Se la situazione non cambia, ne dovrò fare tre alla settimana e spenderò al mese quasi 200 euro. Ne guadagno appena mille, ma non mi piego». Simile la convinzione di un altro docente, padovano, che ha deciso di mettersi in aspettativa: «Non sopporto i nasofaringei. Resterò a casa fino a quando non daranno la possibilità di fare i salivari».

In realtà, dopo un primo momento di confusione in cui sembravano accettati, la situazione è precipitata fino all’attuale sbarramento, creando non pochi problemi a chi in queste settimane si stava attrezzando. Malumori soprattutto fra i farmacisti, come racconta la romana Vittoria: «A fine agosto, su pressione dei molti clienti che me li richiedevano, ho comprato 3.000 tamponi salivari da un’azienda veneta che mi garantiva la possibilità di utilizzarli per i green pass. Il primo accordo era di pagare ogni tampone 3 euro, dopo il boom di richieste però mi hanno detto che dalla Cina avevano alzato in modo esponenziale i prezzi e alla fine li ho acquistati a 4,50 l’uno. Adesso ho 13.500 euro parcheggiati in magazzino, e l’azienda non me li vuole riprendere. Qualcuno mi può dire che cosa ci faccio?». Ovviamente nessuno azzarda una risposta.

A scartabellare però nel business dei tamponi appare chiaro che a guadagnare siano soprattutto i rivenditori italiani che comprano a cifre irrisorie (che oscillano fra i 20 e i 50 centesimi) dei dispositivi che poi vengono rivenduti dai 3 ai 5 euro. Più penalizzati i farmacisti: «Per ogni tampone sui minori» prosegue Vittoria «percepiamo 8 euro e 15 per i maggiorenni. Salvo convenzioni. Per esempio, per venire incontro ai docenti applichiamo una tariffa di 10 euro. Considerando il costo vivo del materiale, quello del personale che per ogni prelievo e inserimento in banca dati impiega circa 10 minuti e le spese accessorie, in tasca ci entrano meno di due euro per ogni prestazione».

Ben diverso il discorso per i laboratori, dove uno screening costa dai 60 ai 90 euro. In ogni caso, nella lista dell’Hsc (Health security committee) prodotta dall’Unione europea al momento viene specificato come accettati al fine di un monitoraggio sicuro siano però solo i tamponi «nasali, orofaringei o nasofaringei» e che i «test rapidi basati sulla saliva, espettorati o feci non sono inclusi». Mentre il Gruppo di lavoro tecnico «continua a monitorare lo sviluppo di questi test», alcuni di quelli salivari – come specifica anche il sito del ministero della Salute – «sono stati validati negli Stati membri dell’Ue sulla base di campioni alternativi».

Ben due emendamenti (n. 4.155 e n. 4.177) approvati alla Legge 87/2021 in commissione Affari sociali alla Camera stabiliscono poi come per ottenere la certificazione sia necessario «effettuazione di test antigenico rapido o molecolare, quest’ultimo anche su base salivare». Da qui il caos che ha spinto la Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani (Federfarma) a chiedere il 25 agosto urgenti chiarimenti allo ministero. Non è arrivata alcuna risposta.

«I test salivari», riflette la farmacologa e deputata del Movimento Cinque stelle in commissione Affari sociali Angela Ianaro «sono stati oggetto di grande discussione in questi mesi. Bisogna distinguere, però, tra antigenici e molecolari. Diversi studi hanno stabilito l’attendibilità del test molecolare.Quelli antigenici rapidi sono meno precisi dei molecolari, ma hanno il vantaggio di fornire i risultati in meno di mezz’ora e sono eseguibili ovunque». Anche per questo, con la ripresa scolastica saranno fondamentali per uno screening puntuale.

Fra le varie proposte spicca quella contenuta in un documento messo a punto dall’Istituto superiore di Sanità che intende istituire delle scuole sentinella con l’utilizzo dei tamponi salivari (i cui risultati arrivano comunque dopo 6-12 ore). L’idea è quella di farli praticare in una prima fase esclusivamente al personale sanitario, dunque passare la palla alle famiglie. Coinvolti dovrebbero essere 55.000 studenti, per un totale di 20 milioni di tamponi durante l’intero anno scolastico.

«Il piano tamponi nelle scuole compete alle singole Regioni. Ci auguriamo che il ministero della Salute riesca a coordinare questa operazione in modo che non vi siano differenze tra una zona e l’altra dell’Italia», riflette Rino Di Meglio, segretario del sindacato Gilda, associazione professionale di soli docenti.

Per quanto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ribadisca «i test salivari sono la via», e il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri si spinga a dire che «debbano essere impiegati anche per il green pass», la questione sta diventando l’ennesimo elemento di divisione nella gestione pandemica. Intervistando insegnanti e personale scolastico, genitori e medici, ma anche frequentando la miriade di gruppi su Facebook e Telegram che fanno da aggregatore, è facile comprendere come esistano due fazioni.

C’è chi è interessato ad avere uno screening puntuale (la minoranza) e chi invece è soltanto assillato dalla necessità di avere un green pass nel modo più semplice ed economico possibile. «Se per fare i salivari devo andare in laboratorio e spendere 60 euro a volta, vado in bancarotta: in casa siamo in cinque, nessuno di noi è vaccinato. Io faccio l’insegnante e i miei figli praticano tutti sport», commenta Paola T., da Rimini. «Sarò costretta a ingegnarmi», conclude.

Non stupisce dunque che la corsa al green pass farlocco (più che al vaccino) non si fermi. Prezzi per ogni documento sui 5 euro, «abbonamenti» settimanali o mensili a partire da 2. Intanto nelle ultime settimane sono stati registrati diversi tipi di attacchi, tutti finalizzati a entrare in possesso di credenziali di farmacie, laboratori e centri medici in grado di rilasciare la famigerata documentazione. A indagare, il Centro nazionale anticrimine informatico. Intanto, però, il business dei tamponi non si ferma.

© Riproduzione Riservata