Negli ultimi anni il tumore dell’esofago sta mostrando un trend in crescita nei Paesi occidentali, soprattutto nella sua forma più diffusa, l’adenocarcinoma, strettamente legato al reflusso gastroesofageo e all’esofago di Barrett. In Italia si registrano ogni anno circa 2.300-2.500 nuove diagnosi, con una prevalenza netta nel sesso maschile. A preoccupare gli specialisti non è solo l’incidenza, ma anche la mortalità ancora elevata e la diagnosi spesso tardiva. Un quadro che rende sempre più centrale la prevenzione e il monitoraggio delle condizioni precancerose. Condizione legata al reflusso gastroesofageo, l’esofago di Barrett richiede controlli endoscopici per tutta la vita. Oggi nuove tecnologie molecolari, supportate dall’intelligenza artificiale, permettono di stratificare con maggiore precisione il rischio di evoluzione tumorale. Ce lo spiega il professor Emanuele Asti, direttore del nuovo Centro Esofago e Reflusso (CER) dell’IRCCS Policlinico San Donato, dove è anche responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale e d’Urgenza. Per difendersi dall’acidità provocata dal reflusso cronico, l’esofago cerca di proteggersi sostituendo il tessuto che lo riveste con uno simile a quello dell’intestino, più resistente. Questo processo, chiamato metaplasia intestinale, rappresenta una risposta di adattamento dell’organismo. Tuttavia, non è privo di conseguenze: nel riprogrammare il proprio codice genetico, le cellule esofagee possono commettere errori che, nel tempo, possono condurre a un adenocarcinoma dell’esofago. «L’esofago di Barrett rappresenta la principale condizione precancerosa dell’esofago. Il rischio che evolva in tumore è relativamente basso ogni anno, stimato tra lo 0,1% e lo 0,5%, ma nel corso della vita può arrivare tra il 3% e il 13%. Nei pazienti con reflusso gastroesofageo cronico il rischio aumenta ulteriormente, raggiungendo l’8-15%. Inoltre, spiega Asti, la probabilità di progressione cresce se la malattia è presente da più di dieci anni ed è più elevata negli uomini sopra i 50 anni, soprattutto se fumatori o in sovrappeso».
Nuove speranze dall’analisi molecolare avanzata
Negli ultimi anni la ricerca sta cambiando profondamente la gestione di questa condizione. Se in passato l’analisi si limitava a valutare al microscopio ottico l’architettura delle cellule per stabilire la presenza e il grado di displasia, oggi è possibile studiare direttamente i meccanismi molecolari che guidano l’evoluzione della malattia.
«Una delle innovazioni più avanzate del nostro Centro» spiega il professore «è la possibilità per i pazienti di accedere a un’analisi molecolare avanzata, attualmente non disponibile in Europa. Questa tecnologia integra l’intelligenza artificiale con lo studio di nove biomarcatori proteici (spatialomics), consentendo una stratificazione molto più precisa del rischio di evoluzione tumorale». Il valore aggiunto della nuova frontiera diagnostica sta nella capacità di smascherare i cosiddetti “progressori silenti”, quelli che, sottoposti alla biopsia tradizionale, ricevono un referto apparentemente rassicurante, ma che nascondono una realtà ben diversa.
Il registro dei pazienti e la prevenzione personalizzata
Per migliorare ulteriormente la gestione clinica è stato istituito anche un Registro dell’esofago di Barrett, che consente di personalizzare il profilo di rischio. Oltre all’aspetto endoscopico, infatti, il rischio evolutivo varia anche in base allo stile di vita e ad altri fattori clinici. Attraverso un’analisi integrata è possibile stabilire un livello di rischio e programmare controlli con una cadenza personalizzata. «L’obiettivo è rendere la sorveglianza più mirata, con un vantaggio per i pazienti ma anche per la sostenibilità del sistema».
Fondamentale rivolgersi a uno specialista
È importante evitare l’autogestione del reflusso, spesso favorita da messaggi pubblicitari fuorvianti. «Il trattamento del reflusso non può essere improvvisato – conclude il professor Asti –. È fondamentale rivolgersi a centri ad alto volume in grado di valutare correttamente il rischio di evoluzione della malattia e impostare strategie di prevenzione adeguate». Il tumore dell’esofago, infatti, è in aumento nei Paesi occidentali. In Italia, lo scorso anno, si sono registrati circa 2.500 nuovi casi. Una gestione specialistica della malattia può fare la differenza, soprattutto quando diagnosi precoce e innovazione tecnologica si integrano in un percorso clinico strutturato.
