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Divieto social under 16 in Australia: 7 minori su 10 aggirano i controlli tra strategie e falle delle piattaforme

Divieto social under 16 in Australia: 7 minori su 10 aggirano i controlli tra strategie e falle delle piattaforme

Il primo rapporto eSafety rivela sistemi di verifica inefficaci su Instagram, TikTok e YouTube: in arrivo sanzioni fino a 50 milioni per i colossi tech

Il divieto di accesso ai social per gli under 16 in Australia sta funzionando? Non proprio. Secondo il primo rapporto dell’autorità eSafety il social ban è aggirabile da circa 7 minori su 10 riescono. E il problema non riguarda esclusivamente le strategie dei ragazzi, ma anche le lacune nei sistemi di verifica adottati da piattaforme come Instagram, TikTok e YouTube. Canberra ora alza il livello dello scontro e prepara sanzioni fino a 50 milioni di dollari australiani, per fare diventare fatti reali le regole introdotte.

Il report eSafety: numeri alti, ma efficacia limitata per il blocco social under 16 in Australia

I dati ufficiali parlano di milioni di account rimossi: circa 4,7 milioni entro metà dicembre 2025, più altri 300 mila nei primi mesi del 2026. Numeri importanti, ma secondo eSafety queste cifre non corrispondono al reale numero di minori esclusi dalle piattaforme. Molti account cancellati erano inattivi o duplicati, mentre una parte significativa di utenti under 16 ha continuato a utilizzare i social senza interruzioni. Un sondaggio condotto tra gennaio e febbraio 2026 su genitori di ragazzi tra 8 e 15 anni conferma il quadro. Il 69,4% dei minori ha mantenuto l’accesso su Snapchat, il 69,3% su TikTok, il 69,1% su Instagram, il 63,6% su Facebook e il 48,5% su YouTube
In altre parole, la maggioranza dei minori online prima del 10 dicembre 2025 è riuscita a restare attiva nonostante il divieto.

Come i minori aggirano i controlli

Il rapporto evidenzia diverse strategie messe in atto dai ragazzi, spesso rese possibili da falle tecniche e controlli insufficienti. Il metodo più semplice resta anche il più efficace: dichiarare un’età falsa al momento della registrazione. In molti casi, infatti, le piattaforme non applicano verifiche immediate o strumenti affidabili per accertare l’età dichiarata. Un altro meccanismo riguarda i sistemi di verifica successiva. Alcune piattaforme consentono agli utenti di correggere la propria età attraverso strumenti come la stima facciale. Tecnologie che, soprattutto vicino alla soglia dei 16 anni, possono restituire risultati imprecisi e favorire il passaggio a un profilo “over 16”. A questo si aggiunge un problema strutturale: il numero eccessivo di tentativi consentiti. Dove il limite raccomandato è di cinque prove, alcune piattaforme ne permettono molte di più, dando ai minori la possibilità di ripetere il processo fino a ottenere un esito favorevole. Infine, emergono criticità anche nei sistemi di blocco: in alcuni casi, gli stop per utenti dichiaratamente under 16 durano solo poche ore, rendendo possibile una nuova registrazione quasi immediata con dati diversi.

Responsabilità delle piattaforme e rischio multe

Per eSafety, la responsabilità non può essere attribuita solo agli utenti under 16. Il 66,8% dei genitori intervistati segnala che i figli continuano a usare i social semplicemente perché non è mai stata richiesta una verifica dell’età. L’autorità ha quindi avviato indagini formali su diversi colossi tecnologici, contestando pratiche ritenute insufficienti o scorrette: sistemi di verifica aggirabili; assenza di controlli “a cascata” più rigorosi in caso di sospetti e procedure complesse per i genitori che vogliono segnalare account irregolari A questo punto entro metà 2026, il regolatore dovrà decidere eventuali sanzioni. Sul tavolo ci sono multe fino a circa 50 milioni di dollari australiani. Il messaggio del governo australiano è chiaro: l’obbligo di far rispettare il divieto non ricade solo su famiglie e minori, ma direttamente sulle piattaforme.

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