Ansia prima di un evento importante, o di uno speech durante la notte degli Oscar? I vip, soprattutto americani, hanno risolto il “problema”. Una pillola di propranololo, farmaco betabloccante tradizionalmente prescritto per ipertensione e problemi cardiaci, e passa la paura. Il medicinale è diventato protagonista di una vera e propria mania, specialmente fuori dagli ambiti clinici. Celebrità, influencer e persino alcuni politici ne parlano apertamente come di un “trucco” per dominare l’ansia da prestazione: il farmaco, originariamente concepito per controllare la frequenza cardiaca, sta venendo utilizzato per controllare tremori, battito accelerato e sudorazione prima di eventi pubblici o esibizioni. Sui tappeti rossi dell’ultima stagione dei premi, le attrici Kristen Bell, Rachel Sennott e Natasha Rothwell hanno raccontato con disinvoltura di aver fatto ricorso ai beta-bloccanti per tenere a bada l’emozione prima di sfilare davanti ai fotografi. Ma il fenomeno non nasce oggi. Già nel 2022 Khloé Kardashian aveva confessato di “prendere in prestito” le pillole della madre per calmare i nervi, mentre lo scorso anno, salendo sul palco dei Golden Globe, Robert Downey Jr. aveva ironizzato: «Ho preso un beta-bloccante, quindi sarà una passeggiata». Dietro queste battute e confessioni pubbliche si intravede un cambiamento culturale più profondo: un farmaco nato per trattare patologie cardiache è diventato, nell’immaginario hollywoodiano, un alleato contro l’ansia da performance. Negli Stati Uniti le prescrizioni di propranololo sono cresciute di quasi il 30% dal 2020 a oggi.
Che cosa fa veramente il propranololo
Il farmaco venne messo a punto tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta dal farmacologo scozzese James W. Black, che grazie a questa innovazione rivoluzionaria avrebbe poi ricevuto il Premio Nobel per la Medicina nel 1988. Appartiene alla classe dei beta-bloccanti: farmaci che agiscono sui recettori beta-adrenergici, veri e propri “interruttori” biologici sensibili agli ormoni dello stress, come adrenalina e noradrenalina. Quando questi ormoni si legano ai recettori, innescano la tipica risposta da allarme: il cuore accelera e pompa con più forza, la pressione arteriosa aumenta, i vasi sanguigni si restringono. Il propranololo si inserisce in questo meccanismo occupando appunto i recettori beta e impedendo agli ormoni dello stress di attivarli. In questo modo attenua la risposta cardiovascolare allo stress, riducendo frequenza cardiaca e pressione sanguigna. Questo può dare la sensazione di “tranquillità fisica”, ma non agisce sulle componenti cognitive o emotive dell’ansia, Medici e studi clinici concordano: il farmaco può essere utile solo in specifici contesti, ad esempio per ansia da prestazione quando predomina la componente somatica, ma non è un trattamento di prima scelta per disturbi d’ansia persistenti. Solo che l’uso casuale o off-label di propranololo, spesso raccontato sui social proprio dai vip ha contribuito a normalizzare la sua assunzione in contesti non medici. Questo ha alimentato la convinzione che il farmaco sia una specie di “pillola della calma”, percezione che gli specialisti mettono in guardia essere fuorviante e potenzialmente rischiosa.
Effetti collaterali e pericoli reali
Sebbene spesso percepito come “sicuro”, il propranololo può dare effetti collaterali come stanchezza, vertigini, mani fredde, sintomi gastrointestinali o bradicardia. E soprattutto può essere pericoloso se assunto senza controllo medico, specie in soggetti con asma, ipotensione, o problemi cardiaci preesistenti. Gli esperti sottolineano che usare farmaci cardiovascolari per ansia non è privo di rischi, e che non affronta le cause neurologiche dell’ansia, motivo per cui approcci come terapia cognitivo-comportamentale o farmaci specifici quali SSRI (gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina) restano il gold standard per disturbi d’ansia cronici.
