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La star di TikTok Pumba e il suo genitore adottivo Charley Rama.
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Lifestyle

Pumba e gli altri Pet Influencer

Il maialino vietnamita Pumba conta centinaia di migliaia di follower e i suoi video su TikTok fanno milioni di spettatori. Merito della famiglia vicentina che l’ha reso una star. Non è il solo: viaggio nei nuovi «fenomeni bestiali».

Sta seduto composto a tavola in attesa del cibo, nuota beato in piscina con addosso un paio di lenti a forma di cuore, si accomoda dentro uno zaino quando ha finito (molto presto) la voglia di sfrecciare libero in un prato. Pumba non è un bambino indiavolato, però lo ricorda negli atteggiamenti, né un cane particolarmente educato o un gatto oltremodo socievole. È un maialino vietnamita (o maiale nano), buffo, bizzoso, con il muso morbido sempre proteso a reclamare baci, un incedere scomposto e altalenante tra pigrizie prolungate, accelerazioni inconsulte, alternanze di scalpiccii e spiaggiamenti totali sul pavimento.

Un accumulo d’irresistibilità che lo ha reso una star dei social: tra Instagram e TikTok conta circa mezzo milione di follower, anche da Giappone, Inghilterra, Stati Uniti: parla il linguaggio universale della tenerezza; i video in cui è scalcinato, grugnente, annusante, masticante protagonista, sfiorano picchi da 8 milioni di visualizzazioni. Rimanergli indifferente è da anime surgelate. L’ultima superstar tra i «pet influencer», gli animali che fanno incetta di like e seguaci (vedi l’approfondimento a pagina 67), vive in provincia di Vicenza ed è un concentrato di paffutezza in meno di 15 chili. Pochini, per una creatura di oramai due anni abbondanti: è nato con un «difetto di fabbrica», come si legge nel libro best seller che racconta, in prima persona, la sua struggente storia a lieto fine. S’intitola Pumba, per gli amici Pumbino (Bookabook), è stato scritto da Charley Rama, il ragazzo che l’ha tolto dal recinto in cui era nato e dove non sarebbe sopravvissuto. L’ha adottato, regalandogli una vita domestica sicura, protetta, ricca d’amore.

«I maialini crescono esponenzialmente nei primi mesi di vita, a lui non è successo, nonostante avesse bevuto il latte materno pieno di nutrienti. Non era forte abbastanza da procurarsi il cibo da solo, gli altri compagni di recinto gli avevano morso la coda. Non ce l’avrebbe fatta» racconta Charley a Panorama tenendo in braccio Pumba, che saluta educato a comando, tira fuori una sequenza di versi ogni volta che viene nominato il suo nome, poi sparisce indaffarato, a caccia di biscotti.

La famiglia di Charley ha confidenza con gli animali: gestisce una fattoria didattica abitata da asinelli, caprette, galline, pennuti assortiti. Nel tempo, è evoluta in un agriturismo che offre vitto e alloggio agli amanti del verde. È in questo contesto che Pumba, figlio unico, nasce ma non cresce. S’insozza nel fango, arranca, resta ai margini del gruppo. Per le spietate logiche della selezione naturale, sarebbe spacciato. È allora che Pumba trasloca, cambia casa, della nuova capisce subito regole e dinamiche (quando mangiare, dove fare i bisogni). Accade l’inaspettato: da naufrago della vita, diventa un salvatore. Alla madre di Charley, già malata, viene diagnosticato un tumore al colon. La diagnosi è tremenda: un pugno di settimane, poi il buio. Ma la presenza festosa del maialino accende un barlume, si trasforma in una cura: «Pumbino la cercava, gli si sdraiava sulla pancia dov’era il suo male, dormiva per ore sul divano sopra o accanto a lei. Lui era il suo nipotino, lei lo chiamava il suo badante. Si è instaurato subito un patto, un dirsi reciproco: “Ce la possiamo fare”».

Da cucciolo, l’animale guadagna stazza, acquista peso. È in forma. La sua nonna umana, sorretta da continue ondate d’entusiasmo suino, resiste per quasi due anni, finché il corpo cede, ma nessuno pensava potesse avere quel bonus di tempo. «Dopo che è successo, Pumba non ha voluto più avvicinarsi a quel divano, saliva solo su quello opposto». Il ricordo di quest’unione è visibile su Instagram, dove ha preso la forma di una speranza, di un inno alla gioia discreto eppure possente, un messaggio positivo per moltissimi. L’account @angolodiparadisofamily, così come il gemello su TikTok @charleyeanna, è parecchio di più di un monumento in perenne aggiornamento dedicato a una bestiola infantile, bizzarra, comica. Era, ed è, la testimonianza della forza dei legami, nonostante siano insoliti, inconsueti, diversi.

Oggi Pumba vive con Charley e la sua compagna, Anna. Nel loro paradiso terrestre c’è spazio per altri due membri a quattro zampe: Laika e Alaska, un cane e un gatto, entrambi adottati. «Le nostre sono pagine di valori. Vogliamo far capire che gli animali non vanno comprati, che una convivenza tra specie, tra prede e predatori, non è scontata ma possibile». Senza diventare un invito a farsi carico del destino di un maiale: «È come avere un bambino di tre anni, che pretende costantemente attenzioni. Serve un giardino, dove possa grufolare e scavare».

A Pumba, che deve il nome a un personaggio del film Disney Il re leone, è riuscita l’impresa di riscrivere la trama. Di essere lui il sovrano, non il solito imperioso felino, almeno nel regno virtuale dei social. Mostrando, per una volta, una profondità oltre l’apparenza, una fierezza nella debolezza, una rinascita dalla fragilità.


Il safari? Ora si fa su TikTok

La capra calabrese che dialoga col pastore, l’alpaca che adora i selfie, animali feroci che salgono in Lamborghini e il gatto che suona il pianoforte. Ecco, oltre a Pumba, gli animali più cliccati del momento.

di Francesco Canino

C’era una volta lo zoo comunale cantato da Jannacci, oggi c’è il bestiario social. Specie feroci, animali coccoloni, razze strambe sono le nuove star a portata di smartphone, così lo scrolling infinito diventa mini-safari in poltrona. Nello zoo social c’è spazio per tutti, da Limòn, il gatto spagnolo che suona il piano e sbanca le visualizzazioni, ad Alfie The Alpaca, bizzarro cucciolo australiano: i loro video, premiati dall’algoritmo, funzionano come antistress virali. Da veri influencer, strappano sponsorizzazioni e fanno una vita da divi.

Come le belve di Humaid Abdalla Albuqaish, multimilionario sceicco di Dubai che ha trasformato la sua casa in giardino zoologico da 2,6 milioni di seguaci su Instragram: dorme circondato da cuccioli di pantera, infila la mano nella bocca di un leone, fa salire un orso «domestico» sulla Lamborghini. Più gli animalisti criticano le sue follie, più la sua popolarità cresce.

In Italia domina invece il pastore che ha fatto diventare il suo gregge di capre un fenomeno: Saverio Riccelli, da Belcastro con furore, a colpi di dialoghi in calabrese e «Manué buongiorno!», il saluto alla più famosa delle sue capre, è cult su TikTok con 1,6 milioni di seguaci. Il segreto del suo successo? L’ironia naïf.

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