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Mattia Ferro: il lusso non è più un prodotto, è una competenza

Mattia Ferro: il lusso non è più un prodotto, è una competenza

Si pagano duemila euro a notte e non resta un ricordo. Mattia Ferro, imprenditore veneziano e innovatore dell’ospitalità di lusso italiana, nel 2018 ha portato l’alta hôtellerie dentro l’open air, a Cavallino-Treporti, tra l’Adriatico e la laguna di Venezia. Oggi è luxury travel advisor con profilo pubblico sul network americano Virtuoso, e la sua tesi spiega perché il mestiere di riconoscere il lusso vero sta nascendo adesso

C’è una frustrazione che accomuna molti viaggiatori italiani di fascia alta: pagare minimo 1.500 o 2.000 euro a notte e tornare a casa senza un ricordo. La suite era impeccabile, il servizio corretto, eppure non è rimasto niente. È il paradosso del lusso contemporaneo: costa sempre di più, resta sempre di meno.

Il mercato mondiale, intanto, corre. Il glamping ha insegnato al campeggio il comfort. Il passo successivo l’ha fatto nel 2018 un imprenditore veneziano, Mattia Ferro, uno degli innovatori dell’ospitalità di lusso italiana: ha inventato il format dell’alta hôtellerie nell’open air, suite, concierge e servizio da grand hotel dentro un campeggio, con il Luxury Camp at Union Lido di Cavallino-Treporti, in provincia di Venezia. Venti suite in case mobili italiane, fino a oltre mille euro a notte, circa seicento famiglie l’anno, un brand autonomo ospitato dentro il campeggio Union Lido. Forbes Italia, che lo ha intervistato nel 2025 e nel 2026, scrive che «ha inventato un format: la fusione tra glamping e alta hôtellerie» e lo definisce «innovatore del turismo italiano di alta gamma». Un hotel di lusso senza muri, con la spiaggia al posto della hall.

C’è poi un secondo movimento, più silenzioso. I viaggiatori con maggiore capacità di spesa hanno smesso di prenotare da soli e sono tornati a farsi consigliare, non dalle agenzie di una volta, ma da consulenti accreditati dentro network internazionali come Virtuoso, che ammette le agenzie solo dopo aver verificato fatturati e competenze. Ferro è uno dei pochi italiani riconosciuti come luxury travel advisor da una delle principali piattaforme americane del settore, con accesso al network Virtuoso, la rete più esclusiva al mondo del luxury travel, e ci arriva dall’altra parte del banco: prima di consigliare alberghi, ne ha costruito e gestito uno.

La sua credenziale, però, non è un titolo: è un percorso. Un’eredità difficile alle spalle, nessuna rendita, tre anni in Florida a importare le roulotte Airstream, poi il ritorno, gli errori pagati di persona, e la scommessa del 2018. A Sky TG24, a fine luglio, l’ha riassunto in una frase: finché non ha dovuto costruirne uno, di un albergo vedeva la metà delle cose. E la regola che ne ha ricavato in vent’anni è quella che Forbes ha scelto come sommario della sua intervista: «Non vince chi stupisce, ma chi riesce a non deludere».

A dargli ragione è una clientela internazionale arrivata quasi sempre per passaparola: imprenditori, hotel manager, nomi del cinema, della musica e dello sport. Manuela Arcuri, scettica all’idea, ci torna ogni anno. Cristiana Pedersoli, figlia di Bud Spencer, ha collocato lì una scultura dedicata al padre: anche Carlo Pedersoli aveva importato da Miami un’Airstream, per farne un ufficio che respirasse libertà — la stessa scelta fatta da Ferro decenni dopo, senza saperlo. «Papà avrebbe amato questo posto», gli disse. E quest’estate Scott Eddy, strategist americano che ha firmato progetti per Ritz-Carlton e Four Seasons, è venuto in laguna a vedere di persona: i due ragionano ora su una collaborazione rivolta al pubblico americano.

La tesi di Ferro, dopo vent’anni sul campo, è netta: il lusso non è più un prodotto, è una competenza. L’Italia è piena di luoghi capaci di coerenza tra promessa e realtà. Manca chi sa riconoscerli con l’occhio di chi ha costruito, e collegarli a chi li cerca. È un mestiere che nel mondo sta nascendo adesso — e che Ferro racconta ogni settimana nella sua newsletter su Substack, letta da operatori del settore e viaggiatori esigenti. Qualcuno, in laguna, ha già cominciato.

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