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Lady Diana, il fratello accusa Carlo: «Disse che l’avremmo dimenticata presto». La durissima replica del re

Lady Diana, il fratello accusa Carlo: «Disse che l’avremmo dimenticata presto». La durissima replica del re
LONDON, UNITED KINGDOM – SEPTEMBER 06: The Funeral Of Diana, Princess Of Wales. (r To L) Prince Philip, Prince William, Earl Spencer, Prince Harry And Prince Charles Following The Coffin Of The Princess Of Wales, Inside Westminster Abbey, London. (Photo by Tim Graham Photo Library via Getty Images)

Il nuovo libro di Charles Spencer riapre il caso Diana: le accuse contro Re Carlo sui funerali e la rara risposta di Buckingham Palace.

Diana è morta da quasi trent’anni, ma dentro la famiglia reale britannica quella settimana non sembra essere mai finita davvero. Bastano poche pagine di un nuovo libro, una telefonata ricostruita a distanza di decenni e una frase attribuita all’allora principe Carlo perché Buckingham Palace decida di fare ciò che normalmente evita con cura: rispondere.

Il libro è Swan Song: Diana, My Sister, il nuovo memoir di Charles Spencer, fratello minore della principessa del Galles. Al centro non c’è soltanto Diana, ma soprattutto ciò che accadde tra il 31 agosto e il 6 settembre 1997, nei giorni in cui la Gran Bretagna precipitò in un lutto collettivo e, dietro le mura dei palazzi reali, la famiglia dovette decidere come salutare la donna più famosa del mondo.

È proprio su quei giorni che Spencer torna con accuse destinate a riaprire uno dei capitoli più controversi della storia recente dei Windsor. E questa volta il Palazzo non sceglie il silenzio.

«Sua Maestà è consapevole che il dolore per la perdita di un fratello o di una sorella può offuscare la ragione, influenzare il giudizio e colorare i ricordi in modi che altri possono non riconoscere, anche molti anni dopo una simile perdita», ha fatto sapere un portavoce.

La frase è calibrata, come sempre accade quando parla Buckingham Palace, ma il significato è difficilmente equivocabile: Carlo non riconosce quella versione dei fatti e mette in dubbio, prima ancora dei singoli episodi, il modo in cui Spencer li ricorda.

La frase attribuita a Carlo

Il passaggio più esplosivo del memoir riguarda la decisione di far camminare William e Harry dietro al feretro della madre. I due principi avevano 15 e 12 anni. Spencer racconta di essersi opposto, convinto che Diana non avrebbe mai voluto vedere i propri figli esposti davanti a centinaia di migliaia di persone e alle telecamere di tutto il mondo in uno dei momenti più traumatici della loro vita.

Secondo il conte, durante lo scontro Carlo avrebbe pronunciato una frase brutale: «Stai tranquillo, la dimenticheremo presto». È proprio qui che il racconto di Spencer entra nel territorio più delicato, perché quella conversazione privata non può essere verificata indipendentemente e il Palazzo contesta apertamente la sua ricostruzione.

Ma non è l’unico episodio destinato a fare rumore.

«Sembrava avesse vinto alla lotteria»

Spencer sostiene anche che, nella prima telefonata ricevuta da Carlo dopo la morte di Diana, il tono dell’allora principe gli sarebbe apparso sorprendentemente sollevato, quasi euforico. Nel libro lo paragona a quello di una persona che avesse appena vinto alla lotteria.

È un’immagine pesantissima, forse la più pesante dell’intero memoir, perché non riguarda una scelta istituzionale o l’organizzazione di un funerale, ma pretende di restituire lo stato d’animo di Carlo nelle ore immediatamente successive alla morte dell’ex moglie.

Ed è proprio qui che occorre distinguere tra ciò che Spencer ricorda e ciò che può essere stabilito come fatto. Quella è la sua percezione di una conversazione avvenuta nel pieno di una tragedia personale e familiare; il Palazzo ne dà una lettura completamente diversa.

Nel libro il conte lega quella sensazione anche alla relazione tra Carlo e Camilla Parker Bowles, sostenendo che la morte di Diana avesse rimosso uno degli ostacoli più evidenti alla possibilità che la loro relazione potesse un giorno essere pienamente accettata dalla monarchia e dall’opinione pubblica. Carlo e Camilla si sarebbero sposati nel 2005, otto anni più tardi.

Fonti vicine al sovrano hanno invece descritto Carlo come profondamente colpito dalla morte di Diana e respingono l’immagine proposta dal fratello della principessa.

La strategia di Buckingham Palace, però, è significativa: non smontare una per una le accuse, ma contestare la memoria da cui quelle accuse nascono.

Una linea che ricorda inevitabilmente il celebre «recollections may vary», «i ricordi possono differire», utilizzato da Elisabetta II nel 2021 dopo l’intervista concessa da Harry e Meghan a Oprah Winfrey. Anche allora la monarchia evitò di entrare in una guerra di dettagli, lasciando però intendere che la versione raccontata pubblicamente non coincideva con quella custodita all’interno della famiglia.

William e Harry dietro al feretro

Il punto centrale resta il funerale del 6 settembre 1997. L’immagine di William e Harry che camminano dietro la bara della madre, insieme al padre Carlo, al principe Filippo e a Charles Spencer, è diventata una delle fotografie simbolo della morte di Diana. Negli anni successivi entrambi i figli hanno raccontato quanto quell’esperienza fosse stata difficile.

Spencer sostiene di avere cercato di impedirla. Nel memoir racconta che tra la famiglia della principessa e la casa reale ci furono discussioni durissime non soltanto sulla presenza dei ragazzi nel corteo, ma su numerosi aspetti delle esequie, dalla musica alle modalità con cui Diana sarebbe stata ricordata pubblicamente.

Il conte afferma inoltre che Elisabetta II avrebbe valutato l’ipotesi di restituire postumamente a Diana il titolo di Altezza Reale, perso dopo il divorzio da Carlo. Spencer avrebbe giudicato la proposta ormai inutile.

Anche questo dettaglio restituisce il clima di quei giorni: non soltanto una famiglia devastata da una morte improvvisa, ma due mondi costretti a decidere, in poche ore e sotto una pressione pubblica senza precedenti, a chi appartenesse davvero Diana dopo la sua morte. Alla monarchia, alla famiglia Spencer, ai suoi figli o a quel pubblico che l’aveva ormai trasformata in un’icona globale.

Il fratello che vuole riprendersi Diana

Swan Song non è soltanto un libro contro Carlo e non si limita ai giorni del funerale. Spencer torna all’infanzia vissuta insieme alla sorella, alla separazione dei genitori, agli anni precedenti al matrimonio reale, all’ingresso di Diana in un sistema che l’avrebbe resa contemporaneamente principessa e fenomeno mediatico.

Il conte prova soprattutto a recuperare la persona dietro al personaggio, quella Diana che, sostiene, rischia di essere ormai conosciuta più attraverso documentari, serie televisive e ricostruzioni della sua morte che attraverso chi l’ha conosciuta prima che diventasse «Lady D».

Non è un elemento secondario. Il trentesimo anniversario della morte cadrà il 31 agosto 2027 e Spencer ha spiegato di voler fissare la propria versione prima che una nuova ondata di anniversari, documentari e commemorazioni torni ancora una volta a definire sua sorella al posto suo.

Il memoir diventa così anche una battaglia sulla memoria.

Da una parte il fratello che rivendica il diritto di raccontare Diana come la ricorda lui. Dall’altra un re che, attraverso Buckingham Palace, risponde che proprio il dolore può cambiare il modo in cui ricordiamo ciò che abbiamo vissuto.

Diana, ancora una volta

È forse questo il punto più interessante del nuovo scontro. A distanza di quasi trent’anni, non si discute più soltanto di ciò che Diana fece o subì, ma di chi possieda la versione definitiva della sua storia. Charles Spencer la racconta come fratello. Carlo la ricorda come ex marito e padre dei suoi figli. William e Harry hanno costruito negli anni il proprio rapporto, pubblico e privato, con quella perdita.

E ogni volta che una di queste memorie emerge, le altre vengono inevitabilmente chiamate in causa.

Diana continua così a occupare un posto paradossale nella monarchia britannica: non ne fa più parte da decenni, eppure resta una delle presenze più ingombranti nella sua storia recente. Non perché manchino libri su di lei, ma perché ancora oggi nessuno sembra essere riuscito a scriverne l’ultima pagina.

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