Il Raid aereo Roma-Tokyo dei "samurai" italiani - foto e video
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Il Raid aereo Roma-Tokyo dei "samurai" italiani - foto e video

Tra il febbraio e il maggio 1920 l'italiano Arturo Ferrarin batte il record di 18mila km di volo a bordo di un biplano tra innumerevoli rischi ed incidenti

Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
Il prospetto delle tappe del raid Roma Tokyo (14 febbraio-30 maggio 1920)
Arturo Ferrarin (Thiene 1895-Guidonia 1941)Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
Ferrarin (a dx) con Guido Masiero (Padova 1895- Cinisello B. 1942)Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
Il biplano di Ferrarin con il carrello danneggiato dopo l'atterraggio di fortuna al buio nei pressi di Delhi.Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
Lo SVA 9 di Masiero (illeso) dopo il disastroso atterraggio a Canton
Lo SVA di Ferrarin pronto al decollo da Pechino.Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
La partenza da Shanghai degli SVA di Ferrarin e Masiero alla presenza delle autorità diplomatiche italiane.Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
Arturo Ferrarin con la katana da samurai ricevuta da Hiroito al termine del raid.Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
Ferrarin, Masiero e i motoristi Cappannini e Maretto prime dell'ultimo balzo da Osaka a Tokyo.Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
Lo SVA 9 di Ferrarin al museo di Tokyo negli anni '30Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
Tokyo, 30 maggio 1920. Tripudio di bandiere giapponesi e tricolori per l'arrivo degli aviatori italiani.Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
Ferrarin e il motorista Cappannini sulla prima pagina dell' "Echo du Japon"Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana
Volantino celebrativo lanciato dagli aerei su Tokyo il 30 maggio 1920.
Lo SVA 9 (Savoia-Verduzio-Ansaldo). Era robusto e veloce, in grado di raggiungere la velocità di 220km/hUfficio Storico Aeronautica Militare Italiana
L'ambasciatore italiano Paolucci de'Calboli saluta l'arrivo dei connazionali a Tokyo il 30 maggio 1920.Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana

Lo SVA 9 residuato bellico che sostava sul campo di volo di Centocelle era logoro. Questo era l'unico apparecchio a disposizione del pilota collaudatore Arturo Ferrarin alla vigilia della sua più grande impresa: la traversata da Roma a Tokyo.

Molti avrebbero voluto che fosse D'Annunzio, promotore dell'impresa assieme al letterato giapponese Harukichi Shimoi, ai comandi del biplano per allontanarlo dalla bufera postbellica sull'Istria e la Dalmazia. Quando il vate decise di rinunciare all'impresa Ferrarin, giovane pilota e collaudatore di Thiene (Vicenza), rispose all'appello in meno di una settimana. Lo SVA 9 lo conosceva bene: Ferrarin era stato pilota di caccia nel 1918 nell'87° Gruppo Aviatori.

La partenza fu fissata per il giorno di San Valentino del 1920. Assieme a lui altri piloti con i motoristi tra i quali il tenente Guido Masiero, l'unico a portare a termine il raid assieme a Ferrarin.

La prima tappa è breve, da Roma a Gioia del Colle. da qui a Valona e non senza difficoltà a Salonicco. Durante le prime tappe il raid perde la quasi totalità degli equipaggi degli altri SVA e dei Caproni Ca.33 per problemi meccanici di vario genere. Rimangono Ferrarin e Masiero ad affrontare i climi ostili dei deserti, delle montagne dell'Asia minore sferzate dai venti, poi dalle piogge monsoniche che misero a dura prova i biplani di legno e tela spinti da un motore SPA da 200 cavalli, più e più volte rappezzato dai fidi motoristi.

Ogni tappa è una scommessa, un rischio, un'avventura. Moltissime le soste forzate in campi di fortuna per rotture varie al motore in linea. Nella tappa verso Karachi, nel territorio del Belucistan, Ferrarin è costretto ad atterrare su una duna per un guaio alla molla di ritorno delle valvole. Qui il pilota veneto ed il suo motorista sono arrestati da una amazzone a cavallo, capo di una tribù di ribelli e portati di forza al villaggio. Saranno rilasciati perché ritenuti cittadini bulgari, alleati dei tedeschi nella Grande Guerra a fianco dei quali quel popolo aveva combattuto.

A Delhi Ferrarin atterra nel buio disfando il carrello, in Birmania il piccolo SVA è messo a dura prova dalle temperature tropicali vicine ai 50 gradi, col radiatore in ebollizione. A Canton, dove gli aviatori sono attesi dalle autorità diplomatiche italiane, il campo di volo presso le risaie è allagato e Ferrarin atterra tra la folla, sfiorando alberi e abitazioni.

Masiero distrugge il biplano dopo aver toccato un albero ed esce miracolosamente illeso. A Shanghai e nella concessione italiana di Tien Tsin l'eco dell'impresa è alle stelle. Gli italiani sono portati in trionfo, accolti dalla folla e dalle autorità fino al sorvolo della Grande Muraglia. Poi le ultime tappe, funestate più dai disturbi gastrointestinali per i troppi pasti a base di spezie che per le noie al piccolo ma estremamente affidabile SVA 9.

L'ultimo balzo dal continente asiatico al Giappone nella seconda metà di maggio del 1920, quando le ruote del biplano toccano il suolo di Osaka. Il 30 maggio 1920, dopo più di tre mesi di viaggio e circa 18mila km. in volo per un totale di 109 ore, lo SVA 9 di Ferrarini atterra a Tokyo nel parco Yoyogi tra due ali di folla. L'imperatore Hiroito in persona onora gli aviatori italiani, con tanto di consegna della spada di Samurai, massima onorificenza del Sol Levante.

Lo SVA 9 rimarrà a Tokio esposto in un museo fino alla sua distruzione durante un bombardamento americano nel 1945. Masiero si dovrà accontentare del ruolo di "secondo classificato" in quanto dopo l'incidente in Cina fu costretto a percorrere in nave un tratto del raid.

Arturo Ferrarin muore durante un collaudo sperimentale a Guidonia il 18 luglio 1941. Stessa sorte per il compagno di impresa Guido Masiero, precipitato il 24 novembre 1942 su Cinisello Balsamo mentre era ai comandi di un Macchi C.202.

Le tappe del Raid Roma-Tokyo:

ROMA-GIOIA DEL COLLE km 390;
GIOIA DEL COLLE-VALONA (VLORE) km 220;
VALONA-SALONICCO (SALONIKI) km 290;
SALONICCO-SMIRNE (IZMIR) km 440;
SMIRNE-ADALIA (ANTALYA) km 350;
ADALIA-ALEPPO (HALEB) km 585;
ALEPPO-BAGHDAD km 740;
BAGHDAD-BASSORA (BASHRAH) km 460;
BASSORA-BUSHIR-BANDAR ABBAS km 560;
BANDAR ABBAS-CIAUBAR (CHAHBAHAR) km 490;
CIAUBAR-KARACHI km 640; KÀRACH I-DELHI 1.100;
DELHI-ALLAHABAD km 585;
ALLAHABAD-CALCUTTA km 720;
CALCUTTA-AKYAB (SITTWE) km 550;
AKYAB-RANGOON km 510;
RANGOON-BANGKOK (KRUNG THEP) km 560;
BANGKOK-UBON km 485;
UBON-HANOI km 650;
HANOI-CANTON (KUANG CHOU) km 810;
CANTON-FU CHOU (MIN HOU) km 700;
FU CHOU-SHANGHAI km 610;
SHANGHAI-TSINGTAO (CHING TAO) km 550;
TSINGTAO-PECHINO (PEICHING) km 550;
PECHINO-KOW PANGTZU km 490;
KOW PANGTZU-SHINGISHU (SINUIJU) km 270;
SHINGISHU-SEOUL km 360;
SEOUL-TAIKJU (TAEGU) km 240;
TAIKJU-OSAKA km 630;
OSAKA-TOKYO km 410

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