Una volta erano quelli che raccontavano le storie, preparavano la merenda, accompagnavano i nipoti a scuola e custodivano gelosamente fotografie, ricette e ricordi di famiglia. Oggi continuano a fare tutto questo, ma possono anche essere i compagni di viaggio con cui partire per il fine settimana, le persone da coinvolgere in un video su TikTok o quelle con cui affrontare, magari per la prima volta, le montagne russe. I nonni italiani stanno cambiando, esattamente come le famiglie di cui fanno parte, e la Festa dei Nonni, che si celebra oggi, venerdì 2 ottobre, diventa l’occasione per raccontare una relazione che non si limita più alla trasmissione di ricordi e tradizioni, ma si alimenta attraverso esperienze condivise, nuovi linguaggi e una complicità capace di superare le differenze generazionali.
In un Paese che invecchia, dove le famiglie diventano progressivamente più piccole e il tempo rappresenta una risorsa sempre più preziosa, il rapporto tra nonni e nipoti assume inoltre un significato particolare, perché continua a rappresentare un importante punto di riferimento affettivo e, in moltissime situazioni, anche un sostegno concreto all’organizzazione familiare.
A raccontare questa trasformazione arrivano, proprio in occasione della ricorrenza, due iniziative apparentemente molto diverse ma accomunate dalla stessa idea: un’indagine social di Gardaland, che mostra quanto le esperienze condivise siano importanti nel rapporto tra generazioni, e FAST Heroes, un progetto internazionale di educazione sanitaria che insegna ai bambini a riconoscere i sintomi dell’ictus, trasformandoli in piccoli messaggeri di salute capaci, in determinate circostanze, persino di salvare la vita dei propri nonni.
Perché la Festa dei Nonni si celebra il 2 ottobre: le origini e la storia della ricorrenza
La Festa dei Nonni è una ricorrenza relativamente recente nel calendario italiano, almeno dal punto di vista istituzionale, perché è stata ufficialmente introdotta con la legge numero 159 del 31 luglio 2005, attraverso la quale il Parlamento ha riconosciuto l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società.
La scelta del 2 ottobre non è casuale, ma coincide con la memoria liturgica degli Angeli Custodi, figure che nella tradizione cattolica rappresentano la protezione e l’accompagnamento delle persone durante la loro vita, e che proprio per questo richiamano simbolicamente il ruolo spesso assunto dai nonni nei confronti dei nipoti.
Durante l’iter parlamentare fu sottolineato anche un aspetto pratico, ovvero la possibilità di organizzare iniziative nelle scuole, che all’inizio di ottobre sono regolarmente aperte e possono quindi dedicare attività e momenti di approfondimento al rapporto tra generazioni.
La legge prevede infatti che istituzioni locali e istituti scolastici possano promuovere iniziative dedicate alla valorizzazione dei nonni e ha istituito anche un riconoscimento nazionale per coloro che si distinguono attraverso azioni particolarmente meritorie sul piano sociale. Non si tratta, tuttavia, di una festività civile che comporti automaticamente la chiusura di scuole e uffici.
L’Italia non è naturalmente l’unico Paese a dedicare una giornata ai nonni, ma le date cambiano a seconda delle tradizioni nazionali. Negli Stati Uniti, ad esempio, il National Grandparents Day venne proclamato ufficialmente dal presidente Jimmy Carter nel 1979 e ricorre la prima domenica successiva al Labor Day, mentre la Chiesa cattolica celebra dal 2021 anche la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, istituita da Papa Francesco e prevista per la quarta domenica di luglio.
Due ricorrenze differenti, dunque, che condividono però un obiettivo fondamentale: riconoscere il valore delle persone anziane e contrastare una visione della vecchiaia esclusivamente associata alla fragilità e alla perdita di autonomia.
L’Italia è sempre più anziana: perché il ruolo dei nonni diventa ancora più importante
Per comprendere il peso che le relazioni tra generazioni assumono nella società italiana basta osservare gli ultimi indicatori demografici pubblicati dall’Istat, che restituiscono l’immagine di un Paese nel quale la popolazione anziana continua ad aumentare, mentre le nascite diminuiscono e i nuclei familiari diventano progressivamente più piccoli.
Al primo gennaio 2026, infatti, gli italiani e gli stranieri residenti con almeno 65 anni hanno raggiunto quota 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione complessiva, mentre gli ultraottantacinquenni sono circa 2,5 milioni e l’età media nazionale è salita a 47,1 anni. Naturalmente non tutti gli ultrasessantacinquenni sono nonni e, allo stesso modo, esistono moltissimi nonni più giovani, ma questi numeri aiutano a comprendere quanto stia cambiando la struttura della società italiana.
Il fenomeno diventa ancora più evidente osservando la natalità, perché nel 2025 sono nati circa 355mila bambini, con una diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente e un numero medio di figli per donna sceso a 1,14. Nel frattempo, la dimensione media delle famiglie si è ridotta, passando dai 2,6 componenti di vent’anni fa ai 2,2 del biennio 2024-2025.
In questo scenario, la presenza dei nonni può rappresentare una risorsa particolarmente importante, soprattutto per quelle famiglie che devono conciliare lavoro, scuola e gestione dei figli, ma il loro contributo non dovrebbe essere misurato soltanto attraverso le ore trascorse a occuparsi dei nipoti.
Esiste infatti una dimensione meno facilmente quantificabile, che riguarda la possibilità di trasmettere esperienze, mantenere vivi i legami familiari e offrire ai più piccoli una relazione differente rispetto a quella costruita con i genitori, spesso caratterizzata da tempi, modalità di ascolto e occasioni di confronto diverse.
Allo stesso tempo, riconoscere il valore dei nonni significa anche rispettarne l’autonomia, evitando di considerarli una soluzione automaticamente disponibile per qualsiasi necessità familiare, perché essere nonni non dovrebbe comportare la rinuncia ai propri interessi, ai viaggi, alle amicizie o semplicemente al diritto di organizzare liberamente il proprio tempo.
Dai racconti di famiglia ai video su TikTok: chi sono i nonni di oggi
La trasformazione più interessante del rapporto tra nonni e nipoti riguarda probabilmente il modo in cui le diverse generazioni imparano a condividere esperienze e linguaggi che, fino a qualche anno fa, sembravano appartenere a mondi completamente separati.
Se in passato erano soprattutto i nonni a insegnare ai bambini qualcosa che non conoscevano, oggi questo scambio può funzionare anche nella direzione opposta, con i nipoti che spiegano come utilizzare uno smartphone, organizzare una videochiamata, modificare una fotografia oppure realizzare un contenuto da pubblicare sui social network.
WhatsApp ha reso più semplice mantenere i contatti anche quando si vive lontani, mentre fotografie, messaggi vocali e video permettono di condividere piccoli frammenti della quotidianità senza dover necessariamente aspettare il pranzo della domenica o una ricorrenza familiare.
TikTok e gli altri social network hanno inoltre introdotto nuove occasioni di incontro, dalle ricette preparate insieme ai racconti della propria giovinezza, fino alle sfide e ai video nei quali il contrasto tra linguaggi generazionali diventa un elemento di comicità e complicità.
Naturalmente non tutti i nonni utilizzano le tecnologie digitali e il divario nelle competenze informatiche rimane un problema concreto, ma proprio per questo il rapporto con i nipoti può rappresentare un’occasione di apprendimento reciproco, nella quale nessuna generazione possiede necessariamente tutte le conoscenze.
Il vero elemento di novità, infatti, non consiste nel trasformare tutti i nonni in creator digitali, ma nel riconoscere che la curiosità, la voglia di imparare e il desiderio di condividere esperienze non appartengono esclusivamente ai più giovani.
A Gardaland con i nonni: il 62% dei partecipanti a un sondaggio lo ha già fatto
Un esempio di come stiano cambiando le modalità di trascorrere il tempo insieme arriva da Gardaland Resort, che in occasione della Festa dei Nonni ha realizzato un sondaggio attraverso il proprio profilo Instagram, chiedendo agli utenti di raccontare il rapporto tra le diverse generazioni e le esperienze condivise all’interno del parco.
Tra coloro che hanno partecipato, il 62% ha dichiarato di aver già visitato Gardaland insieme ai propri nonni, mentre il restante 38% ha espresso il desiderio di farlo in futuro, un risultato che suggerisce quanto il divertimento possa rappresentare un terreno di incontro anche tra persone appartenenti a generazioni differenti.
Naturalmente si tratta di un sondaggio social rivolto alla community del Resort, del quale non sono state comunicate dimensioni e caratteristiche del campione, e non di una ricerca statisticamente rappresentativa della popolazione italiana, ma le risposte raccolte offrono comunque uno spunto interessante per osservare l’evoluzione delle abitudini familiari.
Le testimonianze arrivate attraverso i messaggi inviati a Gardaland raccontano infatti giornate trascorse insieme, prime esperienze sulle attrazioni e ricordi che, a distanza di anni, continuano a rappresentare momenti importanti nella storia delle famiglie.
Il rapporto tra nonni e nipoti trova così una dimensione diversa da quella domestica, perché può svilupparsi durante una gita, una visita culturale, un viaggio oppure una giornata dedicata semplicemente al divertimento, quando entrambe le generazioni hanno la possibilità di sperimentare qualcosa di nuovo senza i ritmi e gli obblighi della quotidianità.
L’offerta del Resort comprende attrazioni di diversa intensità, spettacoli, cinema 4D, esperienze gastronomiche e soggiorni negli hotel tematizzati, oltre a Gardaland SEA LIFE Aquarium, dove la scoperta del mondo acquatico può diventare un’attività da condividere indipendentemente dall’età.
Proprio l’acquario, domenica 4 ottobre, ospita una giornata speciale dedicata ai nonni e alla longevità nel mondo acquatico, in occasione anche della Giornata mondiale degli animali. Il programma prevede alle 11 il quiz interattivo «Nonno in ammollo: vecchie pinne, grandi storie», dedicato alle creature marine più longeve, mentre dalle 12.30 alle 16.30 è previsto il laboratorio creativo «Un mare d’amore per i nonni», durante il quale i bambini potranno realizzare piccoli oggetti utilizzando materiali di recupero e accompagnarli con un messaggio personale.
L’iniziativa rappresenta un esempio di come un’esperienza ricreativa possa trasformarsi anche in un’occasione educativa, favorendo il dialogo tra generazioni attraverso attività costruite intorno a interessi condivisi.
Il regalo più importante per la Festa dei Nonni? Il tempo trascorso insieme
Se il rapporto tra generazioni cambia, inevitabilmente si trasforma anche il modo di celebrare una ricorrenza come la Festa dei Nonni, che non deve necessariamente tradursi nell’acquisto di un regalo, ma può diventare l’occasione per dedicare tempo e attenzione a una relazione che rischia talvolta di essere sacrificata agli impegni quotidiani.
Una giornata trascorsa insieme, una gita organizzata scegliendo una destinazione particolarmente amata dai nonni, una fotografia di famiglia stampata e accompagnata da un messaggio personale oppure un pomeriggio dedicato a raccogliere i loro ricordi possono assumere un significato molto più profondo di un oggetto acquistato per rispettare una consuetudine.
Registrare le storie di famiglia, recuperare vecchie fotografie, ricostruire le origini dei propri parenti o imparare una ricetta tramandata da generazioni sono inoltre attività attraverso le quali i nipoti possono conoscere aspetti della vita dei nonni che spesso rimangono nascosti dietro il ruolo familiare che questi ultimi ricoprono.
Per chi vive lontano, una videochiamata organizzata senza fretta oppure la creazione di un piccolo album digitale possono rappresentare un modo per mantenere viva la relazione, soprattutto quando la distanza impedisce di incontrarsi frequentemente.
Ma c’è anche un’altra forma di attenzione che merita di essere ricordata in occasione di questa giornata e che riguarda la salute, perché imparare a riconoscere un’emergenza sanitaria e sapere come comportarsi può diventare, in determinate circostanze, un gesto capace di fare davvero la differenza.
FAST Heroes: quando sono i nipoti a poter salvare la vita dei nonni
È proprio su questo principio che si basa FAST Heroes, la campagna educativa internazionale gratuita promossa in Italia da A.L.I.Ce. Italia Odv, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, che in occasione della Festa dei Nonni richiama l’attenzione su un tema tanto delicato quanto importante: insegnare ai bambini a riconoscere tempestivamente i principali sintomi dell’ictus e ad attivare i soccorsi.
Il progetto, attivo in oltre venti Paesi, ha raggiunto il traguardo di un milione di bambini coinvolti a livello internazionale e continua a crescere anche in Italia, dove, secondo i dati diffusi dall’associazione, nell’ultimo anno scolastico hanno partecipato oltre 18mila alunni tra i cinque e i dieci anni, appartenenti a più di trecento scuole.
L’idea alla base della campagna è tanto semplice quanto originale, perché ribalta il tradizionale rapporto educativo tra generazioni: attraverso cinque lezioni, attività interattive e materiali costruiti appositamente per la loro età, i bambini imparano a individuare i segnali di un possibile ictus e diventano successivamente messaggeri di queste conoscenze all’interno delle proprie famiglie.
«Insegnare a un bambino a riconoscere l’ictus significa dargli uno strumento che può utilizzare per proteggere una persona che ama», spiega Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv, sottolineando come il passaggio di informazioni dalla scuola alla famiglia possa trasformarsi in una risorsa preziosa nel momento in cui si presenta un’emergenza.
Il progetto non si limita infatti a fornire nozioni teoriche, ma cerca di sviluppare una vera e propria capacità di riconoscimento e intervento, ricordando che di fronte ai sintomi di un ictus non bisogna aspettare che la situazione migliori spontaneamente, perché la tempestività dei soccorsi può incidere in maniera determinante sulle possibilità di trattamento.
I risultati comunicati dagli organizzatori, riferiti alle scuole esaminate attraverso il programma di follow-up, mostrano un miglioramento significativo delle conoscenze: la percentuale di bambini in grado di riconoscere almeno tre sintomi dell’ictus è passata dal 38% all’85%, mentre quella relativa alla conoscenza del numero di emergenza è salita dal 40% al 100%.
Sono risultati riferiti alle popolazioni scolastiche coinvolte nella valutazione e non automaticamente estendibili a tutti i bambini che hanno partecipato alla campagna, ma dimostrano come un programma educativo mirato possa contribuire ad aumentare la familiarità con informazioni sanitarie fondamentali.
Il messaggio assume un’importanza particolare considerando che l’ictus colpisce frequentemente le persone anziane, con un’età media dei pazienti intorno ai settant’anni, e che in Italia, secondo i dati del Ministero della Salute, si registrano ogni anno circa 90mila ricoveri legati a questa patologia, una quota dei quali riguarda persone che hanno già avuto un precedente episodio.
Come riconoscere un ictus: i quattro segnali da ricordare
Il cuore del progetto FAST Heroes è rappresentato dall’acronimo inglese FAST, che permette di memorizzare tre segnali fondamentali di un possibile ictus e l’importanza di intervenire rapidamente.
La lettera F indica Face, ovvero il volto, e invita a osservare se una persona presenta improvvisamente un’asimmetria della bocca, particolarmente evidente quando prova a sorridere, mentre la A sta per Arms, cioè le braccia, e richiama l’attenzione sulla comparsa improvvisa di debolezza o sull’incapacità di sollevare e mantenere alzato uno degli arti.
La S corrisponde a Speech, il linguaggio, e riguarda le difficoltà improvvise nel parlare, pronunciare correttamente le parole oppure comprendere quello che viene detto. Infine, la lettera T significa Time, tempo, perché anche la presenza di uno solo di questi segnali richiede di chiamare immediatamente il 112 o il 118, senza attendere che i sintomi scompaiano.
L’ictus può inoltre manifestarsi attraverso altri disturbi improvvisi, come problemi alla vista, perdita dell’equilibrio oppure un mal di testa particolarmente intenso e insolito, circostanze nelle quali è altrettanto importante richiedere urgentemente assistenza sanitaria.
Il Ministero della Salute ricorda infatti che, davanti a sintomi compatibili con un ictus o un attacco ischemico transitorio, non bisogna aspettare, rivolgersi prima al medico di famiglia oppure raggiungere autonomamente il pronto soccorso, ma contattare i servizi di emergenza affinché il paziente venga indirizzato rapidamente alla struttura più appropriata.
La campagna FAST Heroes ha scelto di trasmettere queste conoscenze attraverso personaggi e racconti che trasformano i bambini in piccoli supereroi, proprio perché il loro obiettivo è imparare a proteggere quelle persone che, nella loro quotidianità, rappresentano spesso i primi esempi di coraggio, affetto e protezione: i nonni.
«La Festa dei Nonni è un’occasione per celebrare il loro ruolo all’interno delle nostre famiglie, ma anche per ricordare che la salute è un patrimonio che possiamo proteggere insieme», conclude Vianello, indicando nell’educazione dei più piccoli uno strumento per costruire una comunità più consapevole e preparata ad affrontare le emergenze.
Il programma raccoglie già testimonianze di famiglie nelle quali le conoscenze acquisite dai bambini hanno contribuito a riconoscere tempestivamente situazioni di pericolo, dimostrando come la trasmissione delle informazioni possa produrre risultati concreti anche al di fuori dell’ambiente scolastico.
Una festa per ricordare che il rapporto tra nonni e nipoti funziona in entrambe le direzioni
La Festa dei Nonni del 2026 racconta quindi una trasformazione che va ben oltre l’immagine tradizionale della nonna che prepara la torta o del nonno che accompagna i nipoti al parco, perché mette al centro una relazione nella quale la differenza di età può diventare un’occasione di scoperta, anziché un limite alla condivisione delle esperienze.
Lo dimostrano i nonni che imparano a utilizzare le nuove tecnologie grazie ai nipoti, quelli che condividono con loro passioni sportive, viaggi ed esperienze culturali, ma anche i bambini che, attraverso progetti come FAST Heroes, acquisiscono conoscenze capaci di diventare preziose per la salute e la sicurezza delle persone più grandi.
In una società che tende a organizzare la vita quotidiana secondo ritmi sempre più frenetici, il valore di questa relazione risiede soprattutto nella possibilità di creare occasioni di incontro che non siano limitate alle necessità organizzative delle famiglie, ma che riconoscano ai nonni un ruolo autonomo, fatto di affetto, interessi personali, curiosità e desiderio di partecipazione.
Perché, alla fine, il regalo più bello da fare ai propri nonni potrebbe non essere quello da consegnare il 2 ottobre, ma tutto quello che possiamo continuare a condividere con loro durante il resto dell’anno. E imparare a proteggerli, quando ne hanno bisogno, è forse il modo più concreto per restituire almeno una parte di ciò che hanno fatto per noi.
