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Gli italiani sono stanchi della tv che urla: De Martino, Scotti e Bonolis sono i conduttori più amati

Gli italiani sono stanchi della tv che urla: De Martino, Scotti e Bonolis sono i conduttori più amati
Italian host Stefano De Martino during the program Affari Tuoi at the Teatro Delle Vittorie. Rome (Italy) September 02nd, 2025 (Photo by Massimo Insabato/Archivio Massimo Insabato/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Per il 64% degli italiani la comunicazione aggressiva in tv influenza i comportamenti quotidiani. Stefano De Martino guida la classifica dei conduttori più apprezzati per lo stile moderato, davanti a Gerry Scotti e Paolo Bonolis

C’è una televisione in cui, per conquistare qualche punto di share, sembra diventato indispensabile alzare la voce, interrompere gli ospiti, alimentare polemiche e trasformare qualsiasi discussione in uno scontro, e poi ce n’è un’altra, apparentemente meno rumorosa ma evidentemente ancora molto amata, che riesce a intrattenere senza ricorrere continuamente alla provocazione. A giudicare dalle preferenze degli italiani, il futuro del piccolo schermo potrebbe appartenere proprio a quest’ultima, con Stefano De Martino, Gerry Scotti e Paolo Bonolis protagonisti di una classifica che racconta molto più di una semplice gara di popolarità.

Secondo una nuova indagine realizzata dal comunicatore Filippo Poletti insieme a Business Intelligence Group, infatti, il 64% degli italiani ritiene che le modalità comunicative aggressive utilizzate in televisione, alla radio e nei podcast abbiano una forte influenza sui comportamenti delle persone nella vita quotidiana, mentre l’81% riconosce nel confronto moderato ed equilibrato uno strumento capace di migliorare le relazioni umane. Non si tratta di una dimostrazione scientifica del rapporto tra violenza mediatica e comportamenti sociali, ma della percezione di un pubblico che sembra chiedere qualcosa di diverso rispetto alla continua spettacolarizzazione del conflitto.

E forse non è un caso che, tra i personaggi televisivi contemporanei più apprezzati per la loro capacità di dialogo e moderazione, a conquistare il primo posto sia proprio Stefano De Martino, seguito da due professionisti che hanno costruito la propria carriera su linguaggi molto diversi, ma che condividono la capacità di stabilire un rapporto riconoscibile con il pubblico.

Stefano De Martino batte tutti: la classifica dei conduttori più amati

A incoronare Stefano De Martino è un’ulteriore indagine condotta da Espresso Communication in collaborazione con la community di Libreriamo, dalla quale emerge una classifica che mette insieme generazioni, personalità televisive e stili di conduzione profondamente differenti.

Il conduttore di Affari Tuoi conquista il primo posto con il 79% dei consensi, premiato per il carisma e per la capacità di rinnovare l’intrattenimento televisivo senza rinunciare a una comunicazione accessibile, mentre Gerry Scotti si piazza immediatamente alle sue spalle con il 76%, confermando quanto il pubblico continui ad apprezzare quella familiarità che lo ha reso, nel corso degli anni, uno dei volti più riconoscibili della televisione italiana.

A completare il podio è Paolo Bonolis, che raggiunge il 68% e dimostra come la moderazione non debba necessariamente coincidere con uno stile prevedibile o privo di provocazioni, dal momento che proprio la sua ironia dissacrante, il linguaggio colto e la comicità surreale rappresentano alcuni degli elementi maggiormente apprezzati dagli spettatori.

Subito fuori dal podio troviamo Alberto Angela, quarto con il 62%, che continua a rappresentare un modello di divulgazione capace di rendere accessibili anche gli argomenti più complessi, seguito da Carlo Conti, quinto con il 59%, e da Amadeus, sesto con il 53%.

La classifica prosegue con Maria De Filippi, settima con il 49%, Antonella Clerici, ottava con il 45%, Milly Carlucci, nona con il 41%, e Mara Venier, che chiude la top ten con il 37%, componendo un panorama televisivo nel quale convivono intrattenimento, divulgazione, talent show e programmi costruiti intorno alle storie delle persone.

Da Fabrizio Frizzi a Stefano De Martino: che cosa è cambiato nella televisione italiana

Se i conduttori contemporanei raccontano le preferenze degli spettatori di oggi, i grandi protagonisti del passato continuano a rappresentare un riferimento importante quando si parla di educazione e rispetto davanti alle telecamere.

Nell’indagine di Poletti e Business Intelligence Group, Fabrizio Frizzi viene indicato dal 42% degli italiani come il presentatore che più di tutti ha saputo diffondere uno stile comunicativo moderato e rispettoso, davanti a Corrado, che raccoglie il 24% delle preferenze, e Raimondo Vianello, fermo al 20%.

Tre personalità profondamente diverse, accomunate però dalla capacità di conquistare il pubblico senza trasformare necessariamente gli interlocutori in avversari, e la cui eredità sembra ritrovarsi, almeno in parte, nei protagonisti della televisione contemporanea.

A rendere particolarmente interessante la ricerca è però un altro dato, che riguarda direttamente le nuove generazioni e che suggerisce come la questione non possa essere liquidata semplicemente con la nostalgia per la televisione del passato.

Il 43% degli under 30 non sa indicare un modello di comunicazione garbata

La vera frattura emerge osservando le risposte dei giovani, che sembrano avere una percezione dell’aggressività mediatica sensibilmente diversa rispetto a quella delle generazioni precedenti. Se gli italiani tra i 50 e i 59 anni attribuiscono al legame tra comunicazione aggressiva e comportamenti quotidiani un voto medio di 8,6 su 10, tra i ragazzi dai 18 ai 29 anni il punteggio scende a 6,8, evidenziando una differenza significativa nel modo di interpretare l’influenza dei media.

Ancora più interessante è il fatto che il 43% degli under 30 non sappia indicare un modello di comunicazione garbata, un risultato che apre inevitabilmente una riflessione su quanto i linguaggi aggressivi, diventati familiari attraverso social network, contenuti virali e discussioni televisive, possano aver modificato le aspettative degli spettatori più giovani.

Questo non significa, tuttavia, che la Generazione Z non apprezzi una televisione capace di intrattenere senza alimentare continuamente il conflitto, perché proprio Stefano De Martino compare tra i suoi personaggi preferiti, insieme ad Alessandro Cattelan, Valerio Lundini e Amadeus.

I Millennial, invece, riconoscono tra i propri riferimenti Fiorello, Alberto Angela, Paolo Bonolis e Maria De Filippi, mentre tra i Baby Boomer emergono Milly Carlucci, Gerry Scotti, Mara Venier e Carlo Conti, a dimostrazione di quanto i gusti televisivi cambino con l’età, pur conservando alcuni elementi comuni.

La televisione può davvero influenzare il clima sociale?

A sollevare la questione è Filippo Poletti, giornalista, docente universitario e autore del volume Il Presentatore Perfetto, pubblicato nel 2026 da Guerini e Associati, nel quale affronta proprio il ruolo dei professionisti della comunicazione e la responsabilità di chi si rivolge quotidianamente a un pubblico molto ampio.

«La televisione, la radio e il web non si limitano a raccontare la società, ma contribuiscono anche a modellare il modo in cui ci relazioniamo agli altri. Per questo dobbiamo abbandonare le esche dell’odio, dalla slopaganda al rage bait, e tornare a comunicare con maggiore equilibrio e moderazione», spiega Poletti, richiamando l’attenzione sui meccanismi digitali che trasformano rabbia, provocazioni e contenuti di scarsa qualità in strumenti per catturare l’attenzione.

Il punto, dunque, non è immaginare una televisione priva di discussioni, ironia o contrapposizioni, ma interrogarsi sulla differenza tra un confronto capace di coinvolgere gli spettatori e uno spettacolo costruito esclusivamente sull’aggressività, soprattutto in un momento in cui i confini tra linguaggio televisivo e comunicazione digitale sono sempre meno definiti.

«Il pubblico continua a premiare una televisione capace di intrattenere senza rinunciare alla relazione e al rispetto», conclude Poletti, sottolineando come i conduttori più apprezzati condividano soprattutto la capacità di costruire un rapporto autentico con chi li guarda.

E mentre la televisione continua a cercare nuove formule per conquistare ascolti e attenzione, la classifica suggerisce almeno una cosa: per farsi ascoltare da milioni di italiani non è sempre necessario essere quello che urla più forte.

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