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(Getty Images)
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La bistecca è il motore dell’evoluzione: “Non è mai esistita una società vegana”

La Ue vuole abolire la zootecnia, ma la Fao replica: senza carne non si sfama il mondo. Se ne parla domani a Roma. Ecco lo studio di uno dei più famosi paleoantropologi: Ben Dor

Se siamo ciò che siamo diventati e cioè abili, sapienti, intelligenti e longevi lo dobbiamo alla carne. Parola di paleoantropologo, anzi del massimo paleoantropologo il professor Ben Dor dell’università di Tel Aviv da almeno 30 anni impegnato a studiare come l’alimentazione ha influito sullo sviluppo umano. Un interrogativo a cui hanno tentato di dare risposta socioantropologi come Claude Levi Strauss – il suo “il crudo e il cotto” resta una pietra miliare - e nutrizionisti spesso però impegnati a guardare l’oggi piuttosto che a sondare il percorso. Sono i paleoantropologi cioè quelli che a bordo di una sorta di macchina del tempo indagano la remota contemporaneità dei nostri antenati per risalire fino a noi a descrive le traiettorie dell’evoluzione. Ben Dor smentisce tutta la vulgata vegana e toglie anche la giustificazione ai cibi Frankenstein quelli creati in laboratorio come la falsa carne finanziata da Bill Gates e dall’Europa. Sarà il ricercatore israeliano la guest star di un convegno che si tiene oggi a Roma organizzato da Assocarni e Coldiretti sul tema: “Cow is Veg: il ruolo dei ruminanti in una dieta sostenibile.”

Il convegno nasce dalla necessità di indagare se la prospettiva, sostenuta anche dalla Comunità europea con il programma Farm to Fork, di produrre meno per non nuocere all’ambiente eliminando del tutto alla dieta le proteine animali sia sostenibile dal punto di vista del bisogno alimentare e se sia giustificata dai dati ambientali, nutrizionali ed economici. A questa idea del mangiare insetti per non nuocere all’ambiente, del non mangiare carne per non avere danni alla salute e al pianeta, si contrappone un altro orizzonte che ruota attorno alla domanda centrale posta dalla Fao: come si fa a sfamare i 9,7 miliardi di uomini che abiteranno il pianeta da qui al 2050? La risposta possibile è: garantire un aumento medio del 30% della disponibilità di alimenti di origine animale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Di questo si occupa la tavola rotonda sul tema “Carne rossa tra sostenibilità, nutrizione e futuro” animata dal professor Ben Dor con Anne Mottet - Livestock Development ,Officer, FAO- Frank Mitloehner - Professore e Air Quality Extension Specialist, UC Davis USA- e Frederic Leroy - Professore nel campo della Scienza dell’Alimentazione alla Vrije University. Il ricercatore israeliano ci ha anticipato in questa intervista alcuni dei contenuti che illustrerà oggi.


Ben Dor

Professore Ben Dor quanto è durato lo studio che avete condotto sul rapporto tra consumo di carne ed evoluzione?

“Lo studio è stato condotto negli ultimi 12 anni. Ho raccolto migliaia di articoli sulla dieta, il comportamento e l'evoluzione umana durante il Paleolitico. Circa tre anni fa ho concluso che la migliore fonte di conoscenza sulla dieta durante l'evoluzione umana può essere trovata nel corpo umano, come segni di adattamento a una certa dieta. Ho quindi iniziato a rivedere più intensamente gli adattamenti umani genetici, morfometrici e metabolici legati alla dieta. Il documento risultante, The Evolution of the Human Trophic Level, contiene più di quattrocento citazioni da articoli scientifici.”

Come il consumo di proteine animali ha influenzato l’evoluzione?

“Posso dire che gran parte dell'evoluzione del genere Homo è un adattamento per acquisire e assimilare la carne come principale fonte di energia e nutrienti. Il genere Homo comprende Homo hablis, Homo erectus, Homo sapiens e altri. Prima dell'arrivo del genere Homo, 2,5 milioni di anni fa, abbiamo trovato davvero poca carne ma nei siti archeologici Homo troviamo ossa di animali e strumenti di pietra che servivano per catturare le prede ed estrarre la carne e il midollo dalle ossa.”

Esiste davvero una relazione tra consumo di carne e inquinamento ambientale?

“Questo non è il mio principale obiettivo di ricerca. La mia impressione è che vi sia una confluenza di interessi che porti a un'esagerazione dell'effetto della carne, rispetto ad altri effetti agricoli e industriali sull'ambiente. Pesticidi, erbicidi e altre sostanze chimiche sono abitualmente utilizzati nell'agricoltura vegetale. Le piante prodotte vengono regolarmente trasportate per migliaia di chilometri in tutto il mondo e vengono lavorate da un'industria che utilizza energia fossile e prodotti chimici. Credo che l'effetto della carne sull'ambiente non sia superiore a quello di altri alimenti. Inoltre, l'effetto della produzione industriale non alimentare sull'ambiente è probabilmente superiore a quello dell'agricoltura, per non parlare dell'effetto parziale che la carne ha all'interno dell'agricoltura. L'attenzione che la carne ha ricevuto in questo senso mi sembra esagerata.”

Ci sono tracce o testimonianze in epoche remote di popolazioni totalmente vegane?

“Non ci sono segni archeologici di società umane vegetariane durante il Paleolitico e anche dopo. Le società vegetariane oggi lo fanno per motivi religiosi. Consumano ancora prodotti animali. Non c'è mai stata una società vegana per quanto ne so.”

Che pensa di questa idea di abbandonare il consumo di carne per sostituirla con insetti o con la cosiddetta falsa carne? Nella sua prospettiva di studioso questo ha una ragione storica?

“Penso che sia una tendenza i cui risultati futuri dovrebbero essere studiati attentamente. La carne non è solo proteine. La carne e il grasso che la accompagna contengono vitamine come A, D, K2, E e B12, oltre ad altri nutrienti essenziali per la salute umana. Qualsiasi carne artificiale deve essere confrontata con la composizione completa della carne naturale. Lo stesso vale per le proteine degli insetti. Siamo metabolicamente adattati a consumare una quantità significativa di carne e penso che incasinare l'evoluzione sia pericoloso. Gli alimenti non naturali dovrebbero essere introdotti solo dopo un attento studio dei loro effetti e degli effetti collaterali sulla salute umana.”

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