«Il buono pasto 
sarà hi-tech
e sostenibile»
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sarà hi-tech
e sostenibile»
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«Il buono pasto sarà hi-tech e sostenibile»

Addio alla carta, meno plastica, servizi e benefit sempre più evoluti disponibili via app. Fabrizio Ruggiero, la nuova guida di Edenred Italia, racconta il futuro di uno strumento che può supportare aziende e lavoratori.

Per circa tre milioni di italiani sono un’abitudine, una presenza fissa: i buoni pasto scandiscono la pausa pranzo. Utilizzati al bar o al ristorante, nei negozi e online, supportano le persone a tavola. Esistono da sessant’anni tondi (l’invenzione francese risale al 1962, da noi sono arrivati nel 1976), nel tempo sono evoluti, andando oltre il loro scopo originale: hanno promosso la cultura cashless e lo sviluppo del digitale, diventando prima card elettroniche, poi un’applicazione già scaricata circa 1,4 milioni di volte. Una necessità figlia di un beneficio, una prova di dimestichezza per chi non aveva mai avuto in tasca una carta di credito, tantomeno utilizzato il telefonino per il proprio pranzo.

In generale, questi strumenti si sono rivelati un esempio concreto di sostenibilità, abbattendo quasi del tutto il consumo di carta e sempre più quello della plastica necessaria per realizzarli. Hanno aumentato il loro perimetro, estendendosi al welfare, ai benefit garantiti dalle aziende ai lavoratori, mettendo a disposizione beni e servizi defiscalizzati nei territori della salute, dell’istruzione, dei viaggi, dell’assistenza alla famiglia. Una varietà di servizi che beneficiano di condizioni fiscali favorevoli, basti pensare che il classico Ticket restaurant è deducibile al 100 per cento, esente da contributi previdenziali e assistenziali. «Il sistema rappresenta un’indubbia opportunità in un contesto nel quale l’inflazione cresce. In cui è necessario, virtuoso, fornire ai dipendenti un aumento del proprio potere d’acquisto» sintetizza Fabrizio Ruggiero, da pochi mesi direttore generale e amministratore delegato per l’Italia di Edenred, il nome di riferimento nel campo, con una presenza in 46 Paesi nel mondo, 50 milioni di beneficiari totali, 900 mila aziende clienti (circa un decimo lungo lo Stivale), più di 2 milioni di esercizi commerciali affiliati.

Ruggiero, 51 anni, è un talento di ritorno: ha trascorso gli ultimi cinque anni in Francia ricoprendo ruoli di vertice in un grande gruppo internazionale della mobilità, dopo una prima parte della carriera spesa nella consulenza. Laurea a Roma e master a Milano, modi cordiali e informali, ha come priorità accelerare la transizione digitale dei buoni pasto e dei loro corollari, sempre nel segno della sostenibilità: «La carta è ormai marginale, abbiamo introdotto le card in bioplastica, la strategia è proporre ai nuovi clienti l’esperienza mobile come prima soluzione».

Cosa manca perché il passaggio a una app sia la scelta automatica per tutti?

Gli aiuti previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza per lo sviluppo del 5G aumenteranno la solidità della rete e dunque la funzionalità capillare del meccanismo dell’app che funziona con connessione internet, non richiesta invece per le card con chip integrato.

E poi?

Sono un grande sostenitore della semplicità. Stiamo investendo in usabilità, nell’esperienza dell’utente. Prendiamo in grande considerazione i feedback che riceviamo. Dalla nostra abbiamo un vantaggio temporale: il lancio della prima app risale al 2012, mentre l’accelerazione digitale in Italia è più recente, è stata spinta soprattutto dalla pandemia.

Lo smart working, altro stravolgimento imposto dal coronavirus, ha penalizzato i buoni pasto? Sembrano due concetti agli antipodi.

Hanno subito una fisiologica discesa nel corso del 2020, prima di riprendere terreno e, nel 2021, far registrare una crescita persino superiore al 2019. Lo smart working comporta una ridefinizione delle dinamiche del lavoro e le nostre soluzioni sono una forma d’integrazione al reddito che le aziende hanno deciso di mantenere. La vecchia mensa, d’altronde, non esiste quasi più. Nemmeno il pasto è quello di una volta. Stiamo stringendo accordi con distributori di prodotti di qualità, a chilometro zero, affinché sia sempre più facile scegliere di mangiare sano. In parallelo, vogliamo spendere energie per evitare che il cibo si butti, studiando soluzioni tecnologiche affinché le pietanze preparate vengano distribuite in modo efficiente e consumate prima della scadenza.

Come si declinano gli stessi valori nel perimetro del welfare?

Assieme all’Università Bocconi e alcuni partner, abbiamo lanciato un osservatorio per approfondire il tema sotto vari punti di vista. Tra i nostri ospiti abbiamo avuto il direttore risorse umane di Danone, che ci ha raccontato come il welfare sia uno strumento attivo di parità di genere. Offrire alle madri la possibilità di avere accesso a servizi quali asili nido, nursery, assistenza a casa agli anziani, permette alle donne di liberare tempo, dedicarsi al lavoro, trovare una piena soddisfazione personale e professionale.

Quali sono i benefit più desiderati?

Riflettono i tempi. Le nuove generazioni, per esempio, non vogliono l’auto aziendale per non inquinare. Si aspettano un salario adeguato, un contesto che offra una crescita e porti valore al sistema sociale attorno a loro. Apprezzano le agevolazioni sui viaggi oppure i meccanismi che li premiano se fanno movimento o scelte di trasporto virtuose, come il bike sharing. Abbiamo costruito una piattaforma che consente alle aziende di prevedere più facilmente questi elementi davvero attrattivi per i giovani.

A che punto siete?

Il welfare aziendale non è uno strumento ad appannaggio delle grandi realtà che hanno i mezzi e le risorse economiche per attivare in modo capillare ed efficace tali servizi. La nostra sfida è portare il welfare nelle piccole e medie imprese, che rappresentano il tessuto produttivo italiano, quelle con pochi dipendenti e più difficoltà ad approcciarsi a questo strumento. Abbiamo messo in piedi una piattaforma che le facilita.

Il prossimo 18 maggio ne parlerete durante il «Welfare Forum 2022», il principale appuntamento dedicato alle risorse umane in Italia.

Siamo felicissimi di tornare a organizzare un grande evento in presenza. Avremo direttori, manager, opinion leader, ricercatori. Sarà un’occasione per confrontarci su più tavoli operativi, per lavorare assieme allo sviluppo di uno strumento che sostiene le aziende e i loro dipendenti. Su un fattore d’equilibrio in un periodo dalla forte pressione competitiva e dalla continua crescita del costo delle materie prime.

C’è altro che vorrebbe realizzare?

Ho un pallino che è un mio chiodo fisso: il buono pasto non può essere direttamente donato. Non parlo di trasferirlo ad altri soggetti, ma di devolverlo a un’organizzazione umanitaria per un fine nobile. Capisco le cautele per evitare abusi, basterebbe individuare una lista, un albo di enti affidabili a cui destinarlo. Il cibo è vita, c’è spazio per fare meglio. Anche questo significa essere sostenibili.

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