C’è un filo invisibile, eppure solidissimo e dal profumo inconfondibile, che lega l’Italia timida ma operosa del boom economico agli astronauti della missione spaziale Artemis II. È un filo che sa di casa, di infanzia, di conforto domestico e di un’eccellenza industriale senza pari. Oggi, 20 aprile 2026, si celebrano i sessantadue anni di Nutella, un traguardo che segna la consacrazione definitiva non solo di un prodotto dolciario, ma di un autentico monumento laico dell’immaginario collettivo tricolore. Era infatti una piovosa mattina di aprile del 1964 quando il primo vasetto di vetro uscì dai cancelli dello stabilimento Ferrero di Alba. Da quel preciso istante, la storia del gusto e delle abitudini alimentari di mezzo mondo ha cambiato per sempre traiettoria, inaugurando un’epopea imprenditoriale che non ha mai smesso di stupire.
L’intuizione di Alba e la nascita di un mito dal sapore universale
La genesi di questo capolavoro del gusto affonda le radici nella necessità, trasformata magistralmente in virtù dal pragmatismo sabaudo. Negli anni difficili che seguirono il secondo conflitto mondiale, il cacao era una materia prima rara e costosissima. L’ingrediente principe di Nutella, la nocciola delle Langhe, fu la risposta brillante ed economica a questa carenza. Fu Michele Ferrero a prendere in mano la ricetta della “Supercrema” inventata da suo padre Pietro, a migliorarne tenacemente la formula per renderla vellutata e inconfondibile, e a ribattezzarla con un nome destinato a farsi vocabolario globale. L’intuizione fu quella di unire la parola inglese “Nut”, per sottolineare fin da subito la vocazione internazionale del prodotto, con il suffisso “ella”, dal suono morbido, rotondo, femminile e inequivocabilmente italiano. Un battesimo linguistico perfetto, sostenuto da un’identità visiva che è rimasta orgogliosamente fedele a sé stessa: il nero vigoroso per rimarcare la solidità dell’ingrediente fondamentale e il rosso acceso per sprizzare energia e positività. A completare l’opera, la geniale scelta di commercializzare la crema in tazze e bicchieri di vetro, anticipando di decenni le moderne strategie di marketing legate al riutilizzo casalingo e alla fidelizzazione dei collezionisti.
Dal Carosello ai social network: sessant’anni di costume italiano
Il successo di Nutella, tuttavia, non si può misurare soltanto sfogliando i bilanci aziendali; esso si misura in frammenti inestimabili di cultura popolare. L’esordio pubblicitario del barattolo di Alba avvenne sull’allora sacrosanto palcoscenico di Carosello. Era il 1967 e il brand sponsorizzò, in un magnifico bianco e nero, gli sceneggiati tratti dal libro “Cuore” con la regia del maestro Sandro Bolchi, offrendo la dolcezza necessaria a stemperare le trame un po’ amare dello sceneggiato. Da lì in poi, la comunicazione del marchio ha scandito come un metronomo le epoche del nostro Paese. Negli anni Settanta, mentre l’austerity e la crisi petrolifera mordevano l’economia e le certezze degli italiani, Nutella dispensava rassicurazioni catodiche con le avventure dell’intramontabile Jo Condor, regolarmente salvato dal Gigante Amico. Poi vennero le campagne visionarie e pionieristiche della stampa, che ritraevano bambini di ogni latitudine uniti da una fetta di pane spalmata di crema, anticipando i grandi temi dell’inclusione e della globalizzazione molto prima che diventassero argomenti da salotto televisivo. Il decennio degli anni Novanta ha infine consacrato il claim definitivo, quel “Che mondo sarebbe senza Nutella?” che è rapidamente diventato un intercalare filosofico per intere generazioni, fino ad arrivare alle rassicurazioni mattutine degli anni Duemila affidate alla voce immensa di Luciano Pavarotti e alle più recenti campagne sull’inclusione emotiva, dimostrando una capacità di adattamento che l’ha portata a dominare la contemporaneità digitale con una platea sterminata di oltre trenta milioni di fan su Facebook e milioni di interazioni su Instagram.
I numeri di un gigante globale e il rito sacro della colazione
Dietro alla poesia dei ricordi d’infanzia, batte però il cuore di un gigante industriale inarrestabile. Le cifre raccontano una leadership assoluta: Nutella è oggi prodotta in undici stabilimenti sparsi per i continenti, lavorata da maestranze provenienti da ben novantasette nazioni diverse e distribuita in circa centosettanta Paesi. La produzione annua sfiora le cinquecentomila tonnellate, un volume quasi inimmaginabile. Per rendere l’idea della sua portata titanica, se si mettessero in fila tutti i vasetti prodotti in dodici mesi si coprirebbe due volte l’intera circonferenza della Terra, e il loro peso complessivo uguaglierebbe quello dell’Empire State Building. Eppure, nonostante le proporzioni faraoniche, Nutella ha mantenuto intatta la sua anima di prodotto popolare e trasversale, capace di unire le tavole delle famiglie comuni e i vertici della diplomazia internazionale. È stata la colazione offerta ai potenti della terra durante il G8 dell’Aquila nel 2009 ed è riapparsa in eleganti edizioni personalizzate per i leader mondiali al recente G7 in Puglia del 2024. Questo legame intrinseco con il momento del risveglio è supportato da una narrativa nutrizionale che, unita al pane, al latte e alla frutta, ha saputo posizionare il prodotto come un’iniezione di ottimismo ed energia funzionale per affrontare le sfide della quotidianità, tanto da essere stata rivendicata come l’unico “doping” accettabile persino da campioni del mondo come Francesco Totti durante la leggendaria cavalcata azzurra del 2006 in Germania.
Da Nanni Moretti al MAXXI di Roma: l’impatto sulla cultura e sull’arte
Il potere aggregante e taumaturgico della crema piemontese è diventato un vero e proprio fenomeno di studio per sociologi e storici del costume. Dal 2007, grazie all’iniziativa spontanea e appassionata della blogger americana Sara Rosso, ogni 5 febbraio il pianeta si ferma per celebrare il World Nutella Day, una giornata in cui il web viene inondato di ricette, ricordi e dichiarazioni d’amore. Le massime istituzioni dello Stato ne hanno riconosciuto il valore identitario: nel 2014 le Poste Italiane le hanno dedicato un francobollo celebrativo per i cinquant’anni, mentre nel 2021 il Ministero dell’Economia ha incaricato la Zecca di coniare una moneta d’argento da cinque euro per la serie dedicata alle eccellenze italiane. Anche i templi della cultura alta le hanno aperto le porte, come ha dimostrato l’imponente mostra retrospettiva e immersiva ospitata nel 2024 dal MAXXI di Roma. I riferimenti nell’arte, nel cinema e nella letteratura si sprecano e compongono un’antologia sterminata: dall’indimenticabile barattolone gigante a cui attinge compulsivamente un nevrotico Nanni Moretti nel film “Sogni d’oro”, ai versi scanzonati di Giorgio Gaber e Ivan Graziani, fino alla dissacrante opera teatrale “Nutella amara” di Corrado Guzzanti. Celebrità planetarie come Julia Roberts, Monica Bellucci, Shakira e campioni come Jannik Sinner e Gianmarco Tamberi hanno tutti confessato, prima o poi, la loro irrimediabile dipendenza da questa consolazione al sapore di cacao e nocciola.
Il vocabolario delle emozioni: le edizioni limitate e le nuove frontiere del gusto
Questa immensa e radicata eredità emotiva non ha però mai frenato la spinta inesauribile all’innovazione dell’azienda di Alba. Nel corso degli anni, Nutella ha saputo giocare magistralmente con la sua veste estetica attraverso fortunatissime edizioni limitate, trasformando i celebri vasetti in veri e propri strumenti di comunicazione interpersonale. Ha permesso agli italiani di scambiarsi messaggi del buongiorno, ha stampato sui vetri centotrentacinque espressioni dialettali per celebrare la ricchezza linguistica locale, ha generato milioni di vasetti uno diverso dall’altro con la campagna “Nutella Unica” e ha persino collaborato con la Treccani per riscoprire il peso specifico e la bellezza delle parole dell’alfabeto italiano. Un viaggio nella bellezza della penisola che culmina proprio in questo aprile 2026 con la sublime collezione “Nutella Buongiorno”, realizzata in partnership con ENIT. Un progetto artistico che vede dieci meravigliose città d’arte italiane, da Torino a Palermo, ritratte dalle geniali illustrazioni di Antonio Colomboni, trasformando ogni colazione in un viaggio evocativo tra le architetture e le atmosfere del nostro Paese. Un’evoluzione che non si è fermata al packaging, ma ha invaso con coraggio gli scaffali dei supermercati, declinando il sapore originario in formati studiati per i tempi moderni: dal clamoroso successo dei Nutella Biscuits al fresco debutto del Nutella Gelato, fino alla recentissima rivoluzione inclusiva del Nutella Plant-Based e alle golosità on-the-go come Nutella Donut e Crepe.
L’ultimo confine: il barattolo che fluttua nello spazio profondo
Tuttavia, nulla restituisce la misura della grandezza di questo marchio quanto le immagini che hanno tenuto col fiato sospeso il mondo lo scorso 6 aprile 2026. Guardando quel barattolo inconfondibile che fluttuava, pacifico e sornione, in assenza di gravità all’interno della capsula spaziale Orion durante l’epica missione Artemis II, nel punto più lontano dalla Terra mai raggiunto dall’umanità, si capisce la vera e profonda essenza di questo mito italiano. Non si è trattato soltanto di esportare un formidabile prodotto dolciario oltre l’atmosfera terrestre. Si è trattato di portare l’essere umano, con tutte le sue debolezze terrene, il suo ancestrale bisogno di conforto, le sue fragilità e le sue intime gioie domestiche, oltre ogni confine geografico, culturale e persino gravitazionale. Un trionfo assoluto dell’ingegno e della passione tricolore che, a sessantadue anni esatti da quella lontana e piovosa mattina piemontese, continua a spiegare al mondo intero il sapore ineguagliabile di una promessa di felicità, sempre mantenuta.









