Cinque film alla scoperta dell'Ucraina
Bad Roads
Cinque film alla scoperta dell'Ucraina
Cinema

Cinque film alla scoperta dell'Ucraina

Da racconti drammatici sui confini orientali, in un Donbass già fumante di guerra, a storie di ordinaria violenza, passando per le proteste a seno al vento delle femministe di Femen. Ecco 5 film che raccontano l’Ucraina

Mentre le truppe di Mosca avanzano e Kherson, nel sud dell’Ucraina, è la prima grande città del Paese a cadere in mano ai soldati russi, cerchiamo di conoscere l’Ucraina, ferita e fiera, attraverso il suo cinema. Un cinema poco noto ma che ha ottenuto le prime affermazioni internazionali: nel settembre scorso, per la prima volta, un film ucraino è stato selezionato per il concorso principale della Mostra del cinema di Venezia. Si tratta di Reflection di Valentyn Vasjanovyč, film che apre questa nostra lista di film ucraini.

Reflection

Reflection (2021) di Valentyn Vasjanovyč

Il regista ucraino Valentyn Vasjanovyč, 50 anni, è stato lanciato dal festival di Venezia nel 2019, con Atlantis, film che non possiamo non annoverare in questo elenco. Dalla sezione Orizzonti, nel 2021 è passato a quella dei big, in corsa per il Leone d’oro con Reflection (ovvero Riflesso, titolo originale Vidblysk), film che ha diviso la critica lagunare, uscendo dal Lido a mani vuote.
Narrazione solida, esteticamente attenta, con un richiamo iniziale di riflessi: il vetro della palestra in cui si gioca alla guerra, quello della sala operatoria, il parabrezza dell’auto al drive-in, l’ampia finestra in casa, il parabrezza del pulmino che tra le neve si perde sul confine. E qui, maledettamente, il chirurgo ucraino Serhiy (interpretato da Roman Lutskiy) viene catturato dalle forze militari russe: è la guerra del 2014 nel Donbass, Ucraina orientale. Essere un medico però lo salva, perché viene risparmiato e chiamato a un compito terribile: capire se i prigionieri ucraini torturati, con ogni violenza, sono morti o ancora vivi. Dopo il rilascio, Serhiy tenta con fatica di tornare alla quotidianità dedicandosi a ricostruire i rapporti con la figlia e l’ex moglie.

Tra le scene che restano negli occhi: un camion con la scritta «Aiuti umanitari della Federazione Russa» e dentro un inceneritore di cadaveri ucraini.

In segno di solidarietà con i cineasti e tutto il popolo ucraino, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, le sale cinematografiche Troisi di Roma, Anteo Palazzo del Cinema di Milano, il Circuito Cinema del Comune di Venezia e il distributore italiano Wanted, organizzano tre proiezioni gratuite di Reflection a Roma (7 marzo), a Milano (9 marzo) e a Venezia (10 marzo). Dal 18 marzo, inoltre, il film arriverà nelle sale cinematografiche.

Atlantis

Atlantis (2019) di Valentyn Vasjanovyč

Vincitore del premio per il miglior film della sezione Orizzonti alla Mostra del cinema di Venezia del 2019, Atlantis mostra quelle che potrebbero essere le conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina, non fermandosi a un livello sociale e politico, ma toccando anche il tema ecologico e ambientale. «Il maggior problema del Donbass non è il declino economico, ma la catastrofe ecologica», spiegava quando ancora il conflitto era fermo al Donbass Valentyn Vasjanovyč dal Lido, non solo regista ma anche sceneggiatore, direttore della fotografia e montatore del suo film. «Centinaia di miniere da cui un tempo veniva pompata l’acqua sono oggi abbandonate e allagate. Da qui l’acqua avvelenata penetra nei pozzi e nei fiumi. Tra qualche anno, non ci sarà più acqua potabile in questa regione, e il Donbass si trasformerà in un deserto senza vita come Chernobyl».

Atlantis immagina l’Ucraina orientale in un futuro molto prossimo. Un deserto inadatto alla presenza umana. Sergeij (Andriy Rymaruk), un ex soldato che soffre di stress post-traumatico, non riesce ad adattarsi alla sua nuova realtà: una vita a pezzi, un Paese in rovina. Quando la fonderia in cui lavora chiude definitivamente, Sergeij trova un modo inaspettato di cavarsela, unendosi alla missione volontaria del Tulipano Nero, specializzata nel recupero di cadaveri di guerra. Lavorando accanto alla volontaria Katya (Liudmyla Bileka), capisce che un futuro migliore è possibile…

Una storia drammatica che lascia comunque aperta una porta di speranza.

Femen

Femen - L'Ucraina non è in vendita (2013) di Kitty Green

Impossibile dimenticarle, le donzelle ucraine a seno al vento del movimento femminista Femen, che dal 2008 si sono infilate mezze svestite in ogni comizio e manifestazione in segno di protesta contro il turismo sessuale, il sessismo e le discriminazioni sociali, perché l’immagine dell’Ucraina venisse ricostruita come Paese democratico, con delle possibilità per le donne, e non come meta di turisti in cerca di sesso facile.

In questo documentario, Femen – L’Ucraina non è in vendita, la regista australiana Kitty Green ha seguito le attiviste per oltre un anno, in Ucraina, Bielorussia e Turchia, documentando le proteste e gli arresti conseguenti nell’arco di quattordici mesi.
Il film è stato presentato anche alla Mostra del cinema di Venezia 2013, fuori concorso.

Bad Roads

Bad Roads (2020) di Natalya Vorozhbit

Presentato alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia 2020, Bad Roads (titolo originale Pohani Dorogy) è il primo film della regista di Kiev classe 1975 Natalya Vorozhbit, originariamente messo in scena sul palco del Royal Court Theatre di Londra nel 2017.

Bad Roads ci porta ancora lì, da dove è si è mossa la valanga che ora si fa sempre più grande, nel Donbass. Lungo le strade dell’Ucraina dell’est in guerra si svolgono quattro storie. Non esistono luoghi sicuri e nessuno può dare un senso a ciò che sta accadendo. Nonostante siano intrappolati nel caos, alcuni riescono comunque a esercitare un’autorità sugli altri. Ma in questo mondo, dove il domani potrebbe non arrivare mai, non tutti sono infelici e indifesi. Anche le vittime più innocenti possono avere la loro occasione per prendere il controllo.

The Tribe (2014) di Myroslav Slaboshpytskiy

Senza voci, ma concitato nei gesti e nella comunicazione fisica e facciale come la lingua dei segni muove, The Tribe dell’ucraino Myroslav Slaboshpytskiy è recitato interamente da sordomuti, privo di dialoghi e sottotitoli. Tutti gli interpreti sono ragazzi di strada, la maggior parte proveniente da famiglie povere e svantaggiate.

Vincitore del Gran Premio della Semaine de la Critique al Festival di Cannes 2014 e Miglior rivelazione agli European Film Awards, è un ritaglio crudissimo della vita all’interno di un collegio ucraino per ragazzi sordomuti, percorso da leggi quasi tribali e da una violenza spiazzante.

Sergey (interpretato da Grigoriy Fesenko), sordo, arriva in un istituto per giovani affetti dalla stessa problematica. In questo nuovo contesto deve lottare per conquistare il proprio spazio all’interno di una banda di adolescenti criminali che, fra soprusi e prostituzione, regola la quotidianità della struttura. Un film che lascia il segno.

Tra i produttori c’è Valentyn Vasjanovyč, il regista di Reflection e Atlantis.

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