Sebastiano Lombardi
Ufficio Stampa Mediaset
Sebastiano Lombardi
Televisione

Sebastiano Lombardi: «La rivoluzione continua di Rete4 tra nuove sfide e ottimi ascolti»

«Rete4 è quinta rete nazionale col 5,3% di share e batte La7», spiega tracciando un bilancio dei successi della stagione appena finita. E lancia Dynasties II: l’avventura della vita, i nuovi documentari di BBC

La grande divulgazione scientifica torna su Retequattro. Mediaset ha infatti firmato un importante accordo con BBC Studios acquisendo 25 documentari per un totale di 80 ore di visione, realizzati con budget importanti e tecnologie avanzate. Si parte martedì 21 giugno con Dynasties II: l’avventura della vita, tre puntate con immagini inedite dedicate alla vita di sei famiglie di animali a rischio estinzione, poi altri prodotti andranno in onda su Focus. «Lo spettatore viaggia stando seduto sul divano e fa un’esperienza straordinaria. Parliamo dei alcuni dei documentari naturalistici più belli mai realizzati», spiega a Sebastiano Lombardi, il direttore di Retequattro. Che a Panorama.it traccia un bilancio della stagione tv che si è appena conclusa.

Direttore, la divulgazione-show torna su Retequattro con Dynasties II: l’avventura della vita. Perché questa scelta?

«Perché ci teniamo a offrire al nostro pubblico il meglio della divulgazione scientifica, realizzata con tecnologie avanzate che restituiscono uno sguardo e un racconto emozionante. Mediaset ha fatto un “salto mortale”: quello con la BBC è un accordo storico, grazie al quale avremo 80 ore di documentari. Se ci siamo riusciti è tutto merito del pressing dell’editore».

Cos’hanno di speciale queste tre prime grandi serate?

«Quelli della BBC non sono mai doc fini a se stessi: c’è il viaggio e c’è la scoperta scientifica perché le telecamere - parliamo sempre di tecnologie avanzatissime - arrivano in alcuni luoghi per la prima volta. Lo spettatore viaggia stando seduto sul divano, fa un’esperienza straordinaria».

Dynasties II è l’antipasto di ciò che vedremo la prossima stagione?

«Sì, in autunno inoltrato arriverà Frozen Planet II, una ricognizione dell’Artico e dell’Antartide con un occhio ambientalista puntuto. Il tema della modifica dell’ecosistema delle terre artiche viene raccontato con spirito di denuncia da parte di BBC. La primavera prossima arriverà poi un’altra bomba».

Di cosa si tratta?

«Di Planet Earth III, il seguito del titolo considerato il più bello e importante mai realizzato sino ad oggi nel mondo della documentaristica naturale. È il “Sanremo della natura”, realizzato con la squadra dei più grandi documentaristi al mondo e con le ultime novità tecnologiche: ci aspettano immagini mozzafiato, qualità altissima ed una drammaturgia del racconto che regalano un vero e proprio film sulla natura».

La documentaristica e la divulgazione italiana come se la passano?

«È un segmento complicato ma la documentaristica nostrana è di alto livello e devo dire che Marco Costa, su Focus, fa un lavoro straordinario puntando sempre di più sull’autoprodotto. Quanto alla divulgazione, leggo spesso critiche pretestuose: ma divulgatori non ci s’inventa e infatti i migliori restano Roberto Giacobbo, gli Angela e Mario Tozzi».

A proposito di Giacobbo: rivorrebbe il suo Freedom su Retequattro?

«Gli faccio la corte in maniera ciclica. Ma capisco che la promozione su Italia 1 ha un senso: più budget e più visibilità gli consentono maggiore possibilità di esplorazione».

Veniamo alla “rivoluzione” di Retequattro, cominciata quattro anni fa: quella attuale è la sua forma definitiva?

«No, perché la pelle la cambia in continuazione. Retequattro si fonda su brand, cioè programmi che hanno una duttilità estrema e una capacità di rispondere con una non-rigidità abbastanza straordinaria. Penso a Quarto Grado, che in primavera ha toccato l’8,5% di share con un +0,7% rispetto alla primavera 2021: dallo scoppio della guerra in Ucraina abbiamo chiesto a Gianluigi Nuzzi di raccontare con la sua ottica anche il conflitto e il risultato è stato la capacità di rispondere con ricettività estrema al cambiamento del contesto».

Quando nel 2018 Pier Silvio Berlusconi le rivelò di voler rivoluzionare il canale, quale fu la sua reazione?

«La prima, di pancia, fu: “Che bello, ce la facciamo”. Allo stesso tempo sentii l’emozione della sfida intellettuale: la domanda del come fare questo restyling profondo lasciava aperta l’emozione del foglio bianco. Nella testa di Pier Silvio, il motore di tutto, il disegno era già chiaro: immaginava come trasformarlo in progetto coerente».

Il bilancio della stagione che si è appena chiusa?

«Io vengo dal marketing ma non sono un fanatico dei numeri. Constato però che dopo l’ubriacatura della pandemia, che ha dopato gli ascolti, siamo rimasti stabili in maniera consistente: sulle prime dieci produzioni di informazione per ascolti, sei sono di Retequattro. E due sono nelle prime tre. Se consideriamo la fascia tra le 21.30 e le 23.30 – dove si confrontano testa a testa le produzioni di prima serata – Retequattro è quinta rete nazionale col 5,3% (addirittura quarta nella fascia over 45). E La7 è 0.9 punti di distanza. Non siamo un’ammiraglia ma con i mezzi a disposizione siamo baricentrici, il pubblico ci cerca e siamo un riferimento familiare».

Come se lo spiega?

«L’identità dei marchi supera il loro genere e rimangono credibili di qualunque cosa si occupino. E poi i conduttori, grazie anche soprattutto al lavoro fatto da Siria Magri e Videonews, trovano sempre la strada del cuore del pubblico».

Le critiche però non mancano: qualche anno fa definivano Retequattro sovranista, poi populista, ora vi accusavo di dare troppa voce ai filo-putiniani.

«Il diritto di critica è sano, il confronto è il sale della democrazia. Io non mi scompongo mai, sono sincero, ma m’incazzo moltissimo quando la critica non guarda ciò di cui parla. Penso ad esempio alla polemica feroce sull’intervista a Lavrov: ho letto cose scritte da chi palesemente non l’aveva nemmeno guardata».

Hanno accusato Giuseppe Brindisi di essere stato troppo morbido con il ministro degli Esteri russo: secondo lei lo è stato?

«Brindisi ha avuto un coraggio da leone. È sceso nell’arena più calda del panorama giornalistico mondiale e ha portato a casa un ottimo risultato e risposte esplosive. Se lo avesse messo all’angolo, l’intervista sarebbe finita dopo cinque minuti e senza mezza notizia: invece è durata 42 minuti ed è stata ripresa ovunque».

Però doveva mostrare di più i muscoli, hanno scritto.

«Conosco Giuseppe e so che si è morso a sangue le guance ascoltando le risposte di Lavrov. Non gli ha lasciato fare un monologo, gli ha fatto le domande, lo ha lasciato replicare. E, ripeto, quelle risposte sono state esplosive».

È giusto secondo lei dare voce a tutte le opinioni, anche a quelle filo-Putin?

«Sì, è giusto. Soprattutto quando sono incardinate in un contesto di confronto aperto».

Con Brindisi avete ricominciato a puntare sui volti interni all’azienda. Com’è nata l’idea?

«L’intuizione è di Pier Silvio Berlusconi, che si è confrontato con Mauro Crippa, Marco Paolini, Siria Magri e me. Brindisi incarna una convinta pacatezza e un equilibrio, che in tv non sono mai elementi attrattivi. Lui invece ha affermato il proprio carisma ed è un unicum come approccio. Anche per questo Zona Bianca funziona: è un ritorno alla normalità».

L’opposto dello stile “urlato” di Mario Giordano.

«Con Mario c’è un confronto continuo molto stimolante, è un uomo molto più raffinato di come viene descritto, e un grande uomo di spettacolo».

La fine di Fuori dal coro, a maggio, ha innescato le voci di chiusura anticipata del programma. È così?

«I programmi ad alta intensità, quell’intensità la devono mantenere. Lo spettacolo straordinario crea l’attesa, sennò diventa ordinario. Mario è un giornalista, ma anche un uomo di spettacolo e come tale va dosato bene: in questo senso le voci di chiusura sono un elemento della commedia che segue il conduttore più “opinionato”: rompe talmente le scatole che crea dibattito. È lì, e resterà lì anche nella prossima stagione».

Rapida carrellata dei volti e dei programmi della rete. Barbara Palombelli continua a tenere duro nonostante vada in onda in una fascia oraria incubo.

«Fare ogni sera oltre un milione di telespettatori in una fascia sempre più complicata è un’impresa: la Palombelli ha un’autorevolezza unica e un peso determinante nel fare opinione. E poi continua ad essere l’asse portare del day time con Lo sportello di Forum: il 6,4% in media di share è clamoroso».

A Stasera Italia è stata sostituita per alcune puntate da Stefania Cavallaro, altro volto interno all'azienda: sono previsti altri impegni per lei?

«Stefania non solo è brava e preparata, ma è efficace nella gestione del mezzo. È credibile, pulita. Non vedo l’ora di affidarle altri spazi».

Poi c’è Nicola Porro.

«Porro è considerato un riferimento della cultura e dell’economismo liberare: piace perché sa essere a suo agio in qualunque consesso, dalla politica a temi più pop».

Al pubblico invece cosa piace di Paolo Del Debbio?

«Paolo incarna la capacità di farsi portavoce delle inquietudini profonde: semplifica fino al distillato più puro le preoccupazioni e le restituisce con chiarezza. Lui e Porro sono due architravi di Retequattro».

La new entry della stagione è Veronica Gentili con Controcorrente: perché l’avete spostata dalla domenica al mercoledì?

«Perché aveva bisogno del giusto giorno di programmazione e l’intuizione di Pier Silvio di spostarla al mercoledì è risultata vincente, tanto che è salita al 4,7% di media, in primavera, un dato importante. La sua acutezza ed efficacia sono un patrimonio per la rete».

Quarto Grado è invece reduce da una primavera inaspettata all’8,5% di share.

«Nuzzi e Viero per me sono portatori di autorevolezza incarnata: sono talmente forti e onesti nella loro proposta che qualunque sia la piega che prende il programma, il pubblico li segue. Lo dimostra il fatto che sono cresciuti ancora rispetto a un anno fa».

Altri fattori d’orgoglio?

«Sono particolarmente orgoglioso dei risultati ottenuti da Confessione Reporter, di Stella Pende. Ho deciso di metterlo al sabato, lo spazio più affollato e acceso della settimana, e il programma ha guadagnato 80mila spettatori rispetto alla scorsa stagione. Stella e Confessione sono la medaglia al reportage di livello internazionale, della rete».

Retequattro si accende per l’estate o va in vacanza?

«Apre per ferie, potremmo dire, con cinque produzioni a settimana. Zona Bianca raddoppia, il lunedì e il giovedì, Controcorrente continuerà ad andare in onda. E fino a luglio ci saranno Le storie di Quarto Grado».

La prossima settimana, il 29 giugno, Mediaset presenterà i palinsesti della prossima stagione tv. Cosa dobbiamo aspettarci?

«Per quanto mi riguarda molte riconferme e qualche novità. Andiamo avanti dritti per la nostra strada. Dopo quattro anni, entriamo nella fase del consolidamento, quello della prima maturità: siamo centrati e pronti a nuove sfide».

Nel 2022 Retequattro ha compiuto quarant’anni: perché non avete festeggiato un anniversario così importante?

«Perché autocelebrarsi non ci piace molto. Preferiamo rinnovare il patto di fiducia col pubblico invece che spegnere le candeline. Recuperiamo la memoria ricordando le radici, senza autocelebrarci con operazioni nostalgia».

C’è però un programma della rete che le piacerebbe riportare in vita?

«L’ho fatto, con il Maurizio Costanzo Show. Ed è stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita lavorativa».

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