Sanremo 2022: il meglio e il peggio della finale
Blanco e Mahmood (Ansa)
Sanremo 2022: il meglio e il peggio della finale
Televisione

Sanremo 2022: il meglio e il peggio della finale

Con il trionfo di Mahmood e Blanco si chiude il terzo Festival di Amadeus (la Rai potrebbe chiedergli di farne un altro). Dall'anti monologo di Sabrina Ferilli, all'emozione di Mengoni passando per l'omaggio alla Carrà, ecco i momenti più belli della serata

La vittoria più annunciata degli ultimi anni è arrivata nel Sanremo tra i meno scontati di sempre. È il trionfo di Mahmood e Blanco, che sbancano con Brividi e ora corrono veloci alla conquista di Eurovision 2022, ma anche il trionfo di Amadeus che sbaglia poco quanto a scelte musicali. E lo dimostrano i numeri di questi giorni con i vincitori e Elisa subito in cima alle classifiche degli streaming. Il Festival numero 72 si chiude dunque mettendo tutti (o quasi) d’accordo, con una finalissima che scivola veloce, punteggiata da una Sabrina Ferilli in grande forma e da un Marco Mengoni che torna all’Ariston da super ospite e si emoziona come un esordiente. Ecco il meglio e il peggio della finalissima.

SANREMO 2022, IL TRIS DI AMADEUS È stata la mano di Amadeus. Chi tifava per un flop, ha perso la scommessa. Chi pensava a un effetto rimbalzo dopo lo scorso anno, non poteva comunque immaginare ascolti così importanti. Ha funzionato tutto, o quasi (bocciate la Muti e la Cesarini), soprattutto le canzoni che a colpi di streaming record e boom radiofonici sono già dei successi (in particolare Elisa e Mahmood & Blanco). Visti i risultati, Amadeus/Amedeo/Amedeus/Ama/Coso (per dirla alla Foer) rischia di subire il pressing della Rai anche per il 2023. Il consiglio della Ferilli è cult: «Se non lo vuoi rifare, stasera falla brutta brutta brutta così magari lo chiedono a un altro, altrimenti ti toccano altri 7 anni», dice riferendosi al Mattarella Bis. Voto: 9


Sabrina Ferilli (Ansa)

L’ANTI MONOLOGO DELLA FERILLI

Da anni ormai c’è una “tassa occulta” per chi co-conduce Sanremo: il monologo, che spesso si trasformano in lezioncine ipocrite ed esercizi di retorica. Fedele al suo stile, Sabrina Ferilli lo dribbla in maniera sublime: «Ma perché la presenza mia deve essere associata per forza a un problema. Perché devo dare per forza un senso al mio essere qui?», dice elencando i temi che ha scartato, dall’inclusione ai cambiamenti ecologici, dal divario salariale al body shaming. «Sto qua per il mio lavoro, per le mie competenze. Ognuno parla attraverso la propria storia. E io ho scelto la strada della leggerezza perché, come diceva Calvino, bisogna saper planare sulle cose con un cuore senza macigni e perché la leggerezza non è superficialità». In pratica ha sfanculato l'ossessione monologhista della tv italiana. Finalmente. Voto: 8

L’OMAGGIO ALLA CARRÀ

«Guarda questa Carrà, è riuscita a emozionarmi un’altra volta». Ed è difficile non emozionarsi di nuovo ascoltando la voce di Raffaella Carrà risuonare all’Ariston, dove condusse il Festival del 2001. Ventuno anni dopo non c’è più e ancora non pare vero. Dopo tanti omaggi non proprio riusciti, da quello a Battiato a quello a Dalla, il colpo di coda arriva con quello curato da Valeria Arzenton e le coreografie di Laccio dedicato all’immensa Raffa: il salto di qualità che meritava. Voto: 9

TORMENTONE FANTASANREMO

A colpi di “papalina”, “un saluto a Zia Mara”, flessioni, fiori, bonus ordinari o irraggiungibili, il FantaSanremo è esondato come un fiume che esonda (cit. Ventura) dal web fino al palco dell’Ariston con i cantanti impegnati a portare a casa punti a tutti i costi. La faccia perplessa di Amadeus diceva tutto. Il divertimento delle prime sere diventa presto tormentone stucchevole. Voto: 3

I tre finalisti (Ansa)

LA RETROCESSIONE DELLA PARIETTI

Non ci sono più i Sanremo di una volta, signora mia. «Sabato sera sarò seduta in prima fila all'Ariston», aveva annunciato urbi et orbi Alba Parietti. Invece al fianco dell’ad Rai Carlo Fuortes c’era Mara Venier e così, colpo di scena, l’ex coscia lunga della sinistra si è dovuta accontentare della seconda fila. È la Rai draghiana, bellezza. Voto: 4

LO SQUID GAME DELLA SALA STAMPA

Lontani i tempi della sala stampa affollata e festaiola, là dove c’erano assembramenti e caffè, oggi è tutto un igienizzante mani, sanificazione e tamponi ogni 48 ore. Per una settimana la sfida vera è stata però un’altra: schivare la variante Omicron, con tanto di scene alla Squid Game. Ogni tanto casca un pannello di plexiglass tra un giornalista e l'altro. Chi lo schiva in tempo va avanti e spera di arrivare intero a domenica. Voto: 3

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