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Televisione

Monica Setta: «Il mio ritorno in tv, tra polemiche e buoni ascolti»

Intervista alla giornalista, che conduce UnoMattina In Famiglia, in coppia con Tiberio Timperi. «Matteo Salvini? Un amico. Ma non dico per chi voto», dice a proposito dell'etichetta di "sovranista". Poi rivela di aver detto no al Grande Fratello Vip

Da giornalista d'assalto con i suoi «vi diremo tutto ma proprio tutto», a opinionista efficace e caustica, fino alla sterzata verso una conduzione formato famiglia. La metamorfosi catodica di Monica Setta, televisivamente nata per un'intuizione di Maurizio Costanzo che scrisse per lei un gioiellino tv come Donne allo specchio, su La7, è puntellata di alti e bassi: successi, polemiche e ritorni inaspettati, come quello che lo scorso anno la vide rientrare in scena a sorpresa alla conduzione di UnoMattina in famiglia, con Tiberio Timperi, da cui riparte il prossimo settembre. «Non mi sono fatta mancare nulla, ma non ho rimpianti né rimorsi», ammette a Panorama.it, tracciando un bilancio della stagione appena conclusa, rispondendo alle polemiche sull'etichetta sovranista e rivelando alcuni inediti retroscena personali e lavorativi.

Dieci anni dopo Il fatto del giorno è tornata a condurre sulla tv generalista. Il bilancio della sua rentrée?

«Per me straordinario. Sono partita in punta di piedi, inserendomi in un meccanismo rodato e cercando di non sbagliare perché rischiavo molto. A inizio stagione avevo gli occhi puntati addosso e se gli ascolti fossero andati male, mi sarei dovuta assumere la responsabilità del fallimento».

Si spieghi meglio.

«UnoMattina in famiglia ha una storia trentennale di successo, un padrone di casa impeccabile come Tiberio Timperi, una squadra rodatissima guidata da Michele Guardì. Se le cose fossero andate male, avrebbero dato la colpa a me».

Gli ascolti sono stati buoni, benché agevolati da una controprogrammazione piatta.

«Sono stati ottimi, tanto che è stata la stagione più vista di sempre. Ma più che i numeri conta la qualità del prodotto, che è restata altissima anche in piena emergenza Covid: siamo rimasti in onda per scelta del direttore Stefano Coletta, che ci ha chiesto un infotainment fatto con la giusta distanza, senza allarmismi e senza minimizzare, con rigore e serenità».

Il momento più difficile?

«Quando lo studio ha iniziato a svuotarsi. Dal 1° marzo sono spariti i ragazzi del pubblico, poi gli ospiti, poi il trucco: restavamo solo Tiberio, io e pochi tecnici. Ci sono stati dei momenti di paura che abbiamo affrontato serenamente».

In una stagione litigiosa sul fronte delle coppie televisive, com'è stato il suo rapporto con Timperi?

«Professionale e rispettoso. Non siamo mai stati amici ed è questo il segreto: non abbiamo praticato la confidenza, mai preso un caffè fuori da Via Teulada, pensi che non ho neppure il suo numero di telefono e non ci seguiamo sui social».

Come mai tanto distacco?

«È venuto naturale, un patto tacito. Professionalmente abbiamo fatto un percorso simile, per certi versi abbiamo lo stesso carattere forte e ingombrante».

In via Teulada si sussurrava di frizioni tra di voi.

«Spiace deludere chi ha creduto a queste voci: non c'è mai stata alcuna una frizione».

Nemmeno dopo la battuta di Ippoliti e Timperi sul piede rotto della Venier, che lei ha difeso in diretta?

«Quell'episodio è stato ingigantito dai social. Avevo sentito pochi giorni prima Mara, avendo avuto lo stesso incidente al piede anni fa: quando hanno scherzato, benché in maniera bonaria, mi sono sentita di intervenire essendo amica della Venier. Alla fine, il tutto si è risolto in maniera tranquilla».

Di Timperi che pensa?

«Che è un professionista adatto a tutti i colori della cronaca. Ed è una dote rara».

Adriana Volpe nelle ultime interviste si è lamentata per i copioni troppo rigidi dei programmi di Guardì, pur senza citarlo direttamente. È così?

«Dipende dai ruoli. La parte autorale è forte e bisogna attenersi a un canovaccio che è solido e ragionato. Ma non ci sono le tenaglie. Io ci ho sempre messo le mie domande e il mio vissuto: se aggiungi del tuo, Guardì è contento. Non credo ami i conduttori aggrappati ai gobbi».

L'ha sentito spesso in questi mesi?

«Guardì chiama solo quando c'è qualcosa che non va. L'ho sentito poco, sono sincera. Nelle sue trasmissioni si respira cultura e libertà ma pretende un profilo rigoroso da chi lavora con lui».

E lei si è adeguata: da conduttrice sexy e opinionista aggressiva, ha virato sulla conduzione formato famiglia. Cosa c'è dietro la "metamorfosi" della Setta?

«Sono cambiata, è cambiata l'inclinazione d'animo. Prima puntavo sulla sensualità esibita, sulla velocità, sull'aggressività. Sapevo di avere delle doti ma al tempo stesso emergeva una competizione estrema, in particolare con il mondo maschile, come se avessi sempre un obiettivo da raggiungere. A un certo punto ho capito che dovevo ascoltare».

Quando l'ha capito?

«Durante l'"esilio" su Rai Ragazzi. Professionalmente le cose mi erano sempre andate bene, poi nel 2011 uscii da Rai 2 non senza un turbamento emotivo. Passai sei anni a fare l'autrice e a raccontare il mondo dei ragazzi: prima ero io protagonista, lì capii che dovevo stare zitta e ascoltare. Sono stati anni formativi».

A proposito de Il fatto del giorno, quando glie lo tolsero lei disse a Panorama: «Sono stata epurata».

«Oggi non lo direi. Quello era programma di grande successo – in 45 minuti arrivavamo a 2 milioni di spettatori, cosa mai più successa in quella fascia - che aveva un linguaggio più adatto alla tv commerciale che al servizio pubblico. Nel tempo ho capito che non ero stata vittima di macchinazioni politiche ma che quel tono non era giusto per Rai 2».

Perché?

«Perché era spesso strillato. La tv pubblica invece deve fare uno sforzo in più per parlare a un divano ideale, arrivando a tutti in maniera chiara e armonica».

Il suo «vi diremo tutto ma proprio tutto» resta un piccolo cult.

«Nacque come tirante drammaturgico ma divenne un mantra: volevo stupire con il pathos, catturare l'attenzione del telespettatore. Una volta una signora al supermercato e mi disse: «Monica, sono sette giorni che aspetto le sue rivelazioni, rimango lì e lei non dice nulla». In quel momento capii che stavo esagerando. Ma del resto me lo diceva già dieci anni prima Indro Montanelli».

Ovvero?

«Nel '94 scrissi un libro, Berlusconi sul sofà, di cui Indro - mio direttore a La voce - vergò la prefazione: "Usi lo humor in maniera pericolosa, ignorando che i lettori spesso non riconoscono il paradosso e ci cascano dentro". In tv accade la stessa cosa».

A proposito, che idea si è fatta delle critiche a Montanelli e del recente danneggiamento della sua statuadel recente danneggiamento della sua statua?

«Mi sono sembrate polemiche pretestuose. Non si può negare la verità storica ma il revisionismo non può spingersi a strattonare un lembo senza giudicare nel complesso un personaggio e ciò che ha rappresentato: tirare quel filo per cambiare giudizio storico è sbagliato».

Tornando a lei, è stata molto critica per le sue scollature abissali. Oggi cosa le criticano?

«Al massimo gli orecchini troppo grossi o le scarpe esagerate. I miei look sono sopra la media della vistosità ma le scollature non ci sono più».

Le critiche sull'aspetto fisico la feriscono?

«Se non volessi sentire battute sul mio fisico, mi metterei a dieta o andrei dal chirurgo».

Su Twitter però circola un video in cui Marta Flavi la punzecchia sul suo aspetto e lei le risponde.

«Siamo molto diverse, è sotto gli occhi di tutti. Marta è una donna molto bella e curata: è un archetipo femminile tradizionale. Io sono meno accorta sul piano dell'immagine ma vivo bene lo stesso. Le cose gravi sono altre».

Ha raccontato di aver avuto in serio problema di salute, nel 2016. Cosa accadde?

«Durante una visita di routine, scoprirono una seria occlusione intestinale e due ore dopo fui operata d'urgenza. Da quel momento ho fatto lunghe cure con il cortisone e antibiotici che mi hanno fatta ingrassare».

È stata bersaglio degli haters per questo?

«Sì, ma ripeto, non m'interessa: la mia prima esigenza è la salute. In più mi piace mangiare e me ne frego. So di avere dei chili di troppo, ma in tv sono più attenta a entrare in empatia con il pubblico che alla forma fisica».

Risponda di getto: la politica l'ha più aiutata o danneggiata?

«Qui c'è un grande equivoco. Sono sempre passata per ciò che non ero: una volta mi etichettavano come una di estrema sinistra, poi come una donna di destra. In realtà la politica non l'ho mai frequentata, non sono stata organica a un partito né ho avuto aiuti. E vista la mia carriera costruita su alti e bassi, avrei tessuto rapporti pessimi».

Rigetta anche l'etichetta sovranista?

«Sfido chiunque a trovare una mia dichiarazione in proposito. Una mattina mi sono svegliata e sui quotidiani c'era anche il mio nome nella lista dei sovranisti in Rai. Io però non ho mai detto per chi voto».

Non è mai stata nemmeno salviniana?

«Io conosco Matteo più che Salvini. L'amicizia non ha niente a che fare con la politica. Ma va rispettata, soprattutto se è profonda e autentica».

Oltre a UnoMattina in famiglia, avrebbe dovuto condurre una striscia economica. Perché nonostante il contratto pronto non si fece?

«Lessi molte ricostruzioni, persino che la striscia fu cassata per via dell'uscita della Lega dal Governo. Semplicemente Fabrizio Salini, che conosco da quando era direttore a La7, mi fece sapere che trovava una sbavatura il fatto che sarei stata in video sette giorni su sette. E aveva ragione: un doppio impegno sarebbe eccessivo».

Ci rimase male?

«Certo. Avevo già iniziato a scrivere i testi e lavorare al progetto: sarebbe stata una striscia di economia domestica, che non avrebbe avuto nulla di sovranista».

Tra i conduttori in quota sovranista, lei è l'unica che si è salvata. Perché?

«Il direttore Coletta ha avuto una grande onestà intellettuale: mi ha riconfermato già il 28 maggio scorso perché gli ascolti erano ottimi. C'è meno politica di quanto si dica in Rai: le logiche sono sempre legate ai risultati. Per quanto mi riguarda, non ho mai dichiarato cosa voto e mai mi schiererò».

Curiosità: chi è il segretario di un partito di sinistra con cui ha avuto una storia d'amore segreta, di cui ha parlato al settimanale Chi?

«Il nome non lo posso fare, per evidenti ragioni di riservatezza. Aggiungo solo che è un uomo del nord molto prestante e fascinoso».

Che reazione ha innescato quella rivelazione, lo può invece dire.

«Ho ricevuto decine di messaggi e chiamate: tutti vogliono sapere il nome. Anche lui mi ha contattato per capire perché dopo tanto tempo avessi parlato della nostra storia. "Ti ho fatto del male senza saperlo?", mi ha chiesto».

Ne ha parlato per ripicca?

«No, è stata una confessione spontanea, senza alcun desiderio di vendetta. Lui è stato un uomo importante, l'ho amato per anni e nel 2017 c'è stato un ritorno di fiamma che poi si è spento. Due mesi fa, improvvisamente, mi si è cancellato il numero di telefono. Era come svanito. In quel momento ho capito che non avevo più necessità di sentirlo. Gli voglio ancora bene ma si è chiuso un ciclo».

L'ha favorita nel suo lavoro?

«È stato potente ma non ho mai lavorato grazie a lui. Anzi».

A chi deve dire grazie?

«Soprattutto nei momenti difficili, alle donne. A Mara Venier che mi ha portato in tv, alla fine degli anni 2000, poi ancora a Eleonora Daniele, che mi ha dato spazio e visibilità, e ancora a Barbara D'Urso, che mi ha voluto in un momento difficile. E Teresa De Santis, che conosco dagli anni in cui lavorava a Il Manifesto e che mi ha chiamata appena arrivata a Rai 1: prima di propormi UnoMattina in famiglia, mi chiese di prendere la fascia di Caterina Balivo nel pomeriggio, ma dissi no perché mancavo da tanti anni e ho preferito un ritorno soft».

Ultima domanda: è vero che ha detto no ai reality?

«In passato mi chiesero di partecipare all'Isola dei Famosi. Non ho nulla contro i quei programmi: anzi, le rivelo che Alfonso Signorini mi aveva contatta per il Grande Fratello Vip 5 che parte a settembre. Se non avessi avuto un'esclusiva in corso con Rai1, probabilmente avrei detto di sì».

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