Leo Di Bello, l'emblema della nuova generazione di conduttori tv
Leo Di Bello, l'emblema della nuova generazione di conduttori tv
Televisione

Leo Di Bello, l'emblema della nuova generazione di conduttori tv

Il volto noto di Sky per il calcio, e non solo, stasera racconterà la finale di Conference League. Una storia di gavetta, passione, e tanta professionalità

«Scusa il caos di sottofondo ed il fiatone, ma sono in sartoria a ritirare gli abiti per andare in onda…». A parlare è Leo Di Bello, volto di Sky che si appresta in queste ore a raccontarci da Tirana la finale di Conference League tra Roma e Feyenoord. State però bene attenti a non scambiare la frase di esordio dell’intervista con l’ennesimo caso di vanità da telecamera perché non è di questo che si tratta: è serietà e professionalità.

Se esiste infatti un filo che lega tutto il percorso professionale di questa giovane (ma non più giovanissima) promessa della tv (anzi, certezza assoluta visto il ruolo che il direttore Federico Ferri gli sta abilmente cucendo addosso) è proprio questa: fare le cose seriamente e per bene.

«Devo ringraziare tutti i miei direttori; da ciascuno di loro infatti ho imparato qualcosa e ciascuno di loro mi ha dato la possibilità di crescere. Da Gianni Visnadi che per primo mi ha dato fiducia (all’epoca Di Bello era solo uno studente universitario 19 enne quando entrò per la prima volta in una redazione, a Telenova), poi a Massimo Corcione che mi ha scelto per la squadra di Sky Sport 24, una palestra come ce ne sono poche dato che ti porta a dover gestire in diretta tematiche e sport diversi. Serve quindi molta preparazione e concentrazione. E poi Federico Ferri, per il suo modo di fare informazione sportiva, le sue idee e la calma che trasmette a me come a tutti i colleghi. Da questo punto di vista devo dire che sono stato davvero fortunato».

Che partita c’è da aspettarsi stasera? Si tratta di una cosa seria o una coppetta di consolazione?

«Sarò schietto: non condivido chi dice che la Conference League sia una cosa d niente. Il calcio italiano lo sappiamo benissimo, sta affrontando un periodo complicato. Non siamo più come 20 anni fa il centro del mondo; esistono altri campionati più strutturati e ricchi del nostro. Dobbiamo quindi essere sinceri e capire che la Roma rappresenta oggi tutto il nostro movimento e che si sta giocando una finale di una competizione Uefa, cosa che alle italiane non è che capiti proprio tutti gli anni».

Hai parlato di campionati più ricchi. Da noi la Serie A si è appena chiusa con la vittoria del Milan, società che ha fatto della gestione oculata del budget la sua filosofia, in netta controtendenza con i Paperoni di altre squadre…

«Ed è un modello vincente. Al momento di sicuro in Italia perché già lo scorso campionato i rossoneri sono stati sempre nelle primissime posizioni. Ma continuando così sono sicuro che anche in Champions League Pioli ed i suoi potranno tornare protagonisti. Magari non per un successo immediato, ma protagonisti di sicuro».

Resta il fatto che il calcio italiano sta anche perdendo spettatori in tv, soprattutto i giovanissimi. Cosa si può fare per attaccarli ad una tv per tutti i 90 minuti?

«Ammetto di aver già sentito questa considerazione ma di non essere d’accordo. I ragazzi amano ancora il calcio; se non stanno in massa davanti al televisore è semplicemente per la qualità della partita che gli viene offerta. Lo spettatore vuol vedere grandi partite e grandi giocatori. Sulla Champions League ad esempio abbiamo dati che dimostrano come i grandi match facciano grandi ascolti anche tra i più giovani. Serve alzare la qualità di tutto il campionato. E poi, che bello rivedere gli stadi pieni, i tutto esaurito anche per partite di centro classifica…»

Beh, in questo Mourinho alla Roma ha fatto tanto…

«Perfetto. Mourinho che oggi si gioca un trofeo europeo dopo essere stato l’ultimo allenatore di una squadra italiana a conquistare una coppa (la Champions dell’Inter nel 2010 del Triplete ndr), da questo punto di vista ha riportato 65 mila spettatori allo stadio Olimpico per una gara interna della Roma senza più molto da dire. Ma lui è un trascinatore e vincente come pochi che siano giocatori o tifosi».

Parliamo un attimo di tv, in generale. Quale programma extra calcio ti piacerebbe condurre e con chi?

«Devo essere onesto. Piuttosto che pensare ad un programma già esistente mi piacerebbe pensare a qualcosa di nuovo, di diverso dal già visto. Credo siamo in un momento di grande cambiamento, anche nella tv. E c’è forse come mai prima d’ora lo spazio per innovare. Se poi devo fare due nomi beh, agli inizi il mio idolo era Maria De Filippi. Ho sempre ammirato la sua forza e la capacità di creare cose nuove. Poi, come collega, un nome su tutti: Alessandro Cattelan. L’ho seguito da vicino quando era sul palco di X Factor. È davvero un fuoriclasse, una cosa incredibile sia per come si prepara, per come gestisce la diretta e per il rapporto con tutti quelli che lavorano ai programmi. Massima stima…».

Mancano poche ore alla partita. Leo Di Bello sarà nella squadra Sky che ci racconterà questa attesa finale con un pizzico di tricolore. Siamo certi abbia già deciso cosa mettere per questa importante serata ma, lo ripetiamo, non è vanità, è professionalità.

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