Festival di Sanremo, 5 edizioni da ricordare
Belen Rodriguez (Ansa)
Televisione

Festival di Sanremo, 5 edizioni da ricordare

Gaffe, scenate e scenette, vincitori e curiosità: il meglio degli ultimi 40 anni della kermesse più amata dagli italiani

Mancano pochi giorni all'edizione 2023 del Festival di Sanremo; molto attesa, come tutte le atre, dato che poche cose come Sanremo sono in grado di lasciare un segno nella storia non solo della tv ma del nostro paese. Queste le 5 indimenticabili.


1. 1986 Con Loretta Goggi Sanremo si tinge di rosa

Non è un segreto che Sanremo sia un festival bipolare: lo guardano le donne ma lo conducono gli uomini. Dal 1951, anno di Nunzio Filogamo e della famosa frase “Miei cari amici vicini e lontani”, le mattatrici lasciate da sole al comando si contano sulle dita di una mano. Loretta Goggi fu la prima (poi ci furono Raffaella Carrà, Simona Ventura, Antonella Clerici e Maria De Filippi). Tutte le altre? Vallette, belle statuine o poco più. Certo, nell’era del MeToo bisognava dare un segnale, e infatti da quando il direttore artistico è Amadeus guai a chiamarle vallette. Le “sue” donne sono tutte co-conduttrici. Ma quasi tutte solo per una sera (Chiara Ferragni quest’anno ne ha spuntate due) e sempre un passo indietro (ricordate la gaffe con Francesca Sofia Novello?). Ah, tornando al 1986: vinse Eros Ramazzotti con Adesso tu, davanti a Il Clarinetto di Renzo Arbore.


2. 1997 L’anno dei Jalisse

Ammessi da semisconosciuti tra i big del 1997, edizione condotta da Mike Bongiorno, i Jalisse vinsero a sorpresa il festival con Fiumi di parole, vagamente ispirata a una canzone dei Roxette. Dalle stelle alle stalle, i due (nella vita moglie e marito) hanno provato a tornare sul palco dell’Ariston per tutti gli anni successivi, venendo rispediti al mittente per 26 edizioni di fila. Nell’attesa di un’ospitata almeno nella serata delle cover, ricordiamo l’ultima apparizione a Viva Rai2 di Fiorello: dicembre, esterno giorno, ore 7.12 del mattino, i Jalisse cantano sotto la pioggia mentre Bruno Vespa regge l’ombrello. Se non è un cult questo…


3. 2002 Benigni spettina l’Ariston

Delle tredici edizioni di Sanremo condotte da Pippo Baudo tra il 1968 e il 2008, alcune hanno fatto storia. Quella del 2002, per esempio, è ricordata più per l’ospitata di Roberto Benigni, fresco di Oscar per La vita è bella, che per la vittoria dei Matia Bazar. Ad infervorare gli animi del tempo era stato il monologo del comico toscano: una rilettura del Giudizio Universale in chiave politica davanti a 20 milioni di telespettatori con il 70% di share. Berlusconi, il Polo delle Libertà e Giuliano Ferrara che minacciava di lanciare uova e verdura sul palcoscenico. Ah, bei tempi andati (per i nostalgici il video è su YouTube)!


4. 2012 La farfallina di Belen

Condotto da Gianni Morandi, il festival del 2012 non è particolarmente degno di nota (prima classificata Emma con Non è l’inferno) se non per il look di Belen Rodriguez, valletta dell’anno precedente richiamata per una sera in sostituzione malattia. Il suo abito dello stilista Fausto Puglisi aveva uno spacco esagerato che mostrò all’Italia della prima serata la famosa farfallina. Di cosa parliamo? Di un tatuaggio inguinale che oggi fa sorridere, ma che dieci anni fa riempì pagine e pagine di giornali. Apriti cielo.


5. 2020 Morgan e il Bugo-gate

Il 7 febbraio 2020, in un’Italia probabilmente già appestata dal Covid, e mentre Amadeus consumava il suo primo festival da conduttore e direttore artistico, Bugo e Morgan ci regalavano uno dei momenti più caldi per chi vive Sanremo dalla sala stampa dell’Ariston. Le brutte intenzioni, la maleducazione, quel testo cambiato da Morgan all’ultimo e senza avvisare (la canzone era Sincero) e l’abbandono del palco da parte di Bugo. L’esclusione per defezione, l’imbarazzo di Amadeus e della casa discografica, le accuse dell’uno e dell’altro. Storia di un’amicizia andata in frantumi e di un colpo di testa che è finito dritto in tribunale. E tutto per una canzone.

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Rachele De Cata