Il grande ritorno del Banco del Mutuo Soccorso raccontato da Vittorio Nocenzi
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Il grande ritorno del Banco del Mutuo Soccorso raccontato da Vittorio Nocenzi
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Il grande ritorno del Banco del Mutuo Soccorso raccontato da Vittorio Nocenzi

In esclusiva un testo del fondatore del gruppo che entra nelle pieghe del nuovo concept album Orlando: le forme dell'amore e di una straordinaria avventura musicale iniziata cinquant'anni fa sui Colli Albani...

C'è il suono di sempre e ci sono le sonorità di oggi nel nuovo appassionante disco di una delle band che hanno fatto la storia del rock italiano ed in particolare del progressive rock. Musica vera suonata da musicisti veri. È questo lo stile del Banco che dopo cinquant'anni di carriera ha realizzato un album all'altezza dei grandi classici del gruppo. Tra i brani meglio riusciti Pianura Rossa, una mini suite nel segno del jazz rock con influenze arabe, percussioni etniche e sitar. Una complessità che solo un gruppo di grandi musicisti può mettere in campo. Intriganti anche i cambi di tempo e d'atmosfera che caratterizzano il pezzo strumentale La maldicenza. Sono invece gli archi a scandire l'inizio di Cadere o volare, il prequel della pazzia che scoppierà nella mente di Orlando al momento del rifiuto da parte di Angelica. Spettacolare il dialogo tra chitarra solista e moog. Non da meno l'attitudine blues di Non credere alla luna con i fiati in evidenza. A chiudere il cerchio Moon Suite, undici minuti di bellezza, una cavalcata progressive rock suddivisa in tre movimenti. Il Banco celebra come meglio non potrebbe i suoi cinquant'anni, senza nostalgia, in un viaggio sonoro rivolto a chi vuole e sa ritagliarsi il tempo per ascoltare un disco dall'inizio alla fine .

Qui di seguito, il testo scritto per Panorama dal fondatore del gruppo Vittorio Nocenzi.

"Restare motivati, dopo una carriera musicale così lunga come quella del Banco, è un esercizio complesso, fatto di visionarietà e di passione, ma in particolare di autocritica, perché senza di essa puoi cadere facilmente in una dimensione "patetica". Il rapporto con la realtà é fondamentale sempre. Molto gioca la chiarezza di idee che cerchi di mantenere il più possibile attiva. E questa chiarezza ti fa affinare dei metodi: il primo é quello di ricercare sempre l'emozione, senza la quale il nostro lavoro non avrebbe senso. È la passione il passe-partout di tutto, ma va aiutata. Focalizzare sempre “la priorità” fra i tanti aspetti del tuo lavoro é un metodo quasi infallibile, se ne perdi la percezione é meglio che smetti...La musica é un ricamo fragile, sensibilissimo ai cambi di umore, di ... stagione! Se una sera non c'é il pubblico giusto al tuo concerto, non fiorirà la tua musica, perché deve accadere sempre quel magico ping-pong fra palcoscenico e platea, quell'interscambio fatto di interplaying fra i musicisti ed il pubblico: solo così emozionerai gli altri e ti emozionerai per l'ennesima volta anche tu! E solo così si potrà fare un gran concerto: dobbiamo sentire dentro, ogni volta, l'"alma" di Don Chisciotte, l'Hidalgo Don Quijote de la Mancha, che insegue il sogno della sua Dulcinea, la Musica ... Ed allora il miracolo di ritrovare emozioni e dialoghi con il pubblico si avvererà sempre, ogni volta!

L’Orlando Furioso, poema capolavoro del Rinascimento Italiano e che ha ispirato il nostro nuovo album concept “Orlando: le forme dell’amore”, ha per cornice lo scontro di civiltà fra Occidente e Medio Oriente, fra i Paladini cristiani e i Saraceni. Ed il quadro contenuto da questa cornice, non sono solo le gesta eroiche dei Paladini dell'imperatore Carlo Magno, anzi le storie raccontate sono soprattutto gli amori intrecciati, interconnessi fra i tanti personaggi, che il poema racconta..E' un poema in cui si inseguono invenzioni su invenzioni, ad esempio 500 anni prima di Tolkien e del suo capolavoro "La compagnia dell'anello", Ariosto parla dell'anello che rende invisibili le persone che lo portano al dito... oppure, ad esempio, anticipa la concezione della "realtà virtuale" a cui oggi siamo abituati (nel “castello del Potere” dove risiede il mago Atlante, arrivano tutti i protagonisti principali della storia, perché il mago, con i suoi trucchi, fa vedere ad ognuno quello che essi vogliono vedere o che credono di star inseguendo...).

Questo insieme di invenzioni e molto altro ancora, rendono la narrazione assolutamente moderna... Diventa facile vedere nelle storie raccontate da Ariosto, importanti metafore dell’oggi, come il mago Atlante, che per noi rappresenta quei Poteri Occulti che stanno dietro ogni guerra ieri come oggi... E, contemporaneamente, c'é l'elenco quasi interminabile di tutte le forme che l'amore umano ha assunto: l'amore "RESPINTO" è quello di Orlando rifiutato da Angelica; l'amore "INATTESO" è quello di Medoro ed Angelica; l'amore "AMICALE, FRATERNO" quello di Astolfo per Orlando,; l'amore "LISERGICO", è quello delle fughe dalla realtà che si prova sull'Isola felice, dove Ruggero incontra Astolfo tenuto prigioniero nel tronco di un albero cavo dalla maga Alcina, la sua amante che rappresenta l'amore "POSSESSIVO"; la "NEGAZIONE DELL'AMORE", è quello rappresentato dalla guerra stessa fra Occidente e Medio Oriente, guerra che con la sua violenza é la negazione stessa dell'amore; e tanto altro ancora...

In termini musicali, ho subito individuato alcuni paletti essenziali:anzitutto che le composizioni e l'intero progetto dovevano essere "veri", "autentici", senza fare il verso né all'idea di "Prog" ne a noi stessi. Con questo intendo dire che si doveva evincere subito che quello che si sarebbe ascoltato doveva rappresentare senza dubbio lo stile, la forza e la personalità "storica" del Banco, ma contemporaneamente doveva pure differenziarsi dai lavori precedenti per il suono generale che voleva rappresentare l'oggi e non lo ieri, doveva cioè avere la forza di aggiungere sonorità moderne, restando allo stesso tempo "made in Banco"!!! Una scommessa particolarmente difficile, voler essere immediatamente "riconoscibili" ed allo steso tempo "diversi"! Ma credo che é proprio quello che siamo riusciti a fare... La continuità di identità é logicamente aiutata dal fatto di essere sempre io l'autore della musica, ieri come oggi, ed anche il coautore dei testi e del progetto generale, con la stessa voglia di alternare poesia e concetti di riferimento, ideali ed emozioni, un po' come i chiaroscuri caravaggeschi fatti di contrasti molto evidenti fra luci ed ombre, la dolcezza delle melodie e delle immagini poetiche, e i contenuti ideali ed esistenziali rigorosi, o almeno indicati con chiarezza. Poi é l'emozione del momento - l'interazione con gli altri autori nel momento della scrittura, e con gli altri musicisti per gli arrangiamenti - a delineare sempre più chiaramente e definitivamente come avrebbe suonato il lavoro. È un muro che sale mattone per mattone, in modo progressivo ed inesorabile. È ovvio, però, che ci vuole a monte un'idea almeno generale dello stile architettonico con cui vuoi costruire il tutto.

Quando penso ai nostri 50 anni di carriera, credo che sia stato un viaggio insperato ed inatteso. Non dimentico ancora le strade del centro storico del paese in cui sono nato, Marino, una città antica a Sud Est di Roma, sui Colli Albani, l'antica terra natale del popolo dei Latini da cui discese poi Roma. Sono colline da secoli vocate alla coltivazione dei vigneti, famose nel mondo per il vino e per il clima magnifico, che beneficiano delle brezze del Mar Tirreno poco lontano. Una terra di Miti antichi, che affondano le loro radici nelle storie della Grecia Arcaica e dell'antica Roma, un territorio che, non si sarebbe mai detto, potesse diventare terra natale di una band rock come il Banco del mutuo soccorso, perché non c'era quell’underground socio culturale tipico delle grandi città metropolitane, dove i conflitti e i disagi hanno fatto spesso da incubazione a espressioni musicali alternative, di rottura dei cliché borghesi e conservatori. Eppure, in questa terra "idilliaca", fatta più di memorie classiche che di urbanesimo esplosivo, gli anni '60-'70, con le sue tensioni utopistiche, pacifiste, alternative, anticonformiste, si sentivano e vivevano con passione e partecipazione... In fondo Roma era solo a 20 chilometri, anche se allora equivalevano a 20 anni luce...

È questo quello che mi viene in mente, insieme a schegge di situazioni al limite, come una mattina molto presto, saranno state le 04.00 - 05.00, io passai attraversando una piazza del mio paese mentre un vignaiuolo mi incrociava... e si incrociarono due treni a tutta velocità, uno, quello della civiltà contadina, fatta di tradizioni orali, antiche secoli, fatta di superstizioni, di fiabe, di rapporti umani interpersonali molto forti, identitari, e dall'altra un ragazzo di 20 anni, musicista rock, capelli lunghi fino alle spalle, stivaletti con tacchi da 20 cm e punta quadrata di vernice verde, comprati a Londra, il contadino con scarponi di cuoio con sotto le suole con chiodi dalle teste rigonfie, per camminare nella terra bagnata dei vigneti, io con la pelliccia di volpe di mia madre tagliata a giaccone, lui con la maglia di lana ruvida lavorata a mano con i ferri, preziosa per asciugare il sudore del lavoro manuale ...

Il passato ed il futuro, tangenti ed inconsapevoli di essere un rallenty cinematografico di mondi a confronto che passavano, sfiorandosi, accanto l'uno all'altro senza avere quasi nulla in comune tranne che il luogo...

Tornando all’Orlando Furioso,ci sembrava un’opportunità importante utilizzare la storia di questo poema per rispondere alla violenza dei nostri tempi. La scelta dell’arte come confronto, della poesia e della musica come offerta di pacificazione, ci sembrava una strada da dover indicare come possibile, anzi necessaria, rileggendo un’opera poetica il cui autore – Ariosto – è stato sempre, durante tutto il suo racconto, una ‘terza parte’ equilibrata fra l’esercito cristiano e quello saraceno, mai coinvolto nella guerra fratricida fra medio oriente e occidente nel parteggiare per una parte a discapito dell’altra. Indicare poesia e musica come percorso di pacificazione anche ai nostri contemporanei ci è sembrata un’opportunità da non perdere, perché era un approccio coerente con il pensiero del Banco del Mutuo Soccorso".

Vittorio Nocenzi, fondatore del Banco del Mutuo Soccorso

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