Musica

L'album del giorno: Doors, L.A. Woman

Un disco controverso, registrato in una minuscola sala prove, che però fotografa al meglio lo spirito e il groove della band di Morrison

L'ultimo album in studio della band di Jim Morrison è stato spesso e simbolicamente raccontato come la chiusura del cerchio iniziato nel 1967 con la pubblicazione del primo leggendario e omonimo 33 giri, In effetti, fu proprio così. L.A. Woman è stato infatti un potente ritorno alle origini, nato in un'atmosfera completamente diversa da quella che aveva caratterizzato i primi elettrizzanti dischi del gruppo. All'inizio degli anni Settanta i Doors erano una band senza orizzonti che procedeva a vista in balia delle condizioni fisiche e mentali di un Jim Morrison sempre più fuori controllo.

I primi tentativi di dare una forma compiuta a L.A Woman furono un fallimento. Tanto che il produttore di sempre Paul Rothchild decise di abbandonare lo studio di registrazione, sconsolato davanti ad un band che colava a picco priva di qualsiasi punto di riferimento. A salvare il salvabile ci pensò Bruce Botnick, l'ingegnere del suono, che suggerì di incidere le nuove canzoni nella sala prove del gruppo. Una mossa per alleggerire tensione e ritrovare un minimo di coesione in un luogo informale e familiare.

Riders on the Storm - The Doors HD www.youtube.com


Così, armati di un semplice registratore a otto liste e incidendo le parti vocali di Jim nella toilette del Doors Workshop (il nome affibbiato allo studio privato della band) per sfruttare una sorta di riverbero naturale, i Doors, alla fine della loro storia, tentarono con successo di tornare da dove erano partiti. Lo fecero coinvolgendo in studio due session men rivelatisi fondamentali nell'economia dei brani del disco: Jerry Scheff al basso (dalla band di Elvis Presley) e Marc Benno, chitarrista dal grande feeling che si era fatto conoscere negli Stati Uniti suonando con Leon Russell.

Inaspettatamente i Doors riuscirono riconnettersi con la loro parte migliore creando un album splendido, a tinte blues, vivo, grezzo e molto ispirato. A cominciare dalla title track, un colpo di genio in chiave blues rock. E poi, ancora l'irresistibile groove funk di The Changeling, l'immediatezza di Love her madly, la voce sgraziata e bluesy che caratterizza Been down so long e, infine, il sound visionario e psichedelico di Riders On The Storm tra tuoni e pioggia. L'indimenticabile addio di Morrison alla vita e alla musica.

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