Musica

L'album del giorno: Bill Withers, Just as I am

Il disco d'esordio del grande artista del West Virginia, scomparso ieri a 81 anni, contiene i capolavori Ain't No Sunshine e Grandma's Hands, due tra le sue canzoni più amate e coverizzate

Come se non bastasse il duro periodo che tutti noi stiamo vivendo al chiuso delle nostre case, ieri è arrivata come una doccia fredda, per gli amanti della black music, la notizia della morte di Bill Withers, uno dei più grandi compositori e interpreti della musica dell'anima.

Basti citare brani indimenticabili come Ain't No Sunshine, Lean on Me, Lovely Day, Use Me, Grandma's Hands, Harlem, I Want to Spend the Night e Just the Two of Us (quest'ultima in compartecipazione con il sassofonista smooth jazz Grover Washington Jr.), canzoni che sono diventate dei veri e propri classici del soul, per dare la misura della perdita di oggi. Bill Withers è morto lunedì a Los Angeles a 81 anni in seguito a complicazioni cardiache, ma la famiglia ha comunicato il decesso solo ieri all'Associated Press.

Nel comunicato diffuso dai familiari si legge: «Siamo distrutti dalla perdita del nostro amato e devoto marito e padre. Un uomo solitario con un cuore spinto a connettersi con tutto il mondo, con la sua poesia e la sua musica ha parlato con sincerità alle persone e le ha unite tra loro».


Bill Withers - Ain't No Sunshine www.youtube.com


A Withers sono bastati solo otto album pubblicati in quindici anni, sette negli anni Settanta (uno più bello dell'altro) e un solo altro disco nel 1985, Watching You Watching Me, per lasciare un'impronta indelebile nella storia della musica afroamericana. Il cantante ha vinto 3 Grammy Awards, l'Oscar della musica, e nel 2015 è stato introdotto da Stevie Wonder nella Rock And Roll Hall of Fame, il massimo riconoscimento per la carriera di un artista.

Nell'ultimo mese la sua splendida Lean on me (il cui titolo vuol dire "Puoi contare su di me") è diventata una canzone-simbolo dei medici e degli infermieri americani, che ogni giorno rischiano la vita per contrastare l'avanzata del Coronavirus. Perfino l'hip hop ha più volte saccheggiato la sua musica: basti pensare a No Diggity dei Blackstreet (Grandma's Hands), 97 Bonnie And Clyde di Eminem (Just The Two Of Us), Soulja's Story di 2Pac (Ain't No Sunshine), Let Me Ride di Dr.Dre (Kissing My Love), Sing About Me, I'm Dying of Thirst di Kendrick Lamar (Use Me) e Lovely Daze di DJ Jazzy Jeff & The Fresh Prince (Lovely Day).

William Harrison Withers Jr., questo il vero nome di Bill Withers, era nato il 4 luglio 1938 a Slab Fork, nel West Virginia. A diciassette si arruola nella marina militare, dove resta per dieci anni. Dopo il congedo, lavora per cinque anni come assemblatore di componenti dei bagni dei Boeing 747, mentre la notte si esibisce con la sua inseparabile chitarra in piccoli e malfamati locali di Los Angeles, davanti a una manciata di persone troppo ubriache per accorgersi del suo talento.

Il suo originale stile, che fa confluire nel soul-funk elementi mutuati dal folk e dal blues, in brani intimisti e ricchi di calore, colpisce una sera Booker T. Jones (quello, per intenderci, della hit Green Onions), che nel 1971 lo prende sotto la sua ala protettiva e produce il suo primo album Just As I Am. Come un bravo team manager, Booker costruisce intorno al cantante un dream team di musicisti, come il chitarrista Stephen Stills (Buffalo Springfield, Crosby, Stills & Nash), il batterista Al Jackson ed il bassista Donald 'Duck' Dunn, per esaltare la sua calda voce baritonale.

Un debuttante un po'stagionato, con i suoi trentadue anni suonati, che utilizza storie di vita quotidiana per costruire canzoni che sono veri e propri film in miniatura. Just As I Am ha, infatti, una maturità e uno spessore che raramente troviamo nell'album d'esordio di un artista, con un suono generalmente solare, anche quando si occupa di argomenti oscuri. Tutti i brani sono composizioni originali, tranne le cover di Everybody's Talkin' di Fred Neil e Let It Be dei Beatles, a cui Withers ha conferito il suo inconfondibile tocco soul folk.

L'album contiene due dei suoi brani più famosi, Ain't No Sunshine e Grandma's Hands. La prima, considerata la sua canzone-firma, Withers la scrisse ispirandosi al film I Giorni Del Vino e Delle Rose di Blake Edwards, un toccante dramma del 1962, interpretato da Jack Lemmon e Lee Remick, che racconta un amore sofferto e ad alta gradazione alcolica. Due minuti appena di durata, di straordinaria intensità emotiva, sull'abbandono e sul dolore lancinante per la fine di una relazione, caratterizzati dal reiterarsi del tema principale e da quella strofa centrale, con la ripetizione per 26 volte della frase "I know".

Un perfetto esempio di eterogenesi dei fini, poiché, quando il cantante entrò in studio per registrare Ain't No Sunshine, oltre a Booker T., c'erano alcuni session men della Stax Records, la leggendaria etichetta di Memphis. Bill non aveva ancora completato il testo della canzone e aveva provvisoriamente riempito la strofa con "I know" ripetuto per 26 volte, in attesa di trovare le parole giuste. Una trovata provvisoria, che però entusiasmò tutti i musicisti in studio, che gli suggerirono di tenerla così com'era nella canzone. Suggerimento accolto da Withers, uomo saggio e umile, e la storia gli ha dato ragione.

Ain't No Sunshine è stata inserita dalla rivista Rolling Stone fra le 500 migliori canzoni di tutti i tempi e vanta circa duecento cover ufficiali da parte di artisti del calibro di Michael Jackson (che l'ha cantata a 14 anni con il controllo vocale e la tecnica di un trentenne), Al Jarreau, Leonard Cohen, Tom Petty, Sting e Tori Amos, solo per citare i nomi principali. Il brano è stato utilizzato in diversi film, tra cui Nottingh Hill, e molti probabilmente la ricordano reinterpretata da Van Morrison nella scena in cui Hugh Grant passeggia per Portobello Road dopo essere stato lasciato, per la seconda volta, da Julia Roberts.

Tutto l'amore per il blues e per il gospel dell'artista del West Virginia emerge nell'intensa Grandma's Hands, un commovente ritratto familiare, costruito su un groove di chitarra e sulla batteria, sull'esperienza della crescita sotto l'ala protettiva di sua nonna, amorevole quanto apprensiva, che ha la semplicità e il calore dei grandi romanzi di formazione. Harlem è un memorabile e incalzante brano funk sulla (allora) periferia di New York, poi diventato un quartiere molto ambito.

La Let It Be di Withers è una delle versioni più originali e sorprendenti del classico dei Beatles, tanto da dover parlare qui più di reinvenzione che di mera cover. Moanin'e Groanin' e I'm Her Daddy sono due brani che trasudano sensualità da ogni nota, mentre Better Off Dead è la coinvolgente storia di un alcolizzato sempre più vittima dei suoi demoni, fino alla tragica decisione di suicidarsi: la canzone si interrompe bruscamente con uno sparo.

Davvero memorabile l'amalgama tra chitarra acustica e organo di Sweet Wanomi, mentre Do It Good è un r&b cadenzato e irresistibile. Everybody's Talkin' è puro funk tutto da ballare, mentre la delicata Hope She'll Be Happier sembra quasi uno spiritual per la sua solennità ieratica, con il buon Bill che si augura che la sua ex oggi sia felice, anche se tra le braccia di un altro uomo. Just As I Am è uno straordinario album di debutto, con un sound senza tempo, che ha fatto conoscere al mondo un artista che, in ogni sua canzone, sembra suggerirci che gioia e dolore sono le due facce di quella stessa medaglia chiamata vita.

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