Con il nastro rosa: l'ultimo capolavoro di Battisti-Mogol
Mogol e Lucio Battisti (Ansa)
Con il nastro rosa: l'ultimo capolavoro di Battisti-Mogol
Musica

Con il nastro rosa: l'ultimo capolavoro di Battisti-Mogol

ll nuovo libro di Donato Zoppo racconta la storia della canzone che chiude il sipario su un decennio e su un sogno

L'ultimo capolavoro firmato Battisti Mogol. Una giornata uggiosa, uscito nel 1980, è molto più di un semplice album, è la fine del sodalizio che ha cambiato per sempre il volto e il sound della musica italiana. Il nuovo libro di Donato Zoppo, giornalista, scrittore e conduttore radiofonico, Con il nastro Rosa. L'ultima canzone di Mogol e Battisti e la fine di un sogno (GM Press), racconta la storia di una canzone che chiude il sipario su un decennio e su un sogno.

Il libro racconta la genesi dell'album partendo proprio dalla storica ultima conversazione con il giornalista Fieschi a Zurigo e termina con l'uscita: un viaggio nei motivi che hanno spinto i due alla separazione, nell'esperienza londinese di Battisti, nel rapporto con Westley, nei lati più oscuri di questa personalità enigmatica e silenziosa, che scelse anche di non apparire più in copertina.

Qui di seguito un estratto del libro, in esclusiva per Panorama

È notte a Londra. Luci basse al Chappel Studio, Bond Street. Atmosfera calda, ideale per un sound avvolgente.

Parola d'ordine: groove. Roba semplice in apparenza, in realtà va fatta girare per bene, morbida, felpata, da musicisti sopraffini. Dirige Geoff Westley. Si siede al Fender Rhodes, piano elettrico che evoca carne e scintille, Miles Davis e pugilato funk. Ha un microfono per dare istruzioni, anche al fonico pronto allo start per catturare l'attimo. Al centro della grande sala la batteria freme, Stuart Elliott si riscalda picchiettando il rullante, i piatti scintillano nonostante le luci siano fioche. Dave Markee invece vuole proprio il buio, si è messo in disparte, nel corridoio.

Lucio non c'è, è a casa con Grazia. Andrà la mattina dopo. Lucio arriva in studio intirizzito, si strofina le mani, beve il suo tè bollente e raggiunge il microfono, senza neanche svestirsi.

È svelto, non gli piace tergiversare: Geoff Westley e Greg Walsh sono sempre sbalorditi, RCA gli mette a disposizione un budget imponente ma lui dove può fa risparmiare qualcosa all'etichetta abbreviando i tempi. Dicono sia tirchio, gira voce che non abbia mai offerto un caffè a nessuno: in realtà è parsimonioso, non gli piace buttare via i soldi, ma non gli piace neanche incassarli per cose in cui non crede. Gli arrivano blocchetti di assegni con file di zeri per andare in tv, anche solo un minuto a dire ciao, anche senza cantare: niente da fare, non gli interessa, perde un sacco di quattrini ma la coerenza prima di tutto.

Il pezzo che deve cantare chiuderà l'album. Non solo: sarà anche sul lato B del 45 giri. Sarà l'ultimo del disco, ma soprattutto l'ultimo insieme a Mogol. Lui e Lucio non lo sanno ancora, ma un verso diventerà il più citato della storia della canzone italiana.

Lo scopriremo solo vivendo.



La cover del libro Con il nastro rosa

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