La storica azienda elicotteristica statunitense Bell ha completato la revisione critica del progetto sperimentale appartenente al programma «Sprint» della Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa), ovvero l’organo di ricerca e sperimentazione della Difesa Usa. Significa che il progetto è stato completamente definito e potrà ora passare alla fase di realizzazione del prototipo dimostratore. Sprint è in realtà la sigla di Speed and Runway Independent Technologies, progetto che punta a costruire un mezzo volante di nuova generazione.
Jason Hurst, vice presidente e capo dell’ingegneria di Bell, durante il salone Verticon, il più grande al mondo dedicato al settore elicotteristico, che quest’anno si sta svolgendo ad Atlanta (Georgia, Usa), ha dichiarato: «Bell è onorata di ricevere la designazione “X” e di perpetuare lo spirito di innovazione americano in onore della fondazione degli Stati Uniti nel 1776; si tratta di un traguardo importante poiché il team Bell e Darpa avanzano verso un primato storico nella storia dell’aviazione, così come ci permettono di onorare la nostra missione aziendale di sviluppare velivoli a decollo verticale di nuova generazione».

Come funziona il programma Sprint
L’obiettivo del programma Sprint, finanziato anche con il Comando Operazioni Speciali del Pentagono, è quello di sviluppare tecnologie di nuova generazione per eliminare l’esigenza di operare su piste di decollo e atterraggio, grazie a tecniche che possano essere adattate a diversi velivoli militari. Gli ingegneri intendono riuscirci attraverso la progettazione di un velivolo in grado di volare a velocità di crociera comprese tra 750 e 850 km l’ora, quindi molto più rapidamente di un elicottero convenzionale, e capace di raggiungere quote rilevanti. Al contempo è in grado di restare in volo stazionario in ambienti difficili, partendo e arrivando su superfici non preparate come prati, distese rocciose, eccetera. La «fase 2» include la progettazione dettagliata, la costruzione del prototipo e lo svolgimento dei test a terra, che culmineranno quindi con le prove di volo della «fase 3».
Bell ha una lunga tradizione di velivoli sperimentali capaci di raggiungere alte velocità mantenendo la possibilità di fare decollo verticale: dallo X-1 del Dopoguerra all’avveniristico XV-3, fino al primo convertiplano con motori basculanti progettato negli anni Settanta con il nome «Model 301».
Il futuro dell’aeronautica militare
Negli ultimi 60 anni di storia aeronautica, le esigenze militari e belliche hanno sempre richiesto il superamento dei limiti degli elicotteri, ovvero la velocità orizzontale e l’autonomia. Contemporaneamente, l’evoluzione delle operazioni belliche sta richiedendo sempre maggiore flessibilità per decollare e atterrare anche su terreni non specificatamente dedicati all’aviazione. Ogni costruttore aeronautico sta procedendo in questo senso: se la nostra Leonardo ha rivisto il suo convertiplano AW609 e ne ha variato la configurazione con un nuovo progetto, la franco-tedesca Airbus nel 2013 aveva presentato lo X-Cube Racer, un elicottero con due eliche traenti applicate ai lati della fusoliera.
Sovente tali esperimenti non proseguono fino alla produzione di serie (il convertiplano italiano pare sarà certificato dalle autorità aeronautiche civili entro il 2027), ma costituiscono sempre una fondamentale palestra sperimentale per molti aspetti dell’ingegneria aeronautica, dalla progettazione alla validazione delle tecnologie usate, fino alla definizione della futura manutenzione. Questo ultimo aspetto sta passando da preventiva (ovvero la sostituzione delle parti avviene prima della loro possibile avaria, secondo una precisa scadenza temporale), a «predittiva», sistema nel quale sono le parti stesse che comunicano la necessità di essere rimpiazzate o riparate, in entrambi i casi a vantaggio della sicurezza. Tra le nuove caratteristiche dello X-76, seppure Bell non ne abbia dato conferma, ci sarebbe anche la possibilità di volare senza equipaggio di condotta a bordo, diventando quindi un drone da trasporto o d’attacco secondo i casi.
