AC/DC, abbiamo ascoltato PWR UP: la recensione
AC/DC, abbiamo ascoltato PWR UP: la recensione
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AC/DC, abbiamo ascoltato PWR UP: la recensione

Tutto quel che c'è da sapere sul disco del ritorno della leggendaria band australiana

PWR UP arriva a sei anni da Rock or Bust e segna il ritorno nel gruppo del vocalist Brian Johnson, afflitto per un lungo periodo da problemi all'udito, e del batterista Phil Rudd. Lo abbiamo ascoltato in anteprima cercando nelle dodici canzoni i codici di riferimento del sound di una band che ha fatto della fedeltà a se stessa un brand universale.

PWR UP è a tutti gli effetti un classic album degli AC/DC. Ce lo dicono gli stacchi di Realize, il primo brano, che presenta lungo la sua durata le linee guida del gruppo di Angus Young. Chitarre che macinano riff, batteria granitica, cori in sottofondo l'ugola di Johnson in primo piano.

Shot in the dark, il primo singolo, è il manuale, il bigino di un approccio alla chitarra e più in generale al rock and roll. Basta una manciata di secondi per capire quale band ci sia dietro questo suono. Decisamente orecchiabile e blueseggiante Through the mists of time, forse il pezzo più a fuoco dell'intero album, di sicuro quello con la linea melodica più azzeccata e mainstream.

Reminiscenze dell'album cult Back in black emergono in Witch's Spell, mentre Demon Fire riporta ai fasti di Whole Lotta Rosie. No man's Land è un tripudio di strati di chitarre che si muovono nell'ambito di un mid tempo intrigante, una specialità della maison che contribuisce a definire l'impianto sonoro di un gruppo che ha le radici saldamente piantate nel terreno rock-blues.

Fenomenale poi il muro di suono che caratterizza Systems Down, uno di quei pezzi che sono la quintessenza dell'essenzialità declinata secondo l'attitudine del combo australiano. Fulminanti in questo brano le parti soliste di Angus. A concludere il disco Code Red, un altro mid time incastonato tra intrecci di chitarre con Brian Johnson in forma come ai tempi d'oro.

Che dire? Gli Ac/Dc sono i testimoni di un modo di fare musica che non esiste più, che nessuno sembra in grado di replicare, nemmeno lontanamente. Dai loro album tutti sanno sempre che cosa aspettarsi, eppure nessuno si lamenta. Perché, quando hai voglia di AC/DC, hai voglia di quel genere di rock and roll. Che rassicura, esalta e regala la sensazione che il tempo si sia fermato. Almeno per tutta la durata del disco...

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