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Economia

Whatsapp - Antitrust: la guerra delle multe continua

Dopo la sanzione di qualche mese fa, l’Agcm ha punito di nuovo il servizio di messaggistica, questa volta per inadempimenti di carattere burocratico

Continua la guerra a distanza tra Whatsapp e la nostra Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Antitrust). Dopo che la scorsa primavera il servizio di messaggistica online era stato condannato a pagare una multa di circa tre milioni di euro, ora l’Antitrust torna alla carica e annuncia di aver comminato una nuova sanzione.

E se la prima volta le ragioni erano da ricercare nell’imposizione ai clienti di forme di marketing giudicate lesive della privacy per favorire l’integrazione con Facebook, oggi l’accusa è quella di non aver dato esecuzione all'ordine di pubblicazione del provvedimento, con il quale era stata accertata la vessatorietà di alcune clausole dei termini di utilizzo dell'applicazione Whatsapp Messenger.

Le ragioni della nuova multa

Come spiega in una nota la nostra Antitrust, Whatsapp avrebbe violato gli obblighi informativi nei riguardi dei consumatori, avendo consapevolmente omesso quanto disposto in un provvedimento della stessa Autorità garante.

Ovvero la pubblicazione di tale documento nella homepage del proprio sito web e la contestuale notifica in app, da inviare a tutti gli utenti Whatsapp italiani, contenente il link alla stessa pubblicazione.

Tra le clausole, a suo tempo giudicate come vessatorie, erano elencate la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società e il diritto di recesso stabilito unicamente a vantaggio del professionista.

Una sanzione giudicata "ridicola"

A far discutere questa volta però non è solo la nuova sanzione in sé, quanto il suo importo fissato in soli 50mila euro, una somma ritenuta “ridicola” da numerose associazioni dei consumatori.

“Il fatto che questa sia la sanzione massima che l'Antitrust può erogare in questi casi – ha tuonato Massimo Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori -, dimostra che urge un intervento del legislatore per innalzare l'importo delle multe comminabili dalle Authority”.

E poi ha aggiunto: “fino a che non si stabilisce che le multe devono essere almeno superiori all'illecito guadagno ottenuto con pratiche illegittime non andremo da nessuna parte".

La difesa d’ufficio dell’Antitrust

Ovviamente l’Agcm ha tenuto a precisare di aver operato secondo quelle che sono le attuali norme, che per particolari casi di inadempienza prevedono appunto i limiti massimi di sanzione sopra ricordati, giudicati “ridicoli” dalle associazioni dei consumatori.

In particolare l'Autorità ha spiegato di aver tenuto conto non solo della rilevanza del professionista e del suo consapevole rifiuto a pubblicare l'estratto della sua decisione, ma anche della circostanza che la pubblicazione risulti l'unico strumento che assiste l'accertamento della vessatorietà nella disciplina vigente.

Quest’ultima, allo stato, non prevede appunto l'imposizione di sanzioni amministrative pecuniarie al termine del procedimento amministrativo di accertamento della stessa vessatorietà delle clausole contrattuali.

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