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Economia

Fallisce il vertice europeo sul gas. E per noi sono guai

Niente accordo sul tetto al prezzo del gas; vincono le divisioni ed i vantaggi di alcuni paesi. Un bello schiaffo anche a Mattarella che aveva chiesto un intervento urgentissimo

Niente da fare. Nonostante l’ottimismo ostentato a Roma, la proposta del governo italiano di imporre un tetto al prezzo del gas non è stata approvata dal consiglio straordinario dei ministri dell’energia dell’Unione riunito venerdì 9 settembre. I ministri si sono limitati ad invitare la Commissione a proporre entro metà settembre interventi per “limitare l’impatto eccezionale dei prezzi elevati del gas sull’elettricità sui mercati all’ingrosso e sui clienti” e “misure coordinate di riduzione della domanda dielettricità in tutta l’Ue”. Ma la decisione su un tetto al prezzo del gas slitta a ottobre, e dovrà essere presa dai capi di governo dei Paesi il 6-7 ottobre o il 20-21 dello stesso mese.

Una decisione shock soprattutto per l'Italia che da settimane chiedeva azioni concrete e rapide in questo senso, ultimo il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, secondo cui «serve un intervento urgentissimo sul gas contro le speculazioni». Bruxelles ha rispedito al mittente la richiesta.

Al termine della riunione il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha cercato di addolcire la pillola sottolineando che “15 Paesi hanno detto ok a un price cap generalizzato, 3 preferirebbero solo sul gas russo che verrà discusso, 3 Paesi non hanno pregiudiziali ma vorrebbero condizionarlo alla sostenibilità di lungo termine per evitare che metta in difficoltà paesi più deboli e 5 Paesi sono contrari o neutrali perché non hanno bisogno di gas”. In sostanza la proposta del tetto al prezzo è stata bocciata.

“Ora abbiamo chiesto nel mandato alla Commissione di elaborare al più presto uno scenario” ha aggiunto Cingolani. “Tutti hanno detto che non c’è tempo da perdere perché i costi sono troppo alti. Altro punto discusso da tutti è il disaccoppiamento dell’energia elettrica soprattutto prodotta da rinnovabili con il gas. Adesso la Commissione nelle prossime settimane lavorerà su queste proposte”. Sulla creazione di un price cap sul gas, ha detto il ministro, “non ci sono state pregiudiziali sull’apertura a tutti operatori ma per alcuni Paesi del sud est europeo potrebbe essere complicato se ci fosse uno stacco completo del gas russo. Devo riconoscere che anche i Paesi più energivori hanno aperto, c’è stato un clima molto costruttivo”.

In realtà un price cap generalizzato crea dei problemi perché alcuni Paesi, come la Germania, ritengono che questa misura spingerebbe i consumatori a usare più gas invece di contribuire a ridurne l’utilizzo. Un tetto dei prezzi applicato invece solo al gas russo dovrebbe essere interpretato come una nuova sanzione e quindi andrebbe approvato all’unanimità da tutti i 27.

In sostanza l’Europa mostra ancora tutti i limiti di un processo decisionale lungo e barocco che non riesce a dare una risposta rapida ad un’emergenza grave come quella del boom dei prezzi dell’energia.

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