vacanze 2021 estate
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vacanze 2021 estate
Economia

Turismo estate 2021, primi segnali di ripresa

Rispetto al 2020 gli indicatori economici chiudono il trimestre giugno-agosto con il segno +, ma pesa l'assenza di turisti stranieri

E' stata una stagione turistica connotata da forti chiaroscuri quella che si è appena conclusa in Italia. Il trimestre giugno, luglio e agosto ha segnato, per la prima volta, da inizio pandemia una lieve ripresa grazie al turismo interno.

Il comparto alberghiero ha, però, sofferto la totale assenza di domanda internazionale con un calo dei pernottamenti di oltre il 70% tenuto conto che il dato Istat ricomprende anche le strutture extalberghiere che, come noto, hanno sofferto meno degli hotel.

Il valore aggiunto prodotto dal turismo si ferma, quindi, a 67,6 miliardi di euro (64 miliardi in meno rispetto al 2019), riportando il settore indietro di 10 anni.

Ad impattare negativamente su tutte le destinazioni anche la diminuzione della componente interna (–36%). A conti fatti l'estate si chiude con incassi dimezzati e la totale incertezza del futuro.

Dalle analisi di Confindustria Alberghi emerge un bilancio positivo per le destinazioni di mare che mediamente, tra giugno e agosto, hanno raggiunto un'occupazione delle camere del 70%, con un boom di presenze in Liguria e in Toscana (oltre l'80% l'occupazione delle camere).

Le regioni record

Tra le regioni che sono andate meglio in termini di numero di visitatori c'è la Liguria che, secondo i dati presentati dal Presidente Giovanni Toti, ha ospitato 5,4 milioni di visitatori con un trend in crescita che prosegue anche a settembre grazie a un +33% degli stranieri in arrivo soprattutto da Germania e Svizzera.

I numeri della Toscana giungono invece da un'indagine di Cst, il Centro studi turistici di Firenze. Tra giugno e agosto il sistema ricettivo italiano ha registrato l'arrivo di oltre 33 milioni di turisti per 140 milioni di pernottamenti, in crescita del 21 per cento sul 2020.

Confesercenti Toscana sottolinea però che Firenze, nel trimestre estivo, ha registrato l'80% di turisti in meno rispetto al 2019.

Le città d'arte

Il dato fiorentino conferma la difficoltà in cui si trovano le città d'arte (meta prediletta degli stranieri). Roma saluta l'estate con un'occupazione del 40%, Firenze del 50% e Venezia del 55%. Valori migliori rispetto al passato, ma decisamente ancora troppo lontani dal periodo pre-crisi (Roma, nell'estate 2019 registrava un'occupazione del 75%, Firenze dell'80% e Venezia dell'85%) come testimoniano le strutture ancora chiuse da marzo dello scorso anno.

"Dopo una partenza negativa – ha fatto sapere Bernabò Bocca, presidente Federalberghi - abbiamo avuto un buon luglio, un ottimo agosto e un'ottima coda di settembre, ma nelle città d'arte il turismo latita ed è molto lontano dai livelli del 2019".

La montagna

Bene il dato sulla montagna che, dopo aver sofferto le cancellazioni durante l'inverno 2020 a causa della chiusura degli impianti sciistici, fa ben sperare sulla prossima stagione fredda.

In Trentino, per quanto riguarda il turismo, il secondo trimestre rileva dati ancora lontani dall'epoca pre-Covid. Il bilancio complessivo del secondo trimestre 2021, rispetto allo stesso periodo del 2019, segna un -49,5%. Il quadro complessivo risulta invece molto diverso se confrontato con i numeri dello scorso anno che evidenziano un incremento delle presenze turistiche del +238%. Nel secondo trimestre del 2021, la situazione occupazionale complessiva è in ripresa (+2,6%).

Nonostante la ripresa delle attività a pieno regime e l'incremento degli incassi per i pubblici esercizi pari a tre miliardi di euro rispetto a un anno fa, i fatturati di bar e ristoranti sono ancora lontani dal periodo pre crisi. Rispetto all'estate 2019, l'ultima prima del Covid, spiega un'indagine di Fipe-Confcommercio, la ristorazione ha incassato circa 2 miliardi di euro in meno.

A pesare è stata soprattutto l'assenza di turisti stranieri. I dati di Bankitalia evidenziano a giugno il +53% della spesa dei turisti stranieri, ma rispetto al giugno 2019 la perdita è vicina al 66%.

Dove vanno gli italiani in vacanza

Gli italiani in vacanza, infatti, tendono a spendere meno dei turisti stranieri e penalizzano mete storicamente appannaggio del turismo estero come le città d'arte.

D'altro verso hanno subito un boom di visitatori nostrani le località di collina, lago o montagna nei pressi delle grandi città, diventate meta prediletta di vacanze mordi e fuggi a due passi da casa.

"In termini di visitatori si tratta, in un anno normale, di circa la metà delle presenze turistiche (-28,4% per gli italiani e -71,0% per gli stranieri).

Ci considereremo fortunati – ripete Federalberghi - se a settembre riusciremo ad eguagliare il risultato dell'anno scorso: 8 milioni di turisti tra italiani e stranieri".

Non basta la ripresa dei voli per superare la crisi

In Italia, secondo i dati aggiornati a luglio 2021 di Assoaeroporti, i passeggeri totali del mese sono il 45,5% in meno rispetto al 2019, con il 29,3% di movimenti in meno rispetto a due anni fa. Ad agosto, secondo i dati più recenti di Eurocontrol, il traffico aereo in Europa ha recuperato in media il 71% del livello registrato nel 2019 con un aumento rispetto al 70% registrato a luglio e al 55% di giugno.

Italia: sogno dei viaggiatori

L'Italia comunque è tornata essere "oggetto del desiderio" dei viaggiatori.

Secondo le rilevazioni di The Data Appeal Company e di Sojern (piattaforma di online advertising per il mondo del travel), l'Italia ha registrato tra giugno e agosto una straordinaria crescita delle prenotazioni rispetto allo stesso periodo del 2020.

Le prenotazioni aeree sono aumentate del 567% e le richieste di booking in hotel e strutture d'accoglienza addirittura del 1090% per il booking negli hotel.

E' cambiato, però, il modo di muoversi. Se fino a qualche tempo fa le prenotazioni venivano realizzate con ampio anticipo al fine di risparmiare denaro oggi va per la maggiore il last minute.

Si viaggia last minute...

Secondo il portale Volagratis.com circa l'80% delle prenotazioni sono state effettuate con un anticipo inferiore alle 8 settimane dalla partenza (il 49% addirittura a meno di un mese) e si tratta di una percentuale più che doppia rispetto all'estate pre-Covid.

Tra i fattori che hanno maggiormente influenzato tale scelta l'incertezza in merito alle misure di controllo del virus, le regole sugli spostamenti e la paura di nuovi lockdown o quarantene a sorpresa al ritorno in patria.

... E si spende di meno

In periodo di crisi non poteva essere indifferente l'attenzione al budget delle vacanze.

Il prezzo medio pagato per volare nell'estate 2021 (giugno, luglio e agosto) è sceso del 41% quello per i pacchetti volo+hotel del 13%. Appartamenti e B&B, invece, hanno trainato la domanda di alloggi extralberghieri, prenotati nel 35% dei casi, rispetto al 25% del 2019.

«Per capire davvero come sia andata l'estate 2021 - spiega Donato Sambuco - Phi Hotels Development Manager - è utile fare un distinguo tra alberghi a prevalente vocazione leisure e quelli più orientati all'ospitalità business, entrambi presenti nel nostro gruppo. Per i primi, il mese di agosto è andato oltre le aspettative in termini di occupazione con un tasso di circa il 90%. Molto diverso il dato per le strutture a vocazione business travel che, a parte il calo fisiologico dell'estate, nell'arco del 2021 hanno segnato un tasso di occupazione decisamente debole che non ha superato il 20%. Evidentemente pesa il primo semestre quasi tutto influenzato dal permanere delle restrizioni Covid-19. Riguardo la dinamica delle prenotazioni, gli alberghi leisure del gruppo hanno confermato le previsioni di richieste last minute; clientela prevalentemente italiana (per l'80%), e una relativa presenza di clienti europei (per il restante 20%). Un altro elemento che abbiamo potuto osservare è che i Clienti, per la maggior parte, hanno utilizzato la macchina come mezzo per spostarsi.

Un ulteriore dato d'interesse è che per l'82% i Clienti hanno prenotato direttamente senza intermediari (tanto quelli tradizionali quanto quelli elettronici) anche per avere informazioni circa le procedure e i nostri protocolli operativi per la sicurezza sanitaria.

Il dialogo con i nostri Clienti ha anche evidenziato la nostra flessibilità in materia di politiche di cancellazione, eliminando gran parte delle condizioni più rigide che, in genere, caratterizzavano il periodo pre Covid-19 e che stanno diventando più strutturali nei nuovi modelli di offerta. Del resto sin dallo scorso anno il Gruppo Phi Hotels aveva proposto una linea commerciale coerente con i nuovi trend.

Nelle destinazioni caratterizzate da maggiore vocazione business, oltre al calo dell'occupazione, abbiamo registrato anche un calo dei ricavi medi in un range dal 20% al 40%, dovuto anche alla mancanza di eventi (fiere, congressi etc.) e del consueto flusso internazionale».

Cosa vi aspettate nei prossimi mesi?

«Che le aziende riducano gradualmente le percentuali di personale in smart working dando così avvio a una ripresa dei viaggi; i segnali sono deboli e modesti, potrebbero non essere significativi per l'anno 2021, per il 2022 rimaniamo prudenti, ma nello stesso tempo fiduciosi.

Osserviamo che le attività di fiere, eventi e meeting stanno generando la volontà di ripresa con le grandi limitazioni che il Covid impone. Quello che si intuisce è che l'immediato futuro richiede un adeguamento tecnologico e operativo degli spazi in albergo, ed anche nelle strutture fieristiche. Infine c'è il tema delle risorse umane. La stagione passata ci ha dimostrato che la ricerca e l'inserimento di personale qualificato nell'ospitalità e nella ristorazione hanno trovato un'offerta che ha perso il 20% delle professionalità.

Le attese sono tutte spostate all'anno 2023. Abbiamo imparato che le prospettive di occupazione sono a brevissimo termine e questo richiede, tra le altre iniziative, anche una maggiore e costante interazione con clienti e stakeholders in modo da poter intercettare e interpretare meglio i nuovi trend di mercato».

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