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(Ansa)
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Economia

Siamo al Festival dell'uso politico ed ipocrito del contante e dell'evasione fiscale

Un po' di chiarezza su quanto sta accadendo, tra posizioni con poco buon senso, cambi di opinione e tifoseria politica

Il contante resta la questione politico-economica più spinosa all’interno delle discussioni sulla Manovra economica in arrivo in Parlamento. La questione è nota: il governo vorrebbe portare a 60 euro il tetto delle spese per cui si può pagare in contanti; l’opposizione chiede un abbassamento per non dire la scomparsa di qualsiasi limite. La motivazione di questa posizione è che la possibilità più alta di pagare con le banconote favorisce l’evasione fiscale.

E su questo è inutile convincere di un’idea chi la pensa in maniera opposta, essendo ormai diventata tema di discussione anche nei bar. Alcune cose però vanno ricordate, almeno per capire che c’è sempre (magari nascosta) una vena politica in ogni ragionamento economico.

Quello che vedete è un articolo (il 46) di una recente Decreto Economico, articolo che si occupava di circolazione del contante. Leggiamo…

IL DECRETO

«L’innalzamento della soglia, a fronte di studi che ESCLUDONO un indice di correlazione diretta tra utilizzo del contante ed evasione fiscale…» etc etc etc.

Il Ministro dell’Economia firmatario del testo di cui sopra era Pier Carlo Padoan (Pd) membro del Governo presieduto da Matteo Renzi. Lo stesso che oggi della stessa cosa dice l’esatto contrario.

Va poi magari raccontato che se qualcuno crede che l’uso del bancomat per il caffè risolva il problema dell’evasione fiscale italiana sbaglia di grosso. I pagamenti del caffè o delle piccole spese cubano al massimo il 5%. Tanto per dire su questo sito leggerete qui un interessante pezzo sul giro d’affari di Onlyfans, piattaforma di video ed intrattenimento porno a pagamento con guadagni da decine di migliaia di euro al mese (ne hanno parlato i giornali in maniera copiosa) il tutto senza che il fisco ne sappia nulla. Per non parlare poi delle big del web: miliardi di fatturato la cui tasse sono minime e vanno altrove. Capite bene che di scontrini e caffè con bancomat servirebbero millenni per pareggiare le perdite.

Eppure sul tema anche la Banca d’Italia ha detto la sua, attaccando il governo. Tutto lecito. I discorsi sul limite dei 60 euro e sul tetto al contante portato a 5mila euro sono quanto di più economico e di più vicino al lavoro di una banca. Si capisce meno invece la difesa dell’istituto di Via Nazionale del reddito di Cittadinanza, tema su cui ormai si è talmente arrivati ad un livello di tifoseria politica da rendere vano qualsiasi ragionamento di buon senso.

Proviamo quindi a ricordare che il governo NON ha cancellato il RdC; ha solo deciso per il 2023 che le 660 mila persone che potrebbero lavorare lo riceveranno invece che per 12 mesi al massimo per 8. Per tutti gli altri, per le persone davvero in difficoltà, resterà tale e quale ad oggi. Quindi, nessuno verrà lasciato morire di fame e stenti, come traspare da alcune dichiarazioni.

Poi sarebbe il caso di spiegare anche ai vertici di Banca d’Italia che le 660 mila persone che negli ultimi anni hanno percepito il reddito pur potendo lavorare aggiungevano ai 780 euro mensili un bel lavoretto in nero per arrivare alla cifra necessaria per vivere. Lo Stato quindi viene spesso «fregato» due volte: la prima mantenendo di tasca propria centinaia di migliaia di persone e la seconda non intascando le tasse legate ai lavori in nero che molti di questi facevano.

La sostanza è che bisogna stare molto attenti quando si parla di evasione fiscale, un male cronico che decine di anni di governo della sinistra non hanno minimamente intaccato. raccontare che adesso, con la destra a Palazzo Chigi, siamo diventati il Bengodi dell’evasore, beh, fa sorridere

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