Il crowdfunding europeo

È in arrivo un testo della Commissione Europea che permetterà ai progetti delle start up di raccogliere fondi nei paesi della UE

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– Credits: Peshkova/iStock

Cristina Bellon

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Dai mini-bond al crowdfunding. Sono questi gli strumenti finanziari preferiti dalle Pmi (piccole e medie imprese) e dalle Startup per raccogliere capitali, senza chiedere alle banche. Tanto che la Commissione Europea sta lavorando su un testo legislativo che dovrebbe consentire alle piattaforme di crowdfunding di operare a livello europeo.

“Come i mini-bond, anche il crowdfunding è un’importante fonte di finanziamento, ogni anno, per circa mezzo milione di progetti europei che altrimenti non riceverebbero mai i fondi per vedere la luce” spiega Marco Roccabianca, amministratore delegato di Mgk Advisor & Consulting SA, società leader del settore finanziario internazionale. “L’obiettivo della Commissione Europea è quello di ampliare i canali di finanziamento in tutta Europa e destinare meglio i risparmi per finanziare l'economia reale.”

Come si fa ad accedere a questa nuova fonte di finanziamento? In base al testo che la Commissione sta elaborando, le piattaforme che desiderano effettuare la raccolta di fondi a livello trasnazionale, e operare quindi all’interno di qualsiasi Stato, dovranno chiedere l'autorizzazione di un fornitore europeo di servizi di crowdfunding (Ecsp) e registrarsi presso l'Esma (l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, che ha sede a Parigi).

Secondo la valutazione effettuata dalla Commissione, l’Esma sarà l’organo di sorveglianza dell'attività delle piattaforme di crowdfunding a livello europeo e quello dei 25 Ecsp nazionali, con un costo stimato di 2,5 milioni di euro nel primo anno.

C’è una limitazione, nel testo. Le singole offerte di finanziamento tramite piattaforme non possono superare     1 milione di euro per esercizio, su 12 mesi. Inoltre dovranno fornire una descrizione delle procedure di valutazione rischi e lotta contro le frodi. L’Esma avrà 20 giorni di tempo per approvare la domanda di accreditamento, e potrà condurre indagini sulle persone responsabili della piattaforma e sui clienti.

Non manca un’ammenda per chi viola il regolamento, ma non sarà superiore al 5 per cento del fatturato annuo delle piattaforme. E, due anni dopo l'entrata in vigore del regolamento, la Commissione si impegna a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione del testo e sul suo funzionamento.

“Dopo anni di esperienza nell’area manager del settore bancario” conclude Roccabianca “adesso voglio contribuire ad aiutare le imprese a finanziare i loro progetti attraverso percorsi alternativi rispetto al tradizionale canale bancario. Ben venga questa direttiva della Commissione Europea, indice di apertura mentale degli imprenditori.”

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