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Garlasco diventa un libro: la lezione sulla fiducia degli italiani nella giustizia

Garlasco diventa un libro: la lezione sulla fiducia degli italiani nella giustizia

Giancarla Rondinelli, giornalista del Tg1, pubblica «L’impronta», il libro che trasforma il caso Garlasco in una riflessione sulla giustizia italiana

Una povera ragazza uccisa brutalmente, un condannato (forse innocente) che sta scontando la pena e un indagato per concorso in omicidio. Questo è il sunto del delitto di Garlasco, senza considerare tutte le innumerevoli sottotrame e i personaggi (apparentemente, e magari erroneamente) secondari.

Il tema centrale del caso è senza dubbio la giustizia. Giustizia per Chiara in primis. Giustizia per la sua famiglia. Giustizia per chi è stato indagato o persino condannato e invece forse era innocente (anche se attendiamo prudentemente che i giudici si esprimano in merito prima di prendere qualsiasi posizione). Sì, Giustizia è la parola d’ordine, con la G maiuscola, che a Garlasco, invece, è spesso stata giustizia con la g minuscola. E di Giustizia parla il libro L’impronta. La lezione di Garlasco e la fiducia degli italiani nella Giustizia (Rubbettino Editore) di Giancarla Rondinelli, giornalista del Tg1. Con l’illustre prefazione del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Rondinelli ha seguito in prima persona tutte le tappe della nuova indagine avviata un anno fa dalla Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone: il nuovo indagato Andrea Sempio, il suo alibi, la cosiddetta impronta 33, l’incidente probatorio, le perizie, il nuovo lavoro del Ris e l’intreccio con la Procura di Brescia. Un lavoro giornalistico che ha deciso di trasformare in una riflessione più ampia.

La frattura tra cittadini e giustizia

Il libro non è un semplice resoconto cronachistico. Anzi, l’autrice parte dai fatti nuovi per arrivare a una domanda più scomoda: perché Garlasco continua ad appassionare e dividere l’intero Paese? Perché ogni aggiornamento sulle indagini apre i telegiornali, anima i social e riempie i salotti televisivi?

La risposta, secondo Rondinelli, è tutt’altro che superficiale. «Garlasco intercetta una frattura aperta e profonda nel rapporto tra cittadini e giustizia», scrive. Una distanza tra verità giudiziaria e verità percepita che non è un problema di comunicazione, ma qualcosa di più strutturale, « un pezzo della tenuta democratica». La giustizia, sostiene l’autrice, è credibile non solo quando chiude un caso, ma quando riesce a farlo senza lasciare dietro di sé un’ombra lunga di domande irrisolte. Garlasco, fino ad oggi, quell’ombra non l’ha dissipata, l’ha estesa in una specie di gioco perverso di paure, menzogne, omissioni.

Garlasco come simbolo per il referendum

Il volume sarà presentato mercoledì 11 marzo alle 16 nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma. A moderare l’incontro sarà la giornalista Hoara Borselli. Con Rondinelli dialogheranno il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, il direttore di ilfattoquotidiano.it Peter Gomez, il presidente di Socialcom Luca Ferlaino e l’editore Florindo Rubbettino. Una tavola rotonda che già nella sua composizione dice qualcosa: voci diverse, anche distanti, attorno a un caso che non appartiene a una sola parte politica o culturale. È una vicenda, quella di Garlasco, che riguarda tutti. Un simbolo da tenere bene a mente quando il 22 e il 23 marzo saremo chiamati a votare per il referendum della giustizia. Perché da «giustizia» (con la “g” minuscola) possa diventare finalmente Giustizia (con la “G” maiuscola). Perché non ci siano più casi come quello di Garlasco, Enzo Tortora, Vittorio Sgarbi e tanti altri.

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