Petro: perché il Venezuela non può salvarsi con una criptovaluta

Disponibile da oggi la moneta virtuale voluta da Maduro per aggirare le sanzioni Usa. Ma con cui non riuscirà a risollevare le sorti del Paese

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Nicolas Maduro celebra i risultati dell' "Assemblea Costituente" alla base dei gravissimi scontri dell'estate 2017. – Credits: Getty Images

Massimo Morici

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[UPDATE - articolo pubblicato l'8 gennaio e aggiornato il 20 febbraio] Il Venezuela ha annunciato la prevendita della propria propria criptovaluta, ancorata al prezzo del petrolio. È la prima criptovaluta sovrana del mondo, costruita sulla blockchain di Ethereum.

Si chiama petro ed è la prima criptovaluta di Stato a sbarcare sui mercati. Per il presidente venezuelano Nicolas Maduro sarà l'uovo di Colombo per far uscire il paese dalla crisi che attanaglia il Venezuela dal 2013 e che rischia di portare alla guerra civile un paese dove l'inflazione è a livelli stellari: +2.616%, secondo i dati dell'Assemblea Nazionale, unico potere non controllato dal regime chavista.

Presentata nel 2017, a inizio anno il successore di Hugo Chavez ha annunciato l'emissione di 100 milioni di petros, che avranno un valore equivalente al prezzo di un barile di petrolio venezuelano sul mercato internazionale e saranno uno strumento per "progredire nella sovranità monetaria, realizzare transazioni finanziarie e sconfiggere il blocco finanziario imposto dall'impero americano".

I segreti della criptovaluta

Il lancio, iniziamente previsto per metà gennaio, è stato anticipato di una settimana, ma non è ancora chiaro se le piattaforme sulle quali effettuare le transazioni siano pronte. Stando a quanto dichiarato dal governo, il petro sarà la prima criptovaluta con un sottostante: 5 miliardi di barili dalle immense riserve di petrolio del paese sudamericano, quelle del blocco Ayacucho nel giacimento lungo il fiume Orinoco.

Il suo valore, essendo legato a quello del barile di greggio venezuelano, sarà attorno a 59 dollari, stando alle attuali valutazioni. Secondo il governo, quind, il petro ha un mercato potenziale di 267 miliardi di dollari, molto di più del bitcoin, che ad oggi, stando ai dati di coinmarketcap.com, vanta una capitalizzazione di 246 miliardi di dollari.

La view degli investitori

L'opposizione bolla il petro come "una nuova truffa, travestita da soluzione alla crisi". La domanda del deputato dell'opposizione Jorge Millan, è la stessa che si pongono gli investitori internazionali: "Chi al mondo può fidarsi di un governo che deve milioni di dollari in obbligazioni della compagnia petrolifera venezuelana andati a male?".

Ad esempio, Simon Quijano-Evans, stragist di Legal & General IM, braccio di investimento del colosso assicurativo britannico, ha detto che chi ha perso fiducia nei confronti del Veneuzela difficilmente comprerebbe un nuovo strumento emesso dallo stesso emittente "rimpacchettato sotto forma di criptovaluta", anche perché le riserve citate sono già considerate come collaterale della valuta venezuelana, il bolivar, e dei bond venezuelani.

La strada del fallimento

Del resto, il Venezuela è già fallito. L'agenzia di rating S&P Global Ratings parla di "default selettivo", anticamera del vero e proprio crac: non riesce più a ripagare i suoi debiti in tempo e c'è una probabilità del 50% che continui a farlo nei prossimi tre mesi. Il debito arretrato, stando alle stime di Caracas Capital, ammontano a 1,3 miliardi di dollari.

Lo scorso 3 gennaio il Venezuela non è riuscito a ripagare in tempo altri 35 milioni di dollari di cedole su titoli in scadenza nel 2018; anche Petróleos de Venezuela, la compagnia petrolifera statale, ha recentemente effettuato 340 milioni di pagamenti in ritardo.

Le sanzioni USA

Trump ha deciso di chiudere tutti i rubinetti ai chavisti, un regime che "premia e arricchisce i funzionari corrotti": dai primi di settembre alle istituzioni finanziarie USA è stato impedito di comprare e vendere nuovi bond emessi dal governo venezuelano e dalla compagnia petrolifera di Stato (il 95 per cento delle esportazioni dipendono dal business dell'oro nero).

Trump, insomma, ha congelato il mercato dei bond venezuelani: un altro bel guaio per Maduro e altri funzionari governativi, che, per uscire dall'impasse, vorrebbero ristrutturare il debito residuo (circa 150 miliardi di dollari, per gli analisti) e ripagare solo gli obbligazionisti a breve termine. Con il petro, però, sperano di raggirare le sanzioni USA e riprendere le operazioni commerciali: una caratteristica delle criptomonete, particolarmente apprezzata dai criminali, è l'anonimato di chi ne fa uso.

L'iperinflazione

Tuttavia, anche se funzionasse, petro riuscirebbe a mantenere in vita il regime per pochi mesi, forse per qualche anno; difficilmente sarà in grado di risollevare le sorti di un paese che ormai ha imboccato la strada dell'iperinflazione facendo precipitare il potere di acquisto dei veneuzelani, tanto che oggi oltre l'80 per cento è in stato di povertà.

Il cambio dollaro - bolivar è ufficialmente 1 a 10, ma sul mercato nero, stando a quanto riportava a dicembre Forbes, per un biglietto verde ora servono circa 115.000 bolivares. Prendiamo un'altra fonte: Bloomberg, ad esempio, ha creato un indice ad hoc, il Bloomberg Cafe Con Leche Index. Si basa sul costo del caffé nei bar di Caracas: nell'arco di 12 mesi il prezzo è passato da 1.100 a 20.000 bolivar (+1.718 per cento).

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