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Economia

Rallentamenti sulle autostrade, anche nei rimborsi

Stentano a funzionare le opzioni a disposizione degli utenti e legate ai disservizi sulle nostre reti autostradali

Stenta a decollare il rinascimento della linea autostradale italiana. Sebbene l’aumento delle tariffe (bloccate dal 2018) e i rimborsi dei pedaggi siano stati approvati da tempo, sia cashback sia nuove tariffe restano in un purgatorio burocratico in attesa che venga sbloccato l’intero processo e questo determina una serie di eventi causa effetto che finiscono per ricadere sull’utente finale, ovvero l’automobilista.

Rimborsi e rincari: perché c’è un rapporto causa effetto tra di loro

Rimborsi e rincari, infatti, sono legati a doppio filo a degrado e cattiva gestione della rete autostradale con tutti i nodi che, dopo il crollo del ponte Morandi, sono venuti al pettine.

Dopo la tragedia e con l’accertamento della cattiva manutenzione del ponte si è aperto il vaso di Pandora circa il pessimo stato dell’intera rete italiana. Con la solita tecnica della chiusura del recinto dopo che i buoi sono scappati è stata accelerata l’approvazione di piani di risanamento che, però, prevedono tempi lunghi e disagi per gli automobilisti e, da qui, la decisione di approvare la procedura di cashback – ovvero richiesta di rimborso di parte del pedaggio -qualora ci si imbatta in file e code dovute ai lavori.

In attesa dei Pef per il cashback

L’unico gestore che ha acconsentito al cashback per i disagi dovuti ai cantieri autostradali è stato Aspi che, in via sperimentale, ha avviato il cashback nel periodo che va dal 15 settembre al 31 dicembre con la possibilità di richiedere il rimborso tramite le modalità stabilite. A gennaio, poi, la pratica del cashback per disagi e ritardi avrebbe dovuto essere messa a sistema e uscire dalla fase sperimentale, ma i nuovi Pef non sono ancora stati conclusi. I Pef sono i piani economico-finanziari che ogni cinque anni fissano investimenti, altri costi e relative coperture anche in base al traffico previsto e ai pedaggi. Si tratta di piani che, al momento, sono tutti in ritardo. I Piani economico-finanziari del Governo avrebbero dovuto essere perfezionati entro il 31 dicembre ma il ministero attende che i gestori completino l’invio dei documenti necessari. Occorre fare i conti con le differenze legate alle differenze tra una convenzione e l’altra (ogni concessionario ha con lo Stato il suo contratto, diverso da quello degli altri) e il tentativo in questa tornata è proprio quello di uniformare i regimi.

Tale circolo vizioso rischia di creare un domino nefasto sul futuro della rete autostradale italiana dove cantieri importanti rimarranno aperti per un decennio almeno legati al doppio filo dei finanziamenti statali ed europei con lavori che devono gioco forza procedere per non rischiare di rimanere senza finanziamenti.

A cosa è dovuto il blocco delle tariffe

Il blocco delle tariffe, invece, è dovuto a un insieme di fattori tra i quali le mancate manutenzioni della rete emerse sempre dopo il crollo del Morandi. A questo si aggiungono le concessioni scadute o da ricontrattare, il nuovo sistema tariffario e l’emergenza Covid. I rincari, però, non sono stati annullati, ma solo bloccati. Se quindi, dall’oggi al domani veniserro sbloccati senza alcun tipo di ammortizzatore schizzerebbero all’improvviso con picchi che toccherebbero il 34% in più rispetto all’attuale tariffa. Non ci sono garanzie nemmeno per quando tutto sarà sbloccato ed entrerà in vigore il sistema tariffario disegnato dall’Autorità di regolazione dei trasporti perché ormai il degrado e l’obsolescenza sono talmente connessi che è difficile distinguere tra la semplice manutenzione a carico del gestore e la «manutenzione evolutiva» ovvero quella che aumenta il valore delle infrastrutture e per questo ha costi che finiscono nelle tariffe dei pedaggi.

Perché l’unico Pef sbloccato è quelli di Aspi

L’unico Pef per ora sbloccato è quello di Aspi, unico gestore che ha spinto sul cashback che è arrivato, guarda caso, giusto quando il processo di ritorno alla gestione pubblica pareva già inarrestabile.

La richiesta di cashback va presentata, entro un anno, sull’app Free To X, fotografando lo scontrino del pedaggio pagato. Va pure indicato l’Iban del conto corrente su cui s’intende ricevere l’accredito.

Per chi ha il Telepass e si è registrato sulla app, niente richiesta: arriva un messaggio con l’importo spettante e i soldi vanno sul conto corrente abbinato all’apparecchio (da metà anno arriveranno come sconto in fattura).

Dal 1° dicembre 2021, Aspi dà diritto al rimborso anche per disagi “contenuti” su tratte lunghe, dai 150 chilometri in su. Ad esempio, per ritardi tra i 15 e i 30 minuti, il cashback va dal 5% sui viaggi di oltre 500 km al 20% su quelli tra 150 e 249 km. Oltre i 500 km, il 20% scatta tra 60 e 89 minuti.

L’approvazione del Pef che ha reso possibile il cashback era un passaggio necessario per far passare il maggior gestore nazionale della rete autostradale da Atlantia alla cordata pubblico-privata guidata da Cdp, dopo che lo Stato ha rinunciato alla revoca della concessione annunciata subito dopo il crollo del Ponte Morandi. Per questo l’unico cashback in arrivo (sebbene in ritardo) è giusto quello sulla rete autostradale gestita da Atlantia con i Benetton che escono di scena con 5 miliardi di bonus e lo Stato che si accolla 11 miliardi di debiti.

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