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Economia

Pace fiscale, esclusi gli evasori: ecco perché sarà un flop

Al momento la bozza di decreto prevede che il nuovo condono sia solo per chi ha dichiarato tutto al fisco, ma poi non ha potuto pagare

La pace fiscale, quella che in tanti hanno già, forse opportunamente, ribattezzato condono o rottamazione ter, continua a far discutere. E questa volta a lanciare un preoccupato allarme sono i commercialisti.

Così per come sarebbe stata definita infatti la bozza di decreto fiscale collegata alla manovra, potrebbe generare un gettito aggiuntivo assolutamente inferiore alle aspettative, essere cioè un vero e proprio flop finanziario.

E le motivazioni sono legate alla platea di contribuenti a cui sarebbe, almeno per il momento, rivolta questa nuova rottamazione fiscale. Vediamo allora di capire da cosa nascono queste preoccupazioni.

Evasori “dimenticati”

Il nodo della questione riguarda il particolare, per niente secondario, secondo il quale il nuovo condono sarebbe rivolto a tutti quei cittadini che, è vero, non hanno pagato le tasse dovute, ma in ogni caso hanno segnalato in modo fedele il proprio debito al fisco, ovvero hanno effettuato correttamente tutte le dichiarazioni.

Poi, come detto, per svariati motivi, non sono riusciti a versare il dovuto all’erario, però il loro dovere, almeno nella parte dichiarativa, lo hanno svolto correttamente. C’è però un dettaglio non da poco: in questo modo, secondo il Consiglio nazionale dei commercialisti, gli importi a ruolo che verrebbero sanati "non supererebbero il 15% del totale".

Resterebbe invece fuori una fetta consistente, pari all’85%, di veri e propri evasori, cioè di soggetti che o hanno dichiarato il falso o hanno del tutto omesso di dichiarare il dovuto. Questi contribuenti verrebbero esclusi dalla rottamazione e dunque non sarebbero minimamente invogliati a mettersi in regola.

In questo modo non solo abbasserebbero considerevolmente l’eventuale gettito aggiuntivo del condono, che dunque potrebbe risultare quasi irrisorio, ma potrebbero essere indotti a perseverare nella propria “illegalità fiscale”.

Evidenze numeriche

A supporto del proprio allarme sulla possibile scarsa entità del gettito della cosiddetta pace fiscale, almeno così come concepita al momento, i commercialisti hanno addotto numeri quanto mai emblematici.

Nella media del periodo 2011-2016 infatti, spiegano dal Consiglio nazionale, “il 'gap' complessivo relativo all'Irpef da lavoro autonomo, Ires, Iva, Irap, locazioni e canone Rai ammonta a circa 86,4 miliardi di euro: di questi, 13,2 sono ascrivibili alla componente dovuta ad omessi versamenti ed errori nel compilare le dichiarazioni, mentre il 'gap' derivante da omessa dichiarazione ammonta a circa 73,2 miliardi".

In altre parole, "soltanto il 15,3% dell'evasione è di chi 'dichiara e poi non paga', il restante 84,7% deriva da dichiarazione infedele, o omessa". Insomma, il governo è avvisato, e ora vedremo se intenderà cambiare rotta oppure no.

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