Chi si sarebbe aspettato che nell’anno del Trump II che ha portato l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi, sottraendo il paese agli impegni globali del principale trattato sul clima, nell’anno in cui sempre lato USA si indebolisce la ricerca scientifica sul tema e si ostacolano gli sviluppi delle energie rinnovabili, nei dodici mesi in cui la stessa Unione Europea deve fare marcia indietro lato regolamentazione, il mondo abbia investito un ammontare record lato transizione energetica?
Non molti, credo. E’ un dato importante e incontrovertibile che dimostra, a mio parere, che:
- la transizione è in atto e che non la ferma nessuno, perché non avrebbe nessun senso farlo.
- le aziende di molteplici settori hanno investito tanti soldi per rendere i loro business più sostenibili e non intendono fare marcia indietro.
- è sempre più evidente come sia possibile avere un mix energetico diverso da quello dei passati 100 anni e una rete di distribuzione nuova. E che le resistenze sono legate allo status quo.
Però passiamo ai numeri: nel 2025 si sono investiti 2,3tr di dollari in transizione energetica come ci certifica nel grafico Bloomberg New Energy Finance (BNEF), la più autorevole fonte esistente al mondo. L’8% in più rispetto al 2024. Certo un dato che è salito meno rispetto agli anni precedenti, ma forse è più significativo osservare che in 5 anni gli investimenti si sono moltiplicati per due volte e mezzo.

L’Asia traina con Cina e ora anche India che stanno investendo massicciamente in energia rinnovabile, reti elettriche intelligenti (le così dette smart grid), batterie; l’Europa è avanti grazie a un percorso virtuoso che dura da quando è nato il mercato di negoziazione dei permessi di emissione di CO2 (ETS Europeo, 2005), gli Stati Uniti sono il paese che in proporzione sta facendo di meno con emissioni pro capite elevate (14 ton / persona, il doppio dei paesi europei virtuosi) e seconde solo ai super energivori paesi del golfo (Qatar 45, Arabia Saudita 25).
D’altronde, con la politica americana che è arrivata a negare la correlazione diretta fra emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera e cambiamento climatico, comprovata scientificamente da decenni, a uscire anche dall’IPCC (intergovernmental panel on climate change), a rendere illegale il considerare la sostenibilità come fattore per le scelte di investimento e a pianificare la trivellazione degli USA (e magari di qualche territorio non americano) per continuare a ottenere energia principalmente da combustibili fossili , c’è ben poco da stupirsi.
L’aspetto più importante secondo noi è che le aziende che sono protagoniste della transizione energetica sono tornate a performare bene in borsa; un segnale molto importante che testimonia due elementi:
- che il loro business funziona bene o è comunque in ripresa dopo le difficoltà del periodo 2023-2024.
- che il mercato ha ricominciato ad apprezzarle.

Non parliamo di un rimbalzo tecnico ma di un fenomeno che dura dall’autunno 2024 e che vede l’indice S&P Global Clean Energy Transition (100 aziende mondiali protagoniste della transizione energetica) performare meglio dell’S&P500 (indice della borsa americana che è andato molto bene sul periodo).
E allora bravi a tutti coloro che sono parte di questo sistema virtuoso che vedrà ancora a nostro parere una crescita importante in termini di business, fatturato e utili prodotti.
