"Operazione cashback", mille dubbi
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"Operazione cashback", mille dubbi
Economia

"Operazione cashback", mille dubbi

Molte soglie, limiti e paletti a fronte di pochi vantaggi per chi non utilizza il contante

Almeno 50 operazioni in sei mesi di pagamento attraverso moneta elettronica per poter accedere al cosiddetto "cashback", ovvero il meccanismo di restituzione al cittadino di una percentuale della spesa effettuata attraverso carte di credito e debito.

Il piano Cashless del Governo

In attesa dell'ennesimo decreto attuativo per mettere in atto il decreto, iniziano a emergere i contorni del cosiddetto "piano cashback" del Governo Conte, parte integrante del più ampio progetto statale di diminuire la circolazione di denaro contante per lottare contro il sommerso e l'evasione fiscale.

Oltre al limite all'abbassamento della soglia per gli scambi in contante, la lotteria degli scontrini, il bonus Befana, l'incentivo all'uso del Pos, gli sgravi fiscali per chi paga con moneta elettronica e l'esenzione fiscale fino a 8000 euro per i buoni pasto elettronici ora arriva anche la possibilità di accedere al cashback, letteralmente "restituzione di denaro" da parte dello Stato.

Come funziona

Il meccanismo in vigore a partire dal primo dicembre (se mai arriveranno i decreti attuativi che, al momento, frenano già un centinaio di provvedimenti usciti da Palazzo Chigi a firma di Conte) prevede però una serie di limiti e paletti che creeranno confusione e incertezze sia da parte dei consumatori sia da quella degli esercenti.Intanto, come accennato, l'esecutivo ha chiarito che non basta fare 2 o 3 operazioni importanti tramite bancomat o carta per chiedere la restituzione dei 10% della cifra spesa, ma su un tetto massimo di 3.000 euro l'anno, le strisciate di carta dovranno essere almeno 100 (50 a semestre). Inoltre se il cittadino dovesse superare largamente la soglia dei 3.000 euro di bancomat o carta l'anno non farebbe la differenza perché lo Stato al massimo ne va a rimborsare solo 300 euro.

Il SuperCashback

Stessa logica quella che guida il "SuperCashback" che, dopo la lotteria dello scontrino" rappresenta il secondo "gioco a premi" che l'esecutivo Conte s'inventa per stimolare gli italiani a spendere di più e a farlo in maniera digitale. In questo caso, però, lo Stato premierà con 3.000 euro i primi 100.000 cittadini che effettuano il maggior numero di transazioni elettroniche in un anno. Visto che tutte le carte e i bancomat hanno tetti di spese, per poter accedere al maxi premio finale di 3.000 euro, bisognerà darsi da fare e strisciare la carta anche per comprare un caffè o un pacchetto di caramelle.

I dubbi degli esercenti

Visto però che il Stato non può, in nome delle leggi sulla concorrenza, obbligare le banche a togliere le commissioni bancarie, l'entrata in vigore del cashback all'italiana fa fregare le mani agli istituti di credito e piangere i piccoli e piccolissimi esercenti che di quei pochi spiccioli in contanti, specie in questo periodo, avrebbero bisogno come l'aria. Inoltre, secondo gli analisti, la reale potenzialità di un "cashback" al 10% semestrale, nel progetto di far emergere il sommerso relativamente a transazioni dove il cedente o prestatore può rendersi disponibile a "sccontare" pronta cassa un'Iva al 22%, paiono limitate.

Quanto ci guadagnerà lo Stato

Come ha evidenziato il Rapporto Ambrosetti della Community-Cashless-Society del 2020 l'intera operazione cashless contribuirà, da qui al 2025, a generare un differenziale di sole 36,8 transazioni pro-capite. Per la Community, come spiga il Sole24Ore la riduzione del Tax gap Iva ovvero il differenziale tra quanta Iva lo Stato dovrebbe incassare e quanta in realtà ne incassa ogni anno e il recupero del sommerso legati all'incremento delle transazioni pro-capite potrebbero generare un gettito addizionale per lo Stato di 4,5 miliardi di euro.

Non basterà, però, recarsi col proprio bancomat al negozio sotto casa per accumulare "punti cashless". Sarà, infatti, necessario scaricare la app "IO" di "PagoPa" e registrare i propri dati e le proprie carte per poi richiedere il rimborso per un valore massimo di 150 euro ogni sei mesi.

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