Lavoro

Disastro di Ponte Morandi: 3 mila i lavoratori a rischio

Confindustria Genova rende noti i numeri dell'impatto su produttività e occupazione nell'area industriale interessata dal crollo

Satellite sul ponte Morandi

a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

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Sono oltre 3 mila i lavoratori delle 100 aziende, tra grandi, medio-piccole e micro, coinvolte dalle conseguenze dirette e indirette del crollo di ponte Morandi a Genova.

Mentre le realtà ricomprese, in tutto o in parte, all'interno della cosiddetta "zona rossa" sono circa una ventina, per circa 400 occupati direttamente destinati ad attività lavorative nell'area.

Sono i numeri resi noti da Confindustria Genova che ha incontrato le realtà produttive ubicate sulla sponda destra del torrente Polcevera, in corrispondenza del troncone ovest del viadotto rimasto in piedi dopo il crollo, sotto al quale è scattata l'inagibilità dell'area.

Al momento l'ultima ordinanza del sindaco di Genova ha restituito l'agibilità alla parte del sito di Ansaldo Energia che si trova sotto il viadotto, in un'area fino all'altro ieri evacuata per rischio cedimenti e ora tornata alla produttività.

Secondo gli industriali genovesi, al numero delle aziende vanno aggiunti quelli relativi all'indotto di fornitori coinvolti nelle stesse attività produttive. "Per tutte queste aziende - spiega Confindustria in una nota - oltre alle conseguenze immediatamente riconducibili al crollo del ponte, si sommano ulteriori e vivissime preoccupazioni circa il proseguimento delle proprie attività produttive, in una congiuntura economica non favorevole e in un contesto cittadino che sta subendo pesanti contraccolpi su tutto il sistema della mobilità".

Gli industriali hanno evidenziato cinque punti ritenuti essenziali per ridurre, per quanto possibile, il danno a carico delle imprese e le ripercussioni sull'occupazione e sull'economia genovese.

Rivedere i perimetri

Tra questi, il primo riguarda la perimetrazione della "zona rossa". "L'area individuata - spiega Confindustria - può essere soggetta a riconsiderazioni in ragione degli accertamenti tecnici eseguiti, dell'iter delle indagini, della programmazione delle fasi della demolizione. Mantenendo inalterati gli obiettivi di sicurezza una riduzione motivata dell'attuale perimetrazione potrebbe consentire di ridurre considerevolmente l'impatto su alcune attività coinvolte".

Al secondo posto gli industriali citano le condizioni di operabilità all'interno della "zona rossa", la cui esistenza "impone - aggiungono - di regolamentare con modalità adeguate alle esigenze delle imprese" l'accesso all'area "tramite viabilità ordinaria o aree confinanti", per permettere di proseguire anche temporaneamente l'attività produttiva o rimuovere impianti e attrezzature.

Da Confindustria si ribadisce, inoltre, che "le necessità delle imprese dovranno essere adeguatamente conosciute e considerate, anche alla luce delle tecniche e dei programmi di demolizione della struttura residua".

Zone alternative

Tra le priorità espresse, c'è poi quella della ricerca e messa a disposizione di aree alternative per la prosecuzione delle attività industriali, sospese nella zona rossa dal 14 agosto. "E' fondamentale quindi - si legge nel documento di Confindustria - operare con la massima urgenza per individuare e rendere fruibili aree alternative".

Gli industriali sottolineano, poi, la necessità di "provvedimenti e procedure per la quantificazione e il rimborso dei danni diretti e indiretti, oltre che ogni altro provvedimento a sostegno della prosecuzione delle attività di impresa", un punto che riguarda un insieme più esteso di aziende e che nella zona rossa assume caratteristiche particolari, sulle quali "è necessario - scrive Confindustria - ottenere da subito indicazioni utili ai fini della rendicontazione e quantificazione dei danni".

"In analogia ad altri eventi catastrofali, si attendono provvedimenti a sostegno dell'occupazione e norme che proroghino i termini di legge per adempimenti burocratici e fiscali", si chiede.

L'ultimo punto dei 5 citati riguarda, invece, la gestione della comunicazione con le Autorità competenti preposte all'emergenza. "E' necessario - si legge - che le imprese possano partecipare in modo organizzato ai processi decisionali che riguardano il proseguimento della loro attività".

Su questo Confindustria sottolinea di aver messo a disposizione la propria struttura per funzioni di raccordo e coordinamento.

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