Sale la tensione tra Washington e Seul. Domenica, Donald Trump ha annunciato una “riduzione” delle esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, previste per essere tenute dal 17 al 27 agosto.
“In virtù del mio ottimo rapporto con Kim Jong-un, della Corea del Nord, non sono contento del fatto che gli Stati Uniti abbiano, molto tempo fa, accettato di partecipare a esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud”, ha dichiarato il presidente americano su Truth. “Queste esercitazioni non solo sono costose, con gran parte dei costi a carico degli Stati Uniti d’America (come al solito!), ma inviano un segnale totalmente inappropriato e ostile a un Paese che, da quando Donald J. Trump è presidente, si è sempre dimostrato non minaccioso e rispettoso”, ha aggiunto. Nel suo post, l’inquilino della Casa Bianca si è anche lamentato della mancata assistenza di Seul a Washington nella crisi iraniana. Tutto questo, senza trascurare che, l’anno scorso, si erano registrate delle tensioni commerciali tra l’amministrazione Trump e la Corea del Sud: segno, questo, del fatto che il rapporto tra Washington e Seul si sia man mano fatto sempre più complicato.
È in questo clima che, alcune ore fa, il presidente sudcoreano, Lee Jae-myung, durante una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, ha detto che il mantenimento della pace è “di fondamentale importanza”, ma ha anche aggiunto che il suo Paese debba prepararsi al “peggior scenario possibile”. Nelle stesse ore, il Guardian riferiva che il leader sudcoreano aveva “rinnovato il suo impegno per riacquistare il controllo indipendente delle forze armate dagli Stati Uniti in caso di guerra, sollecitando progressi più rapidi nell’acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare”. Ricordiamo che, in conseguenza della Guerra di Corea, il Paese ospita attualmente la più grande base militare americana al di fuori degli Stati Uniti. In questo quadro, i due alleati attuano tradizionalmente delle esercitazioni militari congiunte come forma di deterrenza nei confronti del regime di Pyongyang. Nel 1994, il governo sudcoreano ha riacquisito il controllo delle proprie forze armate in tempo di pace. Adesso, Lee Jae-myung punta a ottenerlo in senso completo.
Dal punto di vista statunitense, al di là dell’Iran e delle questioni di natura commerciale, emerge il nodo del rapporto con la Corea del Nord. Trump, lunedì, ha detto che Kim Jong-un avrebbe risposto “molto positivamente” a una sua richiesta di colloquio, senza però fornire dettagli. Al contempo, non è escluso che Pechino possa cercare di approfittare delle nuove fibrillazioni tra Washington e Seul. Domani, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si recherà in Corea del Sud: il suo primo viaggio ufficiale in loco da cinque anni a questa parte.
