Revenge porn, cos'è e come contrastarlo

Per combattere il fenomeno della condivisione pubblica di immagini intime esplicite contro la volontà del protagonista serve in fretta una legge ad hoc

Tiziana-Cantone

Tiziana Cantone si è sucidata dopo la pubblicazione di un video hard che la riguardava - 15 settembre 2016 – Credits: ANSA/ CIRO FUSCO

Cristiano Cominotto

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Il revenge porn, del quale negli ultimi mesi si è iniziato purtroppo a sentire molto parlare anche in Italia, è la condivisione pubblica tramite il web di immagini intime esplicite, senza alcun consenso del protagonista delle stesse. Oltre a non avere il permesso dell’interessato, chi pubblica online le immagini lo fa per ripicca e ritorsione nei confronti della persona coinvolta. In pratica il revenge porn è una vera e propria molestia online con conseguenze devastanti per le vittime.

Conseguenze che, in alcuni casi, possono portare anche al suicidio. Non può essere dimenticato il caso di Tiziana Cantone e di come la presenza online dei video che la riguardavano la abbiano spinta al suicidio. Eppure, per ogni caso di cui veniamo a conoscenza, sono numerosi quelli che non salgono alla ribalta delle cronache mediatiche ma sono allo stesso modo potenzialmente devastanti per le vite di chi vede pubblicate online le proprie immagini.

Affermare che un tipo di attività come questa debba essere fermato è ovvio. Filmare una persona e pubblicare online il video contro la sua volontà è una grave violazione della privacy, a maggior ragione se viene fatto allo scopo di denigrare la persona stessa tanto che potrebbe essere considerata una vera e propria molestia.

Ciò che è importante in casi di revenge porn è un intervento tempestivo ed efficace: la possibile diffusione virale dei contenuti è infatti qualcosa di potenzialmente rischioso per la vittima. In altri Paesi, come negli Stati Uniti, si è intervenuti per fermare questo fenomeno legiferando in tal senso e ponendo le basi per combattere il revenge porn. Sono numerosi infatti gli Stati americani che hanno cominciato ad emanare leggi specifiche in materia, ancora però non allineati né in termini di pene inflitte né nell’utilizzo dei mezzi a disposizione per contrastare il fenomeno. Ciononostante i soggetti colpevoli vengono solitamente puniti con gravi pene, sia per quanto concerne l’entità del risarcimento danni, sia per la determinazione dei periodi di detenzione.

Sarebbe auspicabile che anche in Italia arrivasse velocemente una legge specifica per questo fenomeno. Per ora a regolamentare queste situazioni vi sono i reati di diffamazione e di violazione della privacy, ma affidarsi al Garante della Privacy o ricorrere in giudizio richiede un lungo lasso di tempo. Una legge specifica potrebbe colmare questo vuoto legislativo e garantirebbe alle vittime la rimozione immediata dal web delle immagini incriminate. 

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