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Economia

L'invasione russa in Ucraina fa crollare le economie mondiali

Petrolio e gas a +40%, materie prime come il grano a prezzo stellari, borse a picco. Le conseguenze su mercati ed economie mondiali sono pesantissime

Borse a picco, petrolio e gas ai massimi: l’invasione dell’Ucraina annunciata nella notte dal presidente russo Vladimir Putin sta provocando, come prevedibile, una tempesta sui mercati finanziari. Dopo una notte di chiusure pesanti per le Borse asiatiche - Tokyo ha archiviato la seduta in calo dell'1,8%, Sydney del 3%, Seul del 2,6%, Shanghai dell'1,7% e Shenzhen del 2,4% - in Europa Milano ha aperto con una flessione dell’1,8%, Parigi del 4,2%, Francoforte del 4,4%, mentre i future preannunciano un avvio difficile anche a New York, con S&P 500 e Dow Jones che perdono il 2,5% e il Nasdaq il 3,1%. Si allarga anche lo spread Btp-Bund, che ha toccato i 176 punti base in apertura, con il rendimento del decennale italiano che ha superato l'1,9%.

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Il vero tracollo è però quello registrato dalla Borsa di Mosca: il listino della capitale russa, che aveva sospeso le contrattazioni a ridosso dell’annuncio di Putin, ha riaperto con l’indice Moex in calo dell’11,3%. Il panic selling è proseguito fino a far registrare all’indice principale, pochi minuti dopo l’apertura, un calo record del 28,8%. Intanto la Banca centrale di Mosca ha annunciato "interventi" sul mercato dei cambi per "stabilizzare la situazione" dopo la caduta del rublo: la valuta russa è precipitata ai minimi storici contro il dollaro, con un calo del 9%.

L’attacco russo in Ucraina fa schizzare verso l’alto il Cboe Volatility Index (Vix), anche noto come "indicatore di paura" di Wall Street. L'indicatore creato dal Chicago Board Options Exchange (Cboe) stima la volatilità implicita delle opzioni sullo S&P 500. Il Vix ha raggiunto il suo massimo a 82,69 nel marzo del 2020, in piena prima ondata del Covid. Ora si colloca a 33,7 con un balzo del 13,59% rispetto a venerdì scorso.

Sale anche la tensione sulle materie prime, con il rischio di un’ulteriore fiammata dell'inflazione: il petrolio europeo (Brent) supera quota 100 dollari al barile (quasi +7% a 103 dollari) mentre quello texano (Wti) vi si avvicina (+6% a 98 dollari). Decolla il prezzo del gas in Europa per i rischi legati alle forniture russe: ad Amsterdam i future hanno toccato un rialzo massimo del 41%, a 125 euro al megawattora, per poi ritracciare a quota 113 (+27%) in quello che si configura come il quarto giorno consecutivo di rialzi. Vola al nuovo massimo storico anche il prezzo dell'alluminio, che sulla scia dell'attacco russo in Ucraina ha raggiunto una quotazione di 3.382,50 dollari per tonnellata, superando il precedente picco di 3.380,15 dollari toccato durante la crisi finanziaria globale nel luglio 2008.

A correre sono anche i prezzi delle materie prime alimentari, in particolare il grano, di cui l'Ucraina è grande esportatore: il prezzo del cereale sale di oltre il 5%, con il rischio di effetti a catena sui prezzi di prodotti di base come pane e pasta. L'Ucraina, ha sottolineato la Coldiretti, produce circa 36 milioni di tonnellate di mais per l'alimentazione animale (5° posto nel mondo) e 25 milioni di tonnellate di grano tenero per la produzione del pane (7° posto al mondo) mentre la Russia è il principale Paese esportatore di grano a livello mondiale.

La situazione di estrema tensione porta a nuovi acquisti sull'oro, bene rifugio per eccellenza, che balza del 2,4% a 1.940 dollari l'oncia, come pure sui titoli di Stato americani: i rendimenti dei Treasury scendono di 12,5 punti base all'1,86%.

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